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Quella cosa chiamata patente

C’era una volta un giovane automobilista stanco e stressato, che viveva in una grande città perennemente trafficata.

Il giovane automobilista aveva l’abitudine di svegliarsi la mattina e percorrere una lunga e tortuosa strada chiamata tangenziale, in compagnia di tanti altri automobilisti.

Il giovane automobilista si recava così in un posto chiamato lavoro e ci restava per nove ore. Poi ritornava in fretta all’interno della sua fiammante automobilina e via di nuovo a macinare chilometri in tangenziale, alla velocità tipica della lumaca di mezza età.

Un giorno però, al termine delle sue peripezie quotidiane, il giovane automobilista confessò alla sua giovane consorte di essere leggermente stanco e stressato, e di aver preso un’importante decisione:

“Voglio una moto!” disse il giovane automobilista.
“Vabhè” rispose la giovane consorte.

Passò qualche giorno e il giovane automobilista si recò in un posto chiamato subito.it e comprò una moto.

Una moto piccola, carina, usata ma non troppo e la chiamò Motoretta.

Fu subito amore tra il giovane automobilista e la fiammante motoretta.

Ma ovviamente, come ogni grande amore che si rispetti, non fu una storia priva di impedimenti.

Il giovane automobilista purtroppo, non possedeva un requisito fondamentale, per potersene andare tranquillamente in giro sulla sua motoretta, un requisito chiamato patente A.

Fu così che si recò in un posto chiamato scuola guida, dove una simpatica persona disse di poter risolvere il problema in due o tre mesi.

Passò il primo mese, il secondo ed il terzo, il quarto, il quinto, il sesto e il settimo…

Ma vuoi per un motivo, vuoi per un altro, questa famosa pratica a nome del giovane automobilista, non riusciva proprio a trovare la via di tramutarsi in patente.
Una volta si era smarrita la pratica, una volta erano cambiate le leggi sui percorsi d’esame, una volta l’invasione degli ultracorpi e questa avventura cominciò a diventare leggermente assurda.

Intanto il giovane automobilista per tenere a freno la disperazione cominciò a guardare un telefilm chiamato sons of anarchy. Perché se non poteva guidare liberamente la sua motoretta, almeno poteva guardare bande di motociclisti violenti in TV.

Continuarono a passare i mesi…

Ed eccoci giunti al gran finale dell’assurda vicenda.
La simpatica persona del posto chiamato scuola guida, invece di sbrigare le pratiche di tanti poveri malcapitati, ha avuto la geniale idea di chiudere bottega e scappare col malloppo.

Che simpatica persona.

A volte certe cose ti lasciano senza parole.

Intanto, al momento, la giovane consorte del giovane automobilista è alla ricerca di un officiatore di sante messe omosessuale. Perché a casa sua, in questi casi si usa dire:

“fatt benericer ‘a nu prevet ricchione”.

Il sostituto

Quando la ciucciuettola è andata in vacanza, deve aver lasciato un suo sostituto a vegliare su di noi. Fortunatamente però, dal seguente episodio, si capisce che il suddetto sostituto dev’essere un giovane esemplare alle prime armi.

Per cogliere completamente le differenze tra allievo e maestro bisogna tornare indietro di un po’ di mesi. Quando la vostra scrittrice preferita e il suo fedele consorte, furono chiamati a svolgere il terrificante e mal-pagato ruolo di scrutatori per le elezioni regionali.

Chiamati in due seggi differenti mi sono trovata nella situazione di dovermi trasferire per 2 notti a casa di mamma e dover abbandonare il consorte a casa vecchia solo soletto. Così tra bacetti e raccomandazioni, mi faccio la mappatella e vado via.

Nottataccia per me, che come al solito, quando so di dovermi svegliare presto per qualche evento, al quale non si può assolutamente fare tardi (tipo i traghetti che partono) non riesco ad addormentarmi e mi giro e mi rigiro nel letto.

Mettici anche la simpatica coincidenza col passaggio all’ora legale, avrò dormito al massimo 3 ore.

Suona la sveglia, mi preparo e mi incammino verso il seggio. Chiamo il consorte per dargli il buongiorno e lui brevemente mi racconta la sua nottata:

“Stanotte c’è stato un incendio nel garage sotto casa, hanno preso fuoco due motorini, c’era il palazzo pieno di fumo, la gente che correva per le scale e travolgeva vecchi e bambini, sono dovuto scendere e aspettare che passasse l’emergenza, che palle, avrò dormito un’ora, e in più stiamo senza telefono perchè ovviamente i motorini erano parcheggiati sotto la centralina del telefono e la colonna fecale, che manco a dirlo si è squagliata!”

Rispondo esclamando:

“Oggesù!”

Inutile dire che, per riavere la linea telefonica, sono passati 15 giorni e poi sulla bolletta ce ne hanno rimborsati solo 7. Invece la colonna fecale fortunatamente l’hanno riparata nel giro di poche ore.

Non c’è bisogno di spiegarvi che questo è evidentemente l’operato del maestro.

Ma ora passiamo a quello dell’allievo.

Qualche giorno fa abbiamo deciso di concederci una giornata al mare, per permettere alla nostra epidermide di riacquistare un colorito roseo tipico delle persone vive. Poi, invece di tornare a casa, tanto per continuare ad alimentare questa botta di vita, abbiamo deciso di andare a trovare mia sorella che abita in montagna.

