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Stessa spiaggia stesso mare

Eccomi pronta come ogni anno ad affrontare le vacanze estive.

Che poi nella mia lunga vita ne ho fatte di vacanze: belle e brutte, brevi e lunghe, calde e caldissime, in famiglia e tra amici. E a intervalli regolari mi piace andare qualche giorno al mare da sola con mia madre.

Ed eccomi qui sull’isola a fare qualche giorno di mare da sola con mia madre.

Che poi quest’anno c’era pure un progettino turco assieme al consorte. Ma è saltato. Grazie al simpatico regalo che mi hanno fatto dove lavoro: 1 sola settimana di ferie che non coincide con nessuna delle 2 settimane di ferie del mio compagno di avventure.

Ma vabbhè…

Che vogliamo fare. Nella vita bisogna fare delle scelte e piuttosto che farsi licenziare per percosse, ci si da un pizzico sulla pancia e si organizza qualche altra cosa, per evitare di passare l’unica settimana di ferie dell’anno stesa sul divano a sudare e guardare la TV.

Organizza di qua, organizza di là e in tempi record riesco ad affittare un piccolissimo monolocale su una piccolissima isola a due passi da casa.

Procida è grande poco più di 4 km, è tutta un po’ rotta e vecchia, ci sono poche macchine e puzza.
Procida mi piace un sacco, non lo so perchè, la gente è lenta e rilassata, si vestono come capita e si mangia bene.
A Procida sai sempre che ore sono, perchè i rintocchi degli orologi ti perseguitano ogni quarto d’ora di giorno e di notte. Così può capitare che a mezzogiorno e quarantacinque sei un pochino nervoso. Ma poi all’una ti rilassi di nuovo.

La mattina che siamo arrivate, ci siamo sedute al tavolino di un bar e ho chiamato la proprietaria del monolocale per farmi dire la strada. Non ha risposto.
Ho bevuto un thè freddo e poi ho richiamato per cercare di ottenere l’indirizzo del monolocale. Non ha risposto.
Mi sono incazzata tantissimo e ho richiamato. E manco ha risposto.

Così ci siamo precipitate all’indirizzo che la tipa mi aveva fornito per mandare i soldi. Perché io non sono una persona che aspetta che mi rispondi al telefono. Sono una che se non mi rispondi ti viene a pigliare fino a casa.

E così ho scoperto che il monolocale era effettivamente dentro casa della signora.
Praticamente un complesso di casette tutte attorno ad un bel giardino curato, pieno di fiori e alberi da frutto.

Un bel posto.

Mettiamo i bagagli in casa, ci incostumiamo e corriamo al mare.

Un caldo infernale, l’acqua quasi bolliva, parevo una vongola a sautè.

Poi ho deciso che dovevo bagnarmi i capelli e ho cominciato ad agitarmi tipo gatto impazzito e ho bevuto mezzo mare. Una tragedia.
Così mi sono fermata e ho preso il sole ricoperta di protezione 50.
Finiamo il primo giorno di vacanza con una bella pizza e una bella dormita.

Comincia il secondo giorno e mi sento un pochino strana, ma vado al mare lo stesso. Del resto l’operazione “tintarella breve ma intensa” è appena cominciata, e passo tutta la mattinata con un leggero fastidio allo stomaco. Poi il leggero fastidio si trasforma, e passo tutto il pomeriggio con dei fortissimi crampi alla pancia, per poi terminare in bellezza verso mezzanotte.

Ecco, io a mezzanotte del mio secondo giorno di vacanza dell’unica settimana di ferie dell’anno stavo chiusa in bagno a vomitare tutto il mare, e parte della mia anima.

E pensavo: ma come sono fortunata.

Intanto l’amato consorte mi aveva comunicato di aver ricevuto una telefonata che diceva più o meno così:

“Salve, abbiamo trovato la tua pratica, quella per pigliarti la patente per la moto, forse fai l’esame tra due giorni”.

Tra lo stupore e i torcimenti di stomaco, imploro l’amato consorte di seguire almeno una volta nella vita un mio consiglio, che consiste nel non rivelare a nessuno della notizia e di giurare gesù che mai avrebbe fatto parola della cosa, finché non avesse stretto tra le mani il tanto agognato permesso di scorrazzamento.

Lui giura gesù e si sta zitto.

Io intanto piano piano guarisco e faccio shopping con mamma, comprando un carinissimo vestitino bianco e rosso. Il quarto presente nel mio armadio: bianco e rosso is the new black.

Quarto giorno, tanto mare, tanto sole, tanta ansia.
Io a fare la vongola e lui a fare questo benedetto esame, in un posto assurdo, in un orario assurdo e con un caldo assurdo.

Tra un bagno e l’altro (chi nel mare, chi nel sudore) l’esame va bene e finalmente, il giovane motociclista, può dare libero sfogo urlando la notizia sui social network con gli amici e i parenti tutti.

