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Un forno in autostrada

Quel giorno che il forno è partito, ho chiuso la porta d’ingresso e subito mi sono affacciata dal balcone della cucina per assicurarmi che salisse in macchina.

Gli ho anche fatto ciao ciao con la manina.

Lui ovviamente no, non so se a causa di una sorta di rancore nei miei confronti o semplicemente per via dell’assenza di arti superiori.

Un po’ mi sono sentita in colpa a mandarlo via così, dopo la nostra storia d’amore sbagliata fin dal principio.

Ma facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti per chiarire la situazione.

Immaginate di comprare un forno a microonde-combinato e di scoprire successivamente che non è affatto un oggetto in grado di soddisfare le vostre esigenze.
Immaginate ancora di non avere abbastanza spazio in casa e di fare l’insolita scelta di collocare il suddetto forno sul pavimento.
Poi immaginate di traslocare e mettere finalmente l’elettrodomestico in una posizione decentemente distante dal suolo.
Infine immaginate di ricevere tra i regali di natale uno Sfornatutto De Longhi.

Se a questo punto della storia avete esclamato “Evviva!” vuol dire che avete immaginato correttamente. In caso contrario siete pregati di leggere con maggiore attenzione.

Accogliamo tra canti e giubilo il nuovo arrivato e sentiamo il desiderio improvviso di liberarsi dell’altro. Così, dichiarata la faccenda a tutta la parentela, mia sorella decide di farmi una proposta:

Me lo presti, e se mi trovo bene, mi dici quanto vuoi

Accetto ponendo le mie condizioni:

Ok… però te lo prendi così com’è, che mi rompo di pulirlo

Eccoci così giunti al giorno della partenza del forno.

Giorno che segna l’inizio di una fase che chiameremo “la liberazione”.

Immaginatemi a casa mia, intenta a preparare spigole al cartoccio e orate ricoperte di patate da infilare nello sfornatutto.
E poi immaginate mia sorella a fissare una teglia di patate e zucchine girare e girare e girare e girare nel piatto del microonde.

Ehm…
Ora immaginate mia sorella che prende il telefono, compone il mio numero e dice:

Riprenditelo!!

Siamo così giunti alla fine del nostro raccontino, o se preferite “esercizio di immaginazione”.

Eccoci al giorno in cui il forno è stato riportato a casa, pulito e profumato… e trovando il suo posticino occupato dallo sfornatutto, si è guardato un po’ in giro e poi, zitto zitto, si è messo sul pavimento.
Di nuovo.

L’organizzazione degli spazi

Nella vecchia casa uno dei problemi da affrontare quotidianamente era l’organizzazione degli spazi, infatti, la nostra famosa stanza salotto/cucina/studio riusciva a contenere, in modo inaspettato, gli oggetti utili e allo stesso tempo, le innumerevoli cianfrusaglie che amiamo tanto collezionare. Situazione resa possibile, grazie all’uso abbastanza flessibile, dei pochi mobili disponibili.
Così facendo, una libreria usata come parete divisoria, poteva ospitare:

  • un piccolo numero di libri
  • un cestino per la carta
  • un trapano
  • cavi elettrici
  • un sottopentola
  • e una discreta quantità di piante grasse

Nella nuova casa problemi di spazio finalmente non ce ne sono più. Però resta il problema della collocazione degli oggetti utili/inutili, perché ogni mobile torna a svolgere la sua funzione tradizionale, e quindi ora, nella libreria ci sono i libri, un sacco di libri, alcuni catalogati per genere, altri catalogati per casa editrice, e qualche altro catalogato per colore… si, ok, tendo ad essere un po’ maniacale, ma mi piace così, è rilassante, ma soprattutto è figo.

E che fine hanno fatto il trapano, le piante grasse, il sottopentola e le innumerevoli cianfrusaglie?

Bella domanda.

