Il nostro terzo ed ultimo trasloco

Il 25 giugno 2015 alle 8:00 del mattino inizia quello che, si spera, sarà il nostro terzo ed ultimo trasloco.

Ovviamente, viste le precedenti esperienze, c’era una buona dose di ansia.

Ma apriamo una veloce parentesi, per qualche lettore dalla memoria corta e ricordiamo che la prima esperienza (nel 2010) è stata svolta nel bel mezzo di un breve ma intenso diluvio universale, mentre la seconda (nel 2013) è iniziata con un assurdo incidente stradale.

Chiudiamo la parentesi e procediamo…

Questa volta fortunatamente il tragitto da percorrere per andare da una casa all’altra è davvero breve. Inoltre, c’è la possibilità di utilizzare l’elevatore nella casa nuova per portare su i mobili senza farsi venire l’ernia.

Così, mentre nella casa vecchia i traslocatori smontano tutti i mobili, sotto la supervisione del consorte imbottito di caffè da passanti e amici, io passeggio verso la nuova casa per andare a controllare che sia tutto in ordine, ma soprattutto, per posizionarmi sul balcone ad attendere il camion, con la tipica postura di Giulietta mentre aspetta Romeo che citofona.

Dopo quasi un’ora…

Giusto in tempo per evitare che mi venga una lombosciatalgia causata dalla suddetta postura, arriva il camion con i nostri mobili e io comincio ad osservare l’operazione di “riempimento casa nuova”, come una bambina che guarda una torta crescere nel forno.

Quello che mi ha sempre affascinato dei traslocatori è la loro assurda capacità di maneggiare oggetti pesantissimi, come se fossero estremamente leggeri. Tutto questo ovviamente dopo aver ingerito 850 gr di panino coi cicoli e una bella peroni gelata. Roba che se io mangio una brioche e poi salgo 2 piani di scale con l’ombrello in mano c’ho il fiatone.

C’è una strada molto in salita vicino casa nuova. Una specie di scorciatoia, talmente in salita, che dopo che la faccio, m’appare la madonna. Prima mi porge l’ossigeno e poi l’acqua. Ma non divaghiamo sulla mia preparazione atletica e torniamo ai traslocatori.

In ogni ditta di traslochi che si rispetti, c’è sempre un elemento che si distingue: colui che rimonta i mobili.

Ebbene si, su 10 persone che sollevano, spostano, imballano, trasportano, caricano e scaricano, solo 1 smonta e rimonta i mobili. Lui non mangia, non fuma, non beve e non dice parolacce. Ti parla solo quando è strettamente necessario, o quando non smetti di girargli intorno facendo stupide domande. Lui riesce a rimontarti i mobili, meglio di come li avevi montati tu seguendo perfettamente le istruzioni. Lui senza istruzioni.

Ecco io quello che monta i mobili lo rispetto molto, c’ho una sorta di stima e adorazione. Come per i pompieri, ma senza pensieri zozzi.

L’ennesimo trasloco

Sono esausta, e non sono neanche a metà dell’opera. Casa nuova è completamente ricoperta di scatoloni da svuotare e sistemare. Praticamente i mobili (e buona parte delle nostre cose) hanno traslocato l’altro ieri, noi invece facciamo i nomadi tra casa di mia mamma e casa di sua mamma, in attesa del rimontaggio della cucina e dell’attacco del gas.

E’ stato un fine settimana assurdo. Mi ci vorrebbe una bella settimana di nullafacenza per recuperare le forze, ma purtroppo non è prevista fino al prossimo anno. Cominciamo quindi a raccontare con ordine la stancante avventura dei giorni scorsi, per evitare che la mia proverbiale memoria cominci a perdere colpi a causa della stanchezza.

Fino a giovedì mattina, il nostro piano per il trasloco era stato quello di organizzare le scatole in modo tale da avere tutte le cose ordinate al momento della riapertura. Così da rendere più veloce l’operazione di riempimento mobili a casa nuova. Poi invece la situazione ci è un tantino sfuggita di mano.
Praticamente giovedì pomeriggio, i traslocatori ci comunicano che, invece di fare tutto il da farsi durante la giornata di sabato, sarebbero venuti a casa il venerdì mattina. Per cominciare a smontare e imballare tutti i mobili.