Io intanto sono finalmente color “essere umano a sangue caldo” e mi riposo sul balconcino del monolocale procidano ascoltando i discorsi dei vicini:

“Domani facciamo una bella insalata, patate, pomodori, così mangiamo presto che quello giovanni deve partire”
“A che ora parte?”
“Te l’ho detto adesso”

“E non ho sentito. Tu hai detto che mangiamo presto…”
“Io ti ho detto: Domani mangiamo presto che giovanni alle 5 parte!”
“Ma… io non ti ho capito… ma…”

“Fai sempre così!!! IO HO DETTO…”
“Nonna ma la vuoi finire? Perché stai urlando col nonno?”
“Ma quello tuo nonno non sente!”
“Ma io… ma… l’insalata…”

Vacanze settembrine

Da qualche anno, per alleviare la calura estiva, ho l’abitudine di passare qualche giorno al mare con mia madre mentre il Consorte resta a casa solo soletto a rimpinzarsi di pizza e serie tv.

Di solito sono pochi giorni, quest’anno invece sono state ben due settimane.
E’ stato troppo? Forse si. Ci ha fatto bene? Forse si.

Due settimane di sole sul 95% del corpo.

Una roba che i miei melanociti appena sentita la notizia hanno organizzato una riunione per decidere con che sostanza doparsi.

Stavolta niente diluvi universali ad anticipare la mia partenza, e se tralasciamo un piccolo problemino con la TV che ha deciso di farsi 20 giorni di assistenza tecnica, i preparativi sono stati tranquillissimi.

In fondo le cose fondamentali da fare prima di lasciare un uomo da solo 15 giorni sono poche:

  • mettere le lenzuola pulite
  • pulire il bagno
  • comprare svariati etti di carne e infilarli nel freezer
  • preparare qualche sughetto e congelarlo in monoporzioni

Poi ovviamente ci sono le raccomandazioni.

Certo le raccomandazioni di solito variano da donna a donna. Io stavolta ho scelto di evitare l’elenco, che poi viene ignorato per un buon 50%, e di concentrarmi su un unico concetto ben scandito:

“Mi raccomando non farmi trovare piatti sporchi. Fai disordine, sputa per terra, alleva gli stafilococchi in bagno. Quello che ti pare, ma niente piatti sporchi.”

Poi bacini bacetti e sono andata a stendermi al sole.

Dopo una settimana il mio colore passa da “pavesino” a “gran turchese” e ne vado molto fiera, consapevole del fatto che non riuscirò ad arrivare al livello “plasmon” con soli 15 giorni.

Intanto il Lavoratore abbandonato si comporta da perfetto casalingo. Quotidianamente si prepara da mangiare coinvolgendo nell’avvenimento buona parte dei suoi contatti facebook e sviluppa un sano pollice verde preoccupandosi di innaffiare le piante.

I giorni passano e la biancheria pulita giunge al termine, così mi chiama e mi chiede istruzioni dettagliate riguardanti il funzionamento della lavatrice.

Dopo qualche ora, il panico.

“Pronto?”
“Non si apre più…”
“Cosa?”
“La lavatrice.. non si apre più..”

“Uhmm, ma la luce lampeggia o è fissa?”
“…lampeggia… che devo fare?? CHE FACCIO??”

(intanto rumori di sottofondo che descrivono la colluttazione umano contro lavatrice)

“Ma è strano, dagli qualche minuto. Magari hai forzato quando non lampeggiava e si è bloccata…”
“MA CI SONO TUTTI I PANNI DENTRO!!! MI SERVONOOO!!!! AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!! GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!”

A quel punto davvero non mi reggevo più dalle risate. Risolviamo la situazione facendo fare un risciacquo in più, e fortunatamente stavolta l’oblò si apre normalmente, come aveva sempre fatto.

I giorni continuano a passare e comincio a sentire il bisogno di tornare a casa mia, una qualunque delle mie case, che sia quella dove mamma mi ha cresciuta o quella che divido con uno scassinatore di lavatrici, l’importante a questo punto della vacanza è tornare ad avere una doccia funzionante, un divano comodo e un letto meno “mollo”.

La vacanza finisce e prima ancora di mettere piede a casa, faccio una sorpresa al consorte andando a prenderlo al lavoro.

Bacini, bacetti e poi mentre prendiamo un caffè mi dice con uno sguardo un po’ sfuggente un po’ timoroso:

“Ehm, come finiva la frase? Quella della casa. Dei servizi da fare. Va bene tutto, tranne?? Tranne????”

Piacere, Contratto.

Quando pronunciamo la parola “casa”, solitamente, tendiamo ad associarla a sensazioni rassicuranti: un bagno caldo e rilassante, una bella porzione del nostro piatto preferito, la tranquillità del poter fare quello che vogliamo e di non fare quello che non vogliamo.

Ma tutto questo benessere ha sempre un prezzo, e anche un nome, si chiama Contratto.

