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Un restyling in 6 semplici passi

Era tanto che ci pensavo e finalmente nelle ultime due settimane mi sono dedicata ad un leggero restyling della mia umile dimora.

Niente di particolare, giusto qualche modifica in camera da letto, bagno e corridoio.

Alle volte basta davvero poco per trasformare una stanza. Si può semplicemente sostituire una tenda, posizionare millimetricamente un cuscino su un tappeto come se fosse caduto lì per caso, comprare un buffo portavaso per una piantina (che se tutto va bene durerà 15 giorni) e immediatamente ci sentiamo soddisfatti. L’ambiente appare più fresco, svecchiato e piacevole.

Altre volte però bisogna apportare delle modifiche, soprattutto funzionali e non semplicemente estetiche.
E le modifiche funzionali, quelle che preferisco, si fanno unicamente in un modo: trapano, giravite, livella e un paio di mobili Ikea.

Questa volta, prima di operare in modo frenetico e confusionario, ho fatto tesoro della saggezza popolare che recita “a gatt pe ji e pressa facette ‘e figlie cecate” e ho preso le mie decisioni con estrema lentezza, buttando giù una lista (sai che novità!).

STEP ONE:

Ho fatto una lista delle cose che non andavano.
Poi ho riflettuto.

Ho aperto il sito di Ikea e ho creato un “Elenco degli acquisti” inserendo tutte le cose che in quel momento mi sembravano utili e belle.
Poi dopo qualche giorno l’ho modificato.
Dopo qualche altro giorno l’ho praticamente dimezzato.
Dopo ancora altri giorni, ho fatto delle sostituzioni e, finalmente, l’elenco è completo, definitivo e come si dice… ponderato? Si ci sta bene, ponderato.

STEP TWO:

Superata la parte teorica, bisogna passare all’azione e rimboccarsi le maniche. Quindi faccio una capatina in ferramenta e compro tutto quello che mi serve per imbiancare il corridoio.

Il corridoio, come ho appreso dai numerosi siti di arredamento presenti nella rete, è tipo la parte più importante della casa. Uno pensa sempre:

Vabhè ma è solo il corridoio. Sticazzi del corridoio. E’ finita la vernice? E lasciamolo mezzo bianco e mezzo giallo, tanto è il corridoio, chi lo guarda??

Solo il corridoio? SOLO IL CORRIDOIO???

A quanto pare se il corridoio di casa tua coincide con l’ingresso, questo è la prima cosa che vedi entrando, e l’ultima che vedi uscendo!! E se non è accogliente è una tragedia!!
Ti lascia quel senso di malessere, spossatezza. Insomma, io inconsciamente per un anno sono stata interiormente male per il corridoio e non lo sapevo neanche.

Non si può fare finta di niente dopo aver appreso una cosa del genere. Quindi sfodero i miei 10 euri e compro 2,5 litri di bianco.

Tornata a casa faccio una riflessione sul battiscopa del corridoio, e siccome in alcuni punti mancano dei pezzi (pezzi che forse i precedenti inquilini amavano particolarmente e quindi hanno deciso di portarseli via) decido che la soluzione migliore è staccarli tutti.
Vabhè non proprio tutti, solo quelli della parete di fronte la porta.
Vabhè non è una mia decisione. L’Uomo di casa me lo aveva già proposto l’anno scorso, ma io non l’ho assecondato, e ora tocca farlo a me.
Devo staccarli con giravite e martello e poi stuccare la parte di muro rovinata che esce da sotto.

– voce al telefono –
Mi raccomando, non lo fare con lo stucco, che poi si spacca, devi comprare il “non mi ricordo che ha detto“.

– altra voce –
Ma perché invece non ne compri uno di legno? Di quelli che si tagliano a metro e si attaccano con la colla e si fa tanto prima?

Noncurante delle voci, comincio la mia operazione di rimozione e successiva ricostruzione a stucco.