Il piano era questo:

“andiamo da tua sorella, io poi domani riparto e ti lascio lì due giorni, così mentre tu fai le tue cose da femmina tipo pettegolezzi-shopping-nullafacenza, io faccio le mie cose da maschio tipo serate amici-xbox-canottiera macchiata di sugo!”

Acconsento e tra bacetti e raccomandazioni se ne va.

All’una di notte un messaggio:

“è andata via la luce”

E poi i dettagli: tuoni, fulmini, saette e 24 ore senza elettricità a tutto il palazzo.

C’è un retrogusto comico in tutto ciò. Chissà cosa succederà la prossima volta che resterà da solo a casa.

Sciò sciò ciucciuè

Ho appena letto lo stato di un amico su facebook e ho sorriso.

Fa riferimento al detto napoletano
Sciò sciò ciucciuè
formula scaramantica tipicamente terrona recitata per scacciare la cattiva sorte

Questa cattiva sorte che ci perseguita. Che ci rende la vita complicata, che interferisce sulla salute, sulle questioni sentimentali, e spesso e volentieri ci lascia senza un soldo.

Ma bene o male riusciamo sempre a tirare avanti. E trasformiamo i momenti di sfiga in simpatici aneddoti da raccontare agli amici. Così è nato questo blog. Proprio per esorcizzare la ciucciuettola che ci svolazza sulla testa, dal giorno in cui ci siamo detti “andiamo a vivere insieme“.

Immediatamente ci siamo ritrovati una specie di famiglia allargata costituita da:

  • la novella convivente
  • il novello convivente
  • il dirimpettaio che viveva sul balcone difronte e ci guardava in casa
  • sua moglie che sbatteva i tappeti ogni volta che stendevo i panni e non diceva mai buongiorno
  • i suoi figli e il loro impianto stereo assordante che ci costringeva a tenere chiusi i potenti infissi di alluminio anche il 15 agosto.

E inoltre:

  • la signora urlante del piano di sopra
  • il figlio della signora urlante e i suoi giocattoli da pavimento che contribuivano al sonoro di tutti i nostri film
  • il marito della signora urlante che talvolta urlava più della moglie

E poi ancora:

  • i vicini dal lato della camera da letto e i loro rumorosi litigi
  • le blatte che infestavano il vicolo
  • i microorganismi bianchi in gita turistica sul piano della cucina
  • e ovviamente… la ciucciuettola

Così ogni giorno c’era qualcosa che ti faceva saltare i nervi e metteva a dura prova il famoso “per sempre felici e contenti“.

Le pagine del blog aumentavano e gli amici ridevano. Così, la macchina che smarmitta fumo bianco e ti lascia a piedi per tutto il periodo natalizio sembra meno grave. Perchè lo racconti e gli altri ridono. Anche il PC che improvvisamente smette di funzionare, proprio mentre devi consegnare un lavoro, e magicamente riprende a funzionare quando non ti serve più, sembra meno grave. Anche lo scarico del water, che si ottura il giorno prima della cena con i parenti e che riesci a sturare poco prima del loro arrivo diventa una sciocchezza, perchè quando lo racconti fa ridere.

E così a forza di far ridere, mi è stato fatto notare che i miei ultimi capitoli sono un po’ sotto tono.

Ferita nell’orgoglio di scrittrice, mi sono subito concentrata nel cercare di ricordare qualcosa di assurdo e di sfigato da scrivere sul blog per far tornare il sorriso ai miei lettori.

Ho pensato al famoso mobiletto del bagno (quello che non si chiude) e al fatto che mio cognato è venuto a soccorrermi armato di levigatrice. Ma visto che non ci sono state esplosioni o inaspettate invasioni aliene durante l’operazione, non ho modo di trasformarlo in “episodio divertente”.

Ho pensato quindi al giorno in cui abbiamo messo il lampadario del salotto.
Ci sono volute circa 5 ore, numerosi tentativi di buchi col trapano per evitare la trave di ferro che attraversa il solaio, e innumerevoli imprecazioni sul fatto che assieme alle case non ti danno anche una bella mappa con tutti i punti in cui non si può trapanare.
Ma anche questo episodio non è divertente. Al massimo un po’ sfigato, se consideriamo che durante il montaggio ho rotto la lampadina. Una lampadina che l’anno scorso abbiamo pagato 20 euro da Leroy Merlin e che il ferramenta qui vicino mi ha dato per 5 euro.

E allora ho pensato alla targhetta della porta e che la casa nuova ci ha fatto venire voglia di comprarla.
Poi però quando siamo andati a ritirarla, ovviamente un cognome era sbagliato e abbiamo dovuto aspettare che la rifacessero.
Che poi quando l’abbiamo avvitata alla porta le viti rimbalzavano fuori e abbiamo dovuto tentare più volte.
E alla fine l’abbiamo guardata e ci siamo sorrisi.

Ma questo per voi non è divertente.

E allora ho pensato, ho pensato e ho pensato, e non ho trovato niente di tragicomico da raccontare per farvi sorridere, e mi sono dispiaciuta, ma poi ho riflettuto, e ho capito.

Ho capito che la ciucciuettola, dopo aver lavorato così duramente, aveva bisogno di un po’ di vacanza. E l’ho capito mentre scrivo comodamente seduta su divanetto, che è stato finalmente spostato nella stanza studio.

Allora mi accendo una sigaretta e guardo fuori dalla finestra…

E c’è il panorama, una montagna verde, ed è bello, non è divertente, è bello.