Panico.

Mi guardo intorno e mi rendo conto di quanto ancora ci fosse da fare.
Il piano di selezionare accuratamente cosa portare a casa nuova e cosa eliminare causa inutilizzo, va a farsi benedire.
Il piano di andare al matrimonio di un caro amico che si sarebbe sposato proprio il venerdì (fregandosene del famoso detto “di venere e di marte non si sposa e non si parte“) pure va a farsi benedire.
Insomma, cerchiamo di continuare ad impacchettare il più possibile e ci arrendiamo agli eventi lasciandoli decidere per noi.
Fine del giovedì.

Inizio del venerdì.

Grazie a mamma, che era disponibile a passare la mattinata assieme ai traslocatori, decidiamo almeno di andare a vedere gli sposi promettersi di amarsi e onorarsi finché morte non li separi. Poi risaliamo in sella al potente mezzo a due ruote del consorte e corriamo di nuovo a casa, a controllare l’impacchettatore folle.

L’impacchettatore folle, che per comodità chiameremo F, è un simpatico signore forzuto che impacchetta tutto ciò che incontra. Infatti temevo di trovare mia madre incelofanata e inscatolata.

Quando siamo rientrati in casa sono andata a fare pipì e la carta igienica non c’era più, l’aveva impacchettata. Mi sono lavata le mani e l’asciugamano non c’era più, l’aveva impacchettato. Poi mi sono fatta un giro in cucina. Ho guardato una mensola vuota e ho chiesto a F che fine avesse fatto la pianta carnivora che c’era sopra, lui mi risponde che credeva fosse finta così l’ha impacchettata.

Ho trovato un angolino non impacchettato e mi sono seduta, lasciando che gli eventi decidessero per me.

Quando finalmente la casa è tutta imballata e impacchettata andiamo a rifugiarci da mia madre in attesa della sveglia del giorno successivo.
Fine del venerdì.

Inizio del sabato.

Giuro che quello che scriverò tra un paio di righe è vero. Ho le foto.

La sveglia suona alle 7:00. Saltiamo giù dal divano letto di mamma e ci prepariamo per andare ad accogliere i traslocatori. Io più lentamente, perché sono femmina, il consorte più velocemente.
Lui alle 7:45 esce di casa, io lo avrei raggiunto alle 8:15.

Alle 8:00 mi chiama al cellulare e dice:

E’ successa una cosa assurda! Il camion del trasloco aveva appena parcheggiato e dalla corsia opposta due pazzi furiosi hanno perso il controllo della macchina e si sono schiantati sul camion! Stanno arrivando le ambulanze per i due pazzi…”

Lo so, sembra incredibile, eppure è accaduto.

Menomale che l’autista del camion era sceso e si era già allontanato di qualche metro, altrimenti ci sarebbe rimasto secco. Che gente che c’è in giro.

Comunque, superata questa breve tragica parentesi, il trasloco ha inizio.

I mobili cominciano ad essere caricati su un camion sostitutivo, visto che l’altro era completamente sfondato.

Dalle 9:00 alle 15:00 cose che avevo sempre conosciuto col nome di armadio o per esempio libreria, cambiano identità e diventano: terminale, parete, bussolotto e altri nomi buffi che al momento non ricordo. Vedere gli operai portare a spalla i mobili fino al settimo piano, mi ha fatto pronunciare almeno un milione di volte frasi tipo: mi dispiace / non sapevo non si potesse mettere l’elevatore / riposatevi 5 minuti / volete un bicchiere d’acqua?
Quando hanno portato su la lavatrice credevo che morissero, poi invece dopo pochi minuti stavano tutti tranquilli a fumare una sigaretta.

Questo è stato il mio sabato, a cui sono seguiti giorni di ri-sistemaggio cose. Oggi è lunedì e ci vorranno ancora molti giorni per tornare alla normalità. Spero di riuscire a sistemare tutto in una settimana. Forse dovrò acquistare dell’anfetamina, forse deciderò di vivere tra i cartoni, ancora non lo so, per ora vado a letto.

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I miei secondi 50 metri quadri

Divano, carta e penna, sigarette e milioni di scatoloni. Sono circondata. Una quarantina di scatoloni di varie misure che mi osservano e mi dicono:

“Riempimi!”