Poi, intanto che si asciuga lo stucco, smonto il pesante attaccapanni in ferro battuto e chiedo aiuto all’Uomo di casa, per estrarre con la sua forza bruta i fischer rimasti nel muro. Lui però comincia a lamentarsi della sparizione di una pinza col becco piegato, che con quella si fa prima e che c’è stata una diaspora degli attrezzi.
Gli faccio notare che se uno dice “diaspora” è troppo intellettuale per maneggiare degli attrezzi e lo mando via.

Così, finite le operazioni di stuccaggio e scartavetramento, procedo con due belle mani di bianco sulla parte che avevamo lasciato precedentemente gialla.
Il mio nuovo candido corridoio appare già più bello.

Nonostante lo stucco spaccato al posto del battiscopa.

STEP THREE:

E’ arrivato il momento di andare all’Ikea a predere il necessario per il restyling, stampo l’elenco degli acquisti e chiamo l’amico di turno per una proposta:

Se quando torniamo ti fai trovare giù da me per aiutarci a scaricare la macchina ti preparo una buonissima cenetta.

Lui accetta e la mia schiena ringrazia.

Arriviamo all’Ikea e sembra assurdo, ma diluvia.
Mi viene da ridere, è incredibile, è come se ci fosse uno strano collegamento con la pioggia e il portabagagli.

Portabagagli: mi devono riempire, sei pronto?
Temporale: si si ecco, preparo altri due fulmini e arrivo…

Fortunatamente dura poco, e i nuovi acquisti restano asciutti.
Preparo un bel risottino funghi e salsiccia, per ricompensare i sollevatori di cassettiere Malm.

STEP FOUR:

La mia insana passione nei confronti dei mobili da montare credo sia legata alla carenza di costruzioni Lego nel corso della mia infanzia. Difatti, l’enorme quantità di plastilina manipolata a suo tempo, mi permette di non avere oggi nessunissima necessità di fare la pizza in casa.

Fatta questa fondamentale riflessione, monto (con qualche difficoltà) una stupenda panchetta in legno e un bellissimo scaffale coordinato che trasformano il mio bagno in una specie di saunetta.

Giusto il tempo di fare una foto figa da mettere nell’album “cambiamenti casalighi”, che sento un rumore familiare. Ebbene si, si sta facendo la barba. Dev’esserci qualcosa nel profumo del Viakal che lo attira verso il bagno in modo particolare.

STEP FIVE:

Sistemato il bagno bisogna operare sulla camera da letto.
Il cambiamento progettato è minimo e si limita all’aggiunta di una seconda cassettiera.

La prima idea prevedeva l’espansione dell’armadio, da 3 a 4 ante, poi valutando i fattori ingombro/trasporto/costo/ sono giunta alla conclusione che una seconda cassettiera sarebbe stata la scelta migliore, funzionalmente ed esteticamente parlando.

Il problema era solo metterla esattamente come avevo pensato di metterla.

Certo che suggerimenti alternativi ne ho avuti. Li ho anche condivisi con l’Uomo di casa, come fanno tutte le brave coppiette, a tavola, davanti un buon piatti di maccheroni.

Io: Sai più di qualcuno mi ha suggerito di metterle separate le due cassettiere e non vicine come avevo pensato di fare.
Il mio raffinato consorte: In che senso?
Io: Bhè, alternate: cassettiera, armadio, cassettiera…
Il mio raffinato consorte: Essì… accussì facimm ‘o cazz miezz ‘e palle!!!

(Io che per ridere quasi mi affogo con un maccherone)

Dopo questa conversazione forbita, procediamo col disporre i nostri giganti pezzi di tetris.
Apparentemente è facile perché basta spingere l’armadio fino alla fine della parete e poi metterci accanto le due cassettiere, ricoperte da un enorme vetro, così da sembrare una sola.

Praticamente la sequenza è questa:

Svuoto l’armadio da tutti i vestiti.
Separo le due strutture che si dividono così in una da 100cm e una da 50cm.
Spingiamo prima quella da 100cm fino alla fine della parete.
Ci accorgiamo che l’anta non si apre completamente a causa della sporgenza del cassonetto della persiana.

Diciamo brutte parole rivolgendoci al cassonetto.

