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Due più due

Uno dei più grandi misteri di questo mondo, secondo solo a quello di San Gennaro, sta nel fatto che io abbia un diploma di liceo scientifico.

Di matematica sinceramente non ci capisco quasi nulla, a differenza del mio compagnuccio che invece è uno di quelli che, se gli dici:

“Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo: chi comprende il sistema binario e chi no”

Lui sorride.
Lui la battuta la capisce.

Io invece faccio quella faccia che di solito, nel magico mondo delle chat, viene rappresentata da una o minuscola un trattino basso e una o maiuscola.

Comunque me la sono fatta spiegare la battuta e ho sorriso pure io. Anche se non mi pare proprio una battutona.

Una volta il mio compagnuccio mi ha fatto delle domande, per capire quale fosse il mio livello di conoscenza matematica.

Ha concluso che sono rimasta agli insiemi.

Lui invece è proprio appassionato della materia, infatti ogni tanto, a tempo perso, giusto per pochissimi fortunati, impartisce ripetizioni di matematica agli studenti bisognosi.

L’anno scorso ad esempio ha aiutato il figlio di una vicina a passare da un tristissimo 3 ad un più che accettabile 6.

Certo i suoi metodi non sono proprio, come si dice, ortodossi.
Però funzionano.

Lui ha la simpatica abitudine, di minacciare i poveri malcapitati, con oggetti contundenti di vario genere e preferibilmente reperibili in ferramenta.

Una volta ho visto un povero giovane risolvere gli esercizi mentre il mio compagnuccio in versione insegnante giocherellava con un martello nell’attesa di controllare.

Erano tutti esatti.

(Ovviamente si scherza, nessuno studente è stato ferito durante o prima della realizzazione di questo racconto)

Comunque, dicevamo…

Il giovane studente raggiunse felicemente la sufficienza e arrivederci e grazie.

Quest’anno invece un altra vicina ha richiesto assistenza, e così per un periodo i suoi nipotini hanno passato qualche ora nel mio salotto, ad apprendere il meraviglioso mondo delle frazioni e le radici quadrate.
Gli studenti erano molto bravi e l’insegnante era soddisfatto.
Giusto un tantino stanco a fine lezione, a causa dell’irrefrenabile chiacchiera di uno dei due giovani apprendisti.

Così, una sera, mentre preparavo la cena ho sentito una simpatica discussione provenire dal salotto:

insegnante: “Tu sei troppo agitato. Tu ti devi calmare…”
studente: “Si!!! Anche la prof me lo dice sempre che mi dovrei prendere due pasticche!!!”
insegnante: “Ma quali pasticche! Tu l’oppio ti devi prendere!!!”

Una discussione che inevitabilmente ne provoca un’altra mentre ceniamo:

io: “Ma sei scemo??? Ti metti a dire queste cose ai bambini??? E se ora lo racconta a casa e si fanno delle strane idee?”
lui: “Ma era una battuta!”
io: “Mmmm.”

Coincidenza volle che la lezione di quella sera fosse l’ultima prima delle feste di natale. Periodo in cui ci si riposa e non si studia.

Passate le feste, nessuna notizia dei giovani studenti. Io ovviamente, non potevo far a meno di associare la loro scomparsa, all’infelice suggerimento di assumere droghe pesanti.

(Ovviamente pure qua si scherza e nessuno studente è stato drogato durante e prima della realizzazione di questo racconto)
(Che fatica essere consapevoli della probabilità di essere letta da persone propense al fraintendimento)

Insomma, dicevamo…

Passano un paio di mesi e finalmente si rifanno vivi i giovani matematici, che non erano scomparsi a causa di un’improvvisa tossicodipendenza, ma bensì a causa degli ottimi voti presi a scuola. Alleluia alleluia.

Mi rassereno e il consorte mi comunica che verranno per dare una ripassata al teorema di Pitagora prima dell’ultimo compito in classe.

Io mi fomento tutta e dico:

“Lo so! Raggio per raggio per 3.14!”