Molte delle nostre cose sono temporaneamente parcheggiate sul pavimento dello studio. Nell’attesa di trovare la giusta collocazione all’interno di qualche nuovo acquisto in schifezza pressata.

Il forno sinceramente è l’unico che non si lamenta, anche se forse comincerà a soffrire di vertigini, quando lo solleveremo a 70 cm dal suolo, per adagiarlo sul suo nuovo supporto.

A questo punto ci vorrebbe una bella voce fuori campo che dice:

ce la faranno i nostri eroi a sistemare l’ingombrante oggetto senza arrecare danni a cose/persone/colonne portanti/tubi dell’acqua?

La risposta è si, perché ora c’è un alleato fondamentale, lo spazio, tanto spazio. Una parete di 4 metri, occupata solo per metà dalla nostra cucina piccina picciò, e pronta ad accogliere un secondo Top, lungo quanto l’altra metà e sostenuto da due solidi elementi contenitori.
Ecco, è su questo enorme e stabile spazio, non soggetto a centrifughe, che posizioneremo il forno.

Detto ciò, passiamo alla narrazione dell’acquisto del suddetto Top.

Ci trovavamo come al solito da Ikea, c’era la solita folla, il solito rovente parcheggio, i soliti mobili belli e brutti, e ovviamente noi, con una missione da compiere: prendere un divano, una libreria e questo famoso pezzo di finto legno 186X62 chiamato Piano di lavoro o Top di nome Pragel con la dieresi sulla a.

Il divano bisogna sceglierlo, provarlo, pensarci bene, controllare le misure. Stesso discorso per la libreria, bisogna armarsi di foglio e matita ed inventarsi la composizione più adatta a soddisfare le esigenze creative, funzionali ed estetiche dell’Uomo di casa.

Il piano di lavoro no, bisogna semplicemente prenderlo uguale a quello che abbiamo già.

Togliamo pure la parola semplicemente.

Ikeo: mi dispiace signora, nero non lo fanno più… erano troppo fragili, saltava la lamina.
Io: in un anno e mezzo ci ho sbattuto sopra di tutto e non è successo niente!!
Ikeo: eh mi dispiace, controllo, no non lo fanno più.
Io: e non ce n’è uno avanzato in magazzino?
Ikeo: in un anno e mezzo?? cmq no… bhè può prenderlo nero effetto pietra.

MA EFFETTO PIETRA MI FA CAGARE!!!!

Mi rassegno, e con un sospiro di sollievo di Ikeo, prendiamo il Pragel nero effetto pietra.

Tutte queste cose pesanti e voluminose, decidiamo di farcele portare a casa dal fantastico corriere celere, creatura mitologica che costa 10 euro in MENO del corriere normale e ti arriva a casa dopo solo 1 giorno.
Stranezze svedesi…

Una tipologia di spedizione evidentemente ignota alla signorina del reparto cucine, che ci ha preparato un ordine per la consegna tradizionale, e ci ha mandati indietro di due reparti per correggere gli ordini precedenti. Una specie di gioco dell’oca.

Tiriamo il dado ed eccoci di nuovo al reparto divani, dove la gentile signorina che ci aveva precedentemente servito, prende il telefono e comincia a insultare quelli del reparto cucine, poi ci prepara tutti i nostri bellissimi ordini per la consegna veloce e arrivederci e grazie.

Passa un giorno, arriva il corriere, e contemporaneamente, la nostra vicina, che non incontravamo da quando vennero i traslocatori a portarci i mobili, riesce ad uscire di casa proprio nel momento in cui dall’ascensore esce una parte del divano nuovo.

L’importanza di un microonde

Quando non sono costretta a correre sono una persona pigra. Su questo non ci sono dubbi.

Non mi piace affatto svegliarmi presto, a meno che non voglia dire:

“Orsù partiamo per un lungo ed emozionante viaggio, alla scoperta di terre sconosciute, ma comunque, se le conosciamo già e domani siamo già di ritorno va bene lo stesso!”.

Non mi piace lavare i piatti e pulire la casa