Nove scatoloni di taglia piccola sono già pieni di libri, esclusivamente di libri. Fantascienza, saggi, romanzi, fantasy, filosofia, religione.
Ho abitato per 3 anni nella biblioteca nazionale e non me ne sono accorta.

Lui, il lettore ossessivo-compulsivo, al momento è tra le braccia di Morfeo e tenta di sfruttare al meglio il suo ultimo giorno di ferie.
Io, l’ipocondriaca-isterica, mi guardo intorno e tento di progettare al meglio i prossimi giorni, per scampare a una morte da stanchezza.

Diciamocelo, è un po’ un periodo di merda.

Tra lavoro eccessivo, ferie mie che non coincidevano con le sue, e trasloco da organizzare è stato un mese difficile. Ma quello che non ti uccide ti fortifica o almeno così si dice in giro.

Parliamo quindi della nuova piccola casetta che ci attende impaziente.
Un settimo piano di 50 metri quadri suddivisi in 4 ambienti: salotto, bagno, cucina, camera da letto.
Una sorta di ritorno alle origini ma organizzato meglio.

A questo punto potrei cambiare il titolo del blog in:

“I miei secondi 50 metri quadri – storia di una coppia che preferì il tempo allo spazio”

Ma non lo farò.

Quello che invece farò sarà parlare del mio nuovo salotto.

Il salotto della mia nuova casa funziona così: io ti invito, tu vieni e suoni il campanello, io apro la porta e tu entri in salotto.
E’ un salotto piccolo, ma bellino. Non è un’anticamera, non è un ingresso, è un piccolo salotto.

La prima volta che ci siamo visti, lui era tutto viola e io ho avuto dei cattivi pensieri. Avrei voluto prendere l’inquilino precedente, legarlo a una sedia e urlargli contro.

Fortunatamente il problema delle pareti viola è stato brillantemente risolto dal mio amato, oramai esperto imbianchino, grazie alle esperienze precedenti. Così, durante le sue ferie, si è rimboccato le maniche e ha iniziato a dare mani e mani di vernice bianca, fino a sconfiggere completamente il nefasto colore.

Che poi per carità, niente contro il viola. Ma va bene per una maglietta, per un ombrello, per un ciondolo, per una scarpa, per un quadro, per una pianta, per un cuscino, per un ortaggio.
Ma NON per una parete!

Figuriamoci per quattro.

A questo punto della vicenda, il pavimento del salotto, in uno slancio di vanità provocato dall’essere circondato da un nuovo candido colore, ha espresso il desiderio di essere ricoperto di economicissimo ma rispettabilissimo parquet Ikea. E così, il consorte imbianchino, dicendosi “siamo in ballo dunque balliamo” si è armato di santa pazienza e con l’aiuto del cognato McGyver ha ricoperto di parquet il pavimento del mio nuovo piccolo ma bellissimo salotto.

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Malinconia serale

Martedì 30 luglio, ore 23:17.
Fa caldo, un sacco di caldo.
Sono stesa sul letto e ho i piedi bollenti.

Oggi alle cinque e dieci sono uscita da lavoro, alle cinque e venti ho preso la funicolare, alle cinque e quarantacinque ho preso la cumana, alle sei e un quarto ero a casa.

Una casa grande, bella, comoda, rumorosa, periferica, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Da qualche mese casa mia sembra il mercato di resina. Ottanta metri quadri di scarpe, borse, panni sporchi, panni puliti, buste di non si sa che cosa e buste di raccolta differenziata.

Ho smesso di riordinare e non si capisce più nulla. Non sono mai stata brava a conciliare il lavoro con la gestione della casa. O faccio una cosa, o faccio l’altra.

Ho provato a chiamare una ragazza per fare le pulizie.

E’ stato peggio.

Non sono capace di fare la parte di quella che si riposa, mentre qualcuno pulisce le mie cose al mio posto. Mi sembra brutto.

Così finisce che quando viene la tipa (a pulire quello che io non pulisco perché sono stanca) invece di riposarmi, passo due ore a pulire assieme a lei.
E poi vado a lavoro già stanca.
Si lo so, sono cretina.