Lui si gira e se ne va.
Io lo inseguo nel corridoio blaterando cose sui quadrati e sui cateti…

Prime volte in cucina

Miei carissimi lettori, anche oggi vi allieterò con qualche foto della mia umile dimora.

Non che io sia improvvisamente diventata una fotografa di successo. Ma semplicemente perché, come ho già detto qualche tempo fa, alla mia casetta piace mettersi in posa e farsi fotografare.

Possiamo dunque ammirare, nelle seguenti foto, una cucina carina, pulita e innegabilmente ordinata.

cucina

Un ambiente a parer mio pronto a ricevere ogni genere di visita, dal lontano parente al fattorino della pizza.

Peccato che per qualche assurdo motivo, io sia stata colpita da una sorta di maledizione, che tende a far coincidere le visite con il totale caos.

Per spiegarvi meglio vi racconterò una storia.
Una di quelle storie con la fanciulla in pericolo, il mostro e l’eroe.
Siete felici?

Siatelo.

C’era una volta una donna moderna, che aveva deciso di andare in palestra, ma prima di recarsi in questo luogo di perdizione e tonificazione muscolare, ebbe un’idea geniale:

“Lascerò le finestre aperte così da far arieggiare la casa durante la mia assenza e quando tornerò sarà fresca e profumata!”

Si disse soddisfatta la giovane donna e così fece.

Dopo circa 70 minuti la nostra donna moderna rientrò in casa. Stanca e sudata, decise che era entrata abbastanza aria. Chiuse la camera da letto, chiuse il salotto. Si recò in cucina per chiudere anche quella finestra e ci fù la terribile scoperta: comodamente aggrappato alla tendina esterna c’era un grillo.

Panico.

Che si fa in questi casi?

  1. Arrestare il principio di infarto.
  2. Chiudere la finestra con un’abile mossa ninja così da lasciare l’orrenda bestia all’esterno.
  3. Mettere una sedia davanti al balcone, perché nei film quelli inseguiti dai mostri bloccano sempre le porte con molti mobili.
  4. Tranquillizzarsi pensando che quando il consorte tornerà si occuperà del problema.

“Posso aspettare”

Si disse la tremante fanciulla, ma proprio mentre formulava questo tenero pensiero, si accorse di due piccoli particolari.
Il primo riguardava la finestra, che c’avrà tipo 50 anni e non si chiude bene.
Il secondo riguardava la bestia, che aveva deciso di farsi una passeggiata proprio verso lo spazio lasciato dalla chiusura difettosa della finestra.

Panico II – il ritorno dell’extrasistole.

Ora fortuna vuole che la giovane donna fosse circondata da innumerevoli vicini, e quindi pensò bene di schizzare fuori dall’appartamento e incollarsi al campanello della signora della porta accanto, costringendo lei e relativa figlia a seguirla in casa per scacciare il temuto mostro.

Fu proprio in quel momento, mentre le coraggiose eroine, armate di scopa, rispedivano all’esterno l’invasore, che la giovane donna si guardò attorno e vide il caos.

Piatti sporchi, piano cottura incrostato, bicchieri ovunque, buste con raccolta differenziata, buste con altra roba, strofinacci appallottolati, una padella incrostata dalle scaloppine della sera prima, bottiglie vuote e ovunque, dune di briciole di pane.
Forse c’era anche un secchio con l’acqua e il detersivo. Ma soprattutto, al centro di questo mare di schifo, c’era la mia vicina. Il primo giorno che entrava in casa mia. Ovviamente.

Chiave nella toppa

Chiave nella toppa, gira, gira, gira, gir… ehm… non gira più.

Bloccata, non si muove… e neanche noi. Per 10 lunghissimi secondi, imbambolati sul pianerottolo della nostra nuova casa a fissare una serratura che non vuole farci entrare.

Poi due reazioni diverse.