C’è il contratto d’affitto, che ti permette di avere la casa, poi quello dell’acqua, così puoi lavarti, poi quello del gas, così puoi anche cucinare, e quello della luce, della spazzatura, del telefono e chi più ne ha più ne metta. Anzi, chi più ne vuole più ne faccia!

Tanto non bisogna neanche cercarli, perché sono loro che trovano te.

Squilla il telefono? E’ sicuramente Sky che tenta di rifilarti il pacchetto calcio.

Suonano alla porta? E’ sicuramente quello della Folletto che tenta di rifilarti un aspirapolvere, ma questo non c’entra..

Suonano ancora alla porta? Apri conciata come una colf:

  • mollettone tra i capelli
  • tutina macchiata
  • un elegantissimo paio di guanti Marigold a proteggere le tue delicate manine che impugnano uno scopettone per lavare il pavimento

Ti ritrovi davanti un omino Wind che ti guarda sorridente e ti chiede:

“C’è la mamma?”

Ti trattieni dal picchiarlo con lo scopettone.

Poi capita che suonano alla porta ed è un omino Enel, e ti fa piacere, un po’ perché ti chiama Signora, e un po’ perché il precedente inquilino, ha avuto la simpatica idea di andarsene senza chiudere il contratto con il SUO gestore di fornitura di energia elettrica.

Mi spiego meglio.

Per via del libero mercato, se il precedente inquilino se ne va senza chiudere il contratto (e senza avere intenzione di farlo), tu, sfortunato nuovo inquilino, devi prima diventare cliente del gestore del precedente inquilino, e poi, successivamente, puoi sceglierti il gestore che preferisci.

Tenersi il gestore dell’altro inquilino e basta no? Direte voi.
No, diremo noi, che abbiamo abbracciato l’omino Enel dicendo:

“Ti prego riprendici con te! ti vogliamo bene!”.

Tra una bussata di porta di qua e una telefonata di là, le nostre giornate estive trascorrono tranquille, senza impegni e senza vacanza, perché certe volte devi scegliere, o fai il trasloco, o fai la vacanza, tutt’e due no perché sennò ti spari le pose*.

Poi la mia mamma mi propone di passare 3 giorni al mare con lei, e io veloce come un lampo prenoto albergo e traghetto, mentre l’Amato consorte cerca nell’armadio la canottiera macchiata di sugo.

Che è successo stavolta? Si chiederà qualcuno.

E infatti, puntuale come un orologio svizzero, due giorni prima della partenza, addio calura estiva e si scatena il diluvio universale.

Dalla finestra osservo la strada sottostante, che piano piano si trasforma in un fiume in piena, dove flaconi vuoti di detersivo navigano spensierati verso nuovi lidi. Poi arriva l’Amato consorte e mi fa:

“Ma lo sai che l’ultima volta che ha fatto così è stato quando è andata via la corrente 3 giorni?”

Tempo 5 minuti, se ne va la luce.

E’ assurdo! sembra quasi che la mia assenza, o la mia potenziale assenza, sia collegata alla centrale elettrica del palazzo!

Pazientemente ci armiamo di buona volontà per trascorrere una simpatica serata a lume di candela.

L’unica candela che c’è in casa è Tindra, una di quelle profumate di Ikea che però c’ha lo stoppino consumato e fa una luce inutile. La spegniamo.

Optiamo per una bella partita a NintendoDS. E’ un po’ accecante, li spegniamo.

Intanto…

Il panico da vacanza rovinata e assenza di elettricità, per non si sà quanto tempo, comincia ad aumentare. Così fantastichiamo su soluzioni alternative, tirando fuori la nostra parte peggiore:

  • una serie di kamikaze pronti a darsi fuoco per fare luce
  • un generatore a ruota con all’interno un instancabile cinese a mo’ di criceto…

Quando all’improvviso, mi capita sott’occhio (perché in verità dalla strada un po’ di luce entrava) la cartellina col contratto del nostro vecchio amico omino Enel.
L’afferro, la giro, eccolo! C’è il numero di telefono, ora li chiamo, si ma il cordless non funziona, aspetta, da qualche parte c’è un vecchio telefono fisso, fammi concentrare, dove l’ho messo, si è sicuramente lì, lo prendo, fammi luce, eccolo!

Risponde il robottino che mi dice che il guasto verrà riparato in 15 minuti.
Uhmmm…

Nell’attesa decidiamo di scendere a prendere una birretta al bar e di berla sul pianerottolo, che sinceramente il nostro pianerottolo è veramente accogliente, e passiamo un piacevole quarto d’ora in mezzo alle scale.

Poi all’una di notte torna la luce, e il tempo piano piano si rasserena.

La mia vacanza è salva e anche i 3 giorni di autogestione del consorte, che indossa soddisfatto la sua famosa canottiera.

*mettersi in mostra, pavoneggiarsi