Riflettiamo.
Ri-spostiamo la struttura da 100cm.
Prendiamo la struttura da 50cm, le rigiriamo l’anta e la infiliamo tra il muro e quella da 100cm.
Esultiamo.
Monto la cassettiera e la sistemo proprio dove volevo.

Detta così sembra facile…
E’ stato faticosissimo, ma alla fine il risultato mi piace un sacco.

Certo ora quel piccolo quadretto a specchio attaccato lì da solo non ci sta tanto bene. Meglio rimuoverlo e metterlo da un altra parte. Certo che, se lo appiccichi al muro con il biadesivo, poi te lo devi pure aspettare che quando tenti di toglierlo viene via mezzo muro. La soluzione migliore è fare finta di nulla, prendere altro biadesivo, rimettere il quadretto esattamente dov’era e uscire dalla stanza fischiettando.

STEP SIX:

Uscendo dalla stanza da letto, ho pensato bene di arraffare la panchetta che utilizzavo per metterci i vestiti la sera. Al posto della solita sedia. Non sono mai riuscita a capire bene cosa vorrei per metterci i vestiti, ma prima o poi una soluzione bisogna trovarla.
Insomma, ho afferrato la panchetta e ho deciso di metterla nel corridoio, così, tanto per portare avanti il concetto di “ambiente accogliente e rilassato“.
Ho montato i nuovi e meno invasivi attaccapanni e mi sono data alla verniciatura del mobiletto portaoggetti da collocare di fronte alla porta.

Ve lo ricordate quello sfigatissimo mobiletto bianco del bagno che ne ha passate di tutti i colori tra levigature e maledizioni varie? Quello che ha rischiato di essere buttato fuori di casa più e più volte? Quello che tutti su internet sfoggiano nei loro blog nella categoria “before and after“.

Bene.
Io ho un Blog e un mobiletto Rast.

Quindi ecco a voi la prima cosa che vedo entrando e l’ultima che vedo uscendo:

mobiletto

..che culo eh?

Spesso faccio delle liste

Spesso faccio delle liste.

La lista della spesa, la lista delle cose da fare, la lista delle cose da cucinare, la lista delle cose da mettere in valigia.

La lista delle persone da chiamare per invitarle, la lista dei regali di natale.

E poi ancora, la lista degli acquisti ikea, la lista delle cose da chiedere al medico, la lista dei libri letti.

Le faccio un po’ dove capita, su un foglio bianco, su un foglio a righe, su un file di testo, sul sito di ikea, su una lavagnetta.

Negli anni resto più o meno stabile. Quindi non credo di aver raggiunto un livello patologico. Anche se per un attimo ci ho pensato stamattina. Ci ho pensato quando il mio Uomo di casa mi ha guardata, mentre facevo la lista delle cose da fare per ridipingere il corridoio, e mi ha detto:

Ti piace fare le liste eh?

Ho esitato per qualche istante mentre pensavo:

Questa cosa che faccio è talmente maniacale che se n’è accorto. Ora starà pensando che sono pazza, o che ho seri problemi di memoria, o che… No aspetta. Le liste per un informatico dovrebbero essere roba positiva…

Ho sollevato lo sguardo dal foglio e ho detto:

Si, mi fanno sentire a metà dell’opera. Mi danno una sorta di ordine mentale, come se con una lista riuscissi a procedere più velocemente verso l’obiettivo da raggiungere

E poi ho terminato la lista, stupita della mia stessa risposta.

Intanto nel corridoio non è successo ancora nulla, visto che sono un paio di giorni che ho un sonno indescrivibile, manco fosse Aprile.

Aprile dolce dormire, lo sentivo sempre da piccola.

E io quest’anno Aprile l’ho saltato, sono stata 336 ore fuori casa, e quindi voglio dormire ora.

Poi appena mi sarò riposata e mi sarò armata di un grande pennello, vi allieterò con una dettagliatissima descrizione della mia prossima opera d’arte.
Siete felici eh?

Yellow Spiderman in the New House!

La prima volta che ho visto la nostra nuova casa l’ho ignorata e istantaneamente dimenticata.

Solo quando l’ho vista per la seconda volta, ho capito il motivo della mia strana reazione: la casa è completamente gialla!