Lui si trasforma in un Minotauro che tenta di scardinarla, mentre maledice il mondo intero.
Io mi allontano e chiamo mamma:

Driiinn
“Pronto mamma?”
“Conosci un fabbro? Dove trovo un fabbro??”
“Uhmm. No… chiedi a qualche negozio sotto casa… ma che cosa è succ…”
“Ok ciao”
Click

Srotolo un gomitolo di filo, convinco il Minotauro a seguirmi e dopo poco, scopriamo esultando che c’è un fabbro proprio vicino casa, ed è anche disponibile a risolvere il nostro problemino.

Primo tentativo del fabbro: entro in casa della vicina, passo dal balcone e provo ad aprire dall’interno. Niente di fatto, il balcone della vicina e troppo distante.
Intanto la signora, oramai coinvolta nella nostra avventura, suggerisce di chiamare i pompieri.

Oddio… una squadra di giovani pompieri con braccia muscolose, maglietta rossa e camion fiammeggiante! Chiamiamoli subito!
No.

Il fabbro ci fa notare che se li chiamiamo bisogna pagarli, perché non è un’emergenza, così la vicina suggerisce di mentire e dire che ho dimenticato una pentola sul fuoco. Geniale, se non fosse per il piccolo particolare che in casa non c’è ancora la cucina!

Insomma, niente pompieri.

Secondo tentativo del fabbro (sempre sotto suggerimento della vicina esperta scassinatrice): visto che si è bloccata subito prima di aprirsi, possiamo tentare di aprirla con una radiografia.

Mobilitazione generale per procurarne una… e dopo circa 5 minuti, anche dal palazzo di fronte erano in pena per noi.

Finalmente, il fabbro scassinatore, riesce ad aprire quella maledetta porta e mentre cambia la serratura, si intrattiene con la vicina (che intanto ci ha preparato il caffè) parlando malissimo delle vecchie porte, e facendoci sentire poveri piccoli e sfortunati.

Dopo più di un’ora il problema è risolto, siamo tutti contenti e soddisfatti, il fabbro ovviamente più di noi visto che ha guadagnato dei soldi, ci salutiamo e ognuno torna a fare le sue cose.

Finito di fare le nostre cose chiudiamo a chiave con la nostra nuova e funzionante serratura e andiamo via, usciamo dal palazzo, chiudiamo il portone da bravi condomini, entriamo in macchina e dopo circa 10 metri:

– Ehm… lo sai che ho lasciato la chiave del portone vicino le vecchie chiavi?
– E allora? Che problema c’è?
– Ehm… le ho lasciate in casa…

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Scimmie urlatrici

L’altro giorno mia sorella, che abita in una villetta in montagna, ha detto che sente la mancanza di un appartamento in un bel condominio affollato.
Io invece in questo periodo vorrei tanto andarmi a rinchiudere in uno di quei quartieri da telefilm, con la villetta perfetta, il giardino perfetto, la vicina di casa perfetta, un cane e un gatto ovviamente perfetti.

Invece devo stare qui, in questo micro-appartamento circondato da pazzi furiosi.

Alla nostra destra si può osservare, ehm… ascoltare (ma diciamo pure sopportare) una simpatica famiglia, composta da un numero indefinito di elementi: un lui, o meglio Dott. Jekill e Mr. Hyde, che passa la giornata a litigare con una lei in maniera furiosa per motivi assurdi, ma soprattutto, ad orari assurdi. Finita la sfuriata, si rivolge con il tono più amorevole del mondo, da far venire il vomito anche alla fata turchina, ad una fantomatica nonna, personaggio mitologico, poiché, sappiamo per certo che abita lì con loro, ma non abbiamo mai sentito la sua voce.

Al piano di sopra invece c’è un altra simpatica famiglia di scimmie urlatrici: mamma, padre e bambino piccolo. Lui dev’essere un tipo particolarmente frustrato. Insomma, io al posto suo lo sarei. Ti ritrovi a vivere con una moglie che grida tutto il giorno (e ha la simpatica abitudine di scorrazzare per la casa con i tacchi a spillo dalle 6 di mattina). Un figlio che fa i capricci e non obbedisce mai, a meno che non lo minacci di morte, e produce continuamente strani rumori, come se i suoi giochi preferiti fossero ruspe e martelli pneumatici. Veri.