Comunque questa storia dell’aiuto in casa è stata solo una breve ed intensa esperienza. Non credo che la chiamerò ancora, e tra un paio di mesi non ce ne sarà più bisogno.

In tanti mesi che non scrivo, ci sono state profonde riflessioni nella nostra grande e confusa casa periferica. Riflessioni che non sto qui a raccontare, ma che giungono ad una conclusione che quasi sicuramente mi porterà a scrivere più spesso dell’ultimo periodo.

Abbiamo deciso di trasferirci.
Di nuovo.

(applausi dal pubblico, qualcuno fischia, qualcuno lancia una sedia)

Stavolta è strano. Stavolta è difficile. Stavolta vogliamo bene a questa casa gigante, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Mi mancherà la montagna che si vede dal balcone, con le sue fioriture primaverili, gli incendi estivi, le cimicette autunnali e la nebbia invernale.
Mi mancheranno i vicini educati e i ragazzi del bar.
Mi mancherà il salotto gigante e il ripostiglio pieno di scarpe.
E mi mancherà abitare a 10 minuti da casa di mamma.

Ma forse è meglio trattenere la malinconica lacrimuccia ed elencare cosa sicuramente non mi mancherà:

  • il cane del palazzo di fronte, che abbaia ininterrottamente ogni volta che viene lasciato da solo
  • la palestra che fa il corso di zumba con le porte aperte a ora di cena
  • il tipo del piano di sotto che qualche volta grida fortissimo
  • il gommista che avvita i bulloni a tutte le ore
  • la cumana, con la sua puzza di bruciato misto a sudore e la sua leggendaria puntualità
  • il tipo che chiede l’elemosina a suon di ave maria
  • la finestra del bagno che si allaga a ogni doccia

Non so bene se sono contenta di trasferirmi. Per ora sono in uno stato di ansia e confusione e quindi non riesco tanto bene a buttarla sul tragicomico come faccio di solito. Sicuramente sarà bello andare a lavoro a piedi in 15 minuti. Sicuramente sarà divertente arredare la nuova minuscola casetta. Ma sicuramente ci mancherà questa, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

La squadra

La mattina del giorno del trasloco la sveglia attendeva che si facessero le sette per cominciare a suonare, io attendevo con gli occhi sbarrati che cominciasse a suonare per alzarmi dal divano-letto di mamma.

Giusto il tempo di fare colazione e siamo pronti per andare a casa vecchia ad aspettare i traslocatori.

Il tempo non promette niente di buono e mentre siamo in macchina, qualche timida gocciolina comincia a posarsi delicatamente sul parabrezza. Io intanto comincio a fantasticare.

Sarà un camion grande? Saranno puntuali? Chissà di che colore è… Oddio ECCOLO!

I traslocatori sono un po’ in anticipo, meglio così, salto fuori dalla macchina mentre il Driver parcheggia e con una breve corsetta, molto poco da signora, vado a presentarmi alla Squadra.

Io lo so che, se adesso scrivo che dopo 10 minuti pioveva, tutti i lettori di questo blog cominceranno a credere che lo faccio apposta e che magari quel giorno, c’era un sole che spaccava le pietre, ma invece no, giuro, ho dei testimoni, il 21 giugno 2010 alle 8:30 c’era il diluvio.

Apro la porta di casa e i 4 componenti della squadra si trasformano istantaneamente in Diavoli della tasmania. Cominciano a svitare, imballare e portare fuori ogni cosa che trovano, ad una velocità assolutamente per me inconcepibile a quell’ora del mattino. In un quarto d’ora metà dei pacchi non c’erano già più, ma nonostante ci fosse più pavimento libero, io ero comunque d’intralcio.

Sul balcone non potevo starci, perché altrimenti mi sarei completamente inzuppata di pioggia, e così decido di uscire sul pianerottolo. Proprio mentre comincio a muovermi verso la porta, sento una frase che mi pietrifica:
Ooh! cà s’ sta allagann’ o camion!*

Prego??? Cosa??? Non mi muovo, non parlo, mi dispero mentalmente.

Immagino tutti i miei scatoloni che affogano in decine di metri cubi d’acqua.

Poi, giusto il tempo di riprendere fiato, farsi coraggio e scendere nell’androne del palazzo per scoprire la verità: i miei pacchettini sono tutti al sicuro!
Felici ed asciutti ricoprono il 98% della superficie dell’androne con immensa felicità del portiere.

Visto che il camion è parcheggiato a retromarcia e leggermente in salita, la pioggia cade verso l’interno perché c’è vento e i traslocatori devono asciugarlo e chiuderlo finché il diluvio non si placa. Tornano in casa e tra un caffè e una sigaretta approfittano per continuare a smontare i mobili.

Io cerco di fare la danza del sole, sempre mentalmente, ma soprattutto cerco di non farmi venire un infarto ogni volta che sento un rumore. Lui ride ogni volta che mi agito e mi rassicura. Io ogni volta gli dico: “Vai a vedere! Vai a vedere!“.

La squadra ne approfitta per prendermi un po’ in giro e parlare malissimo dei mobili Ikea che non sono fatti di legno ma di schifezze pressate assieme e poi si intrattengono pungolandosi con il famoso maligno (una mazza di scopa con sopra una marionetta di un diavolo rosso che Lui conserva da quando era piccolo).

Finalmente il tempo migliora e smette di piovere.

Rapidi come se stessero sollevando pacchi di tovaglioli carta, caricano il camion e, con immensa felicità del portiere (stavolta sul serio) mettiamo in moto e ci dirigiamo verso la casa nuova.

Velocità media 20km/h.

Arrivati a destinazione, dopo qualche problema di parcheggio, la squadra comincia a scaricare i mobili e incontra i vicini…

– Mi raccomando non mettete i mobili nell’ascensore.
-Non si preoccupi mettiamo solo i pacchetti leggeri.
-Arrivederci.
-Arrivederci.
…si apre la porta dell’ascensore ed esce il frigorifero…

Sono andati via alle quattro, dopo aver rimontato camera da letto e cucina.

Mi sono divertita, ero inutilmente spaventata da tutta questa faccenda del trasloco, ora bisogna solo rimettere a posto i vestiti, le stoviglie e comprare una nuova lista di finitura per la cucina perché:

“Questa non va bene, è troppo brutta, non te la monto!”

*si sta allagando il camion

Traslocare

E’ giunto il momento di preoccuparsi del trasloco.
I nostri resistentissimi mobili Ikea non vedono l’ora di essere smontati, trasportati e rimontati da possenti braccia nella loro nuova casetta.
Il frigo e la lavatrice si guardano attorno sospettosi, cercando di individuare le possenti braccia.
Non ne trovano.

Come si fa? ci vuole subito un piano.

Ok lo abbiamo.

Niente possenti braccia, ma almeno il piano lo abbiamo.

La nostra furbissima strategia per risparmiare è:

  1. chiamare una ditta esperta per i mobili grandi e pesanti
  2. occuparci da soli del trasporto di oggetti, vestiti e mobili piccoli

Comincio quindi a chiedere preventivi alle ditte di traslochi, specificando il numero mobili e le relative misure. Contemporaneamente, comincio a depositare a casa di mia madre, tutti i vestiti invernali, un po’ di libri e una decina di piante (che quasi si commuovono quando le porto fuori di casa e finalmente qualche timido raggio di sole le illumina).

Dopo qualche giorno, proclamato un vincitore tra le ditte precedentemente contattate, ci è arrivato in casa un simpatico Omino del sopralluogo mandato a verificare l’accessibilità delle abitazioni e a fissare la data. Gironzola velocemente nel nostro bilocale pieno di scatoloni, si siede e ci comunica il giorno e l’ora in cui arriverà il camion a prendere tutto.

TUTTO? …si
Anche questo? …si
E questo? …si
Ma pure questo? …Si…
Ma per lo stesso prezzo?? SI!!!


Figo…

Perché ho trasformato il salotto di mia madre in un mercatino se fanno tutto loro?

Il giorno del trasloco è fissato, mi sento strana, un po’ ansiosa, un po’ contenta e un po’ curiosa.
Non ci resta che aspettare, le previsioni del tempo, manco a dirlo, sono pessime, ma perché demoralizzarsi, siamo a giugno e in fondo hanno sempre sbagliato.