Non un giallo “paglierino” come quello che mi ha circondata per più di un anno, ma proprio un giallo vecchio, pacchiano, opprimente, un giallo che se lo vede un canarino va a vomitare.

Il corridoio è giallo, il salotto è giallo, la cucina è gialla, la camera da letto è gialla, il ripostiglio è giallo, lo studio è giallo… ah no… lo studio NON è giallo, lo studio è azzurro e le pareti sono completamente ricoperte di piccoli adesivi di Spiderman.

Si lo so, è ridicolo. Cerchiamo di non pensarci (ma come si può non pensarci???) e ci concentriamo sull’unica soluzione, per non farsi prendere dal panico: immaginarla completamente imbiancata.

Per poi farsi coraggio e imbiancarla davvero.

Il coraggio arriva subito, perché siamo assolutamente determinati a renderla bellissima, e poi il risvolto positivo della faccenda è che bisogna passare un sacco di tempo nel mio posto preferito. Ferramenta arriviamo!

Inutile dire che, prima di comprare tutto il necessario, ho passato una quantità indefinita di ore tra google e youtube, per riuscire a diventare, almeno in teoria, l’imbianchina dell’anno.

Finalmente si va a fare la spesa e, cosa principale, si va ad esporre il problema all’esperto: pareti gialle che devono diventare bianche nel modo più veloce e pratico possibile.

Niente di più facile, se non fosse per i soliti 3 personaggi che, come ogni storiella che si rispetti, spuntano fuori apposta per farti innervosire e perdere tempo.

Il primo che spunta fuori è ovviamente la signora impicciona. Tipico esemplare di donna bionda innaturale, con vestiti rubati alla figlia e con il colorito della bistecca bruciata.

lei: “vabbhè bianco… caso mai giallino… lo vuoi schiarire un poco…”
io: “NO! BIANCO!”

La fulmino con lo sguardo, mentre il mio accompagnatore si chiede, a che punto della strada, la sua dolce pulzella è stata scambiata con un pittbull nano.

Battaglia veloce, 1 a 0 per me, ora è il turno del secondo personaggio, che indovinate chi è?

Esatto, l’uomo del mestiere.

Qualunque cosa tu voglia fare, ti ritroverai sempre tra i piedi qualcuno, che ti spiegherà come farlo nel modo MENO comprensibile possibile. A causa del terzo personaggio: quello che non si capisce se lavora lì o passava per caso.

I due parlano contemporaneamente, dicendo cose diverse. La tua faccia assume un’espressione tra il confuso e il disperato. L’impresa da compiere ti appare titanica e quasi ti rassegni a lasciare tutto giallo, ma quando stai quasi per urlargli contro e scappare via, ecco che arriva il ferramenta.

C’è sempre l’eroe alla fine della battaglia.

Si comincia!

Primo giorno. Bisogna scartavetrare, stuccare, mettere i teli di plastica e combattere contro milioni di Spiderman. Io scelgo la parte meno faticosa e mi armo di spatola, stucco e teli. L’uomo di casa invece, si rimbocca le maniche e per ogni adesivo che riesce a staccare maledice il precedente inquilino.

Il secondo giorno accorre in nostro aiuto l’amico fidato, porta la musica, compra l’acqua, le merendine, documenta il procedere dei lavori con foto e video, si rimbocca le maniche per aiutarmi a passare il fissativo sulle pareti del salotto e cerca di fare amicizia con il rullo per passare la prima mano di bianco.

I giorni seguenti sono tutti simili. Passa il fissativo, aspetta che si asciuga, passa il bianco, aspetta che si asciuga. Prendi in giro l’amico fidato che si è rifugiato in Congo traumatizzato dallo sforzo fisico effettuato il secondo giorno. Passa la seconda mano di bianco, aspetta che si asciuga e infine rallegrati del risultato.

Forse c’è una leggerissima sfumatura di pesca che avvolge tutta la casa ma…

Sarà la fatica, sarà la voglia di trasferirsi, saranno le esalazioni chimiche… per noi è bianca come la neve.