A questo punto la domanda ve la sarete posta.

Ma questa gente non va a lavorare??
Non lo so, me lo chiedo anche io.

Poi non dimentichiamo i nostri famosi dirimpettai e il loro impianto stereo! Ma anche la loro simpatica abitudine di chiacchierare dal balcone. Chiacchierare con un linguaggio talmente forbito, da farti pregare tutti i santi, che non lo sfoggino mai davanti alla zia che sta per venirti a trovare.

E io che tanto tempo fa, mi lamentavo per il segnalatore acustico del camion della nettezza urbana che sentivo la sera sotto casa di mamma. Ora non c’è più IL camion, ora ci sono I camion…al plurale, che passano 3 volte per l’umido, 1 volta per la carta, 1 volta per il multimateriale e 2 volte per l’indifferenziato.

Ma non ce lo chiediamo dove sono i bidoni?

Ovviamente sotto al mio bellissimo e inutilizzato balcone.

Quasi quasi faccio uno scambio con mia sorella finché non trovo un nuovo appartamento!

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Fidanzati in casa

Quasi tutte le coppie tradizionali, dopo qualche mese di fidanzamento, sentono l’esigenza di far incontrare i rispettivi genitori. Così da potersi elevare al grado di fidanzati in casa.

I fidanzati in casa hanno l’obbligo di fare la visita pomeridiana domenicale a casa dei suoceri. Mentre, i genitori dei fidanzati in casa, hanno l’usanza di vedersi almeno ogni dieci giorni, sentirsi al telefono a tutte le feste comandate, e andare d’amore e d’accordo. Fino al giorno in cui la giovane coppia si eleverà al grado di novelli sposi.

A quel punto cominceranno i litigi per scegliere dove trascorrere il cenone di natale.

L’ esatto contrario della coppia tradizionale siamo noi. Che per evitare alle nostre mamme di passare noiose domeniche a discutere di bomboniere e ristoranti, abbiamo avuto la geniale idea di non farle mai incontrare.

Un piano perfettamente funzionante. Fino a quando, all’annuncio della nostra imminente convivenza, la nonna ultranovantenne della mia dolce metà, esprime il desiderio di conoscere mia madre.

E che fai non l’accontenti?

Dopo pochi giorni, mia madre, mia suocera e la nonna, sono sedute in salotto a chiacchierare e bere caffè, come se già si conoscessero.

Noi al contrario, la giovane coppia dinamica e moderna, siamo rigidi come stoccafissi, sorridiamo a intervalli regolari, e increduli dell’inaspettata compatibilità, le osserviamo come se fossero creature aliene e ci sussurriamo frasi tipo:

“Oh hai visto? Parlano!”

Successivamente a questa prova caffè facilmente superata, abbiamo pensato fosse giunto il momento di fare il passo successivo: inaugurare la nostra casetta invitando le mamme a pranzo.

Un invito molto gradito nonostante il piccolo particolare di doversi portare il pranzo. Visto che ancora non avevamo terminato di portare tutti gli scatoloni, compreso quello delle stoviglie.

Così, quando sono arrivati gli ospiti a casa, sembravano i Re Magi!

Mia madre propone una buonissima pasta al forno con melanzane. Mio fratello sfodera un vassoio di dolci. Mia suocera rilancia con aperitivo e mozzarella. E mio cognato brandisce numerose bottiglie di vino.

Ci accomodiamo affamati e soddisfatti, quando improvvisamente ci rendiamo conto che manca l’oggetto fondamentale per dare inizio alle danze: il cavatappi!

Fortunatamente la vecchina della porta accanto ci risolve il problema, mettendoci a disposizione tutta la cucina.

Il pranzo è andato bene. Gli ospiti ci sono sembrati soddisfatti, e mia cognata per completare l’opera, m’ha lavato pure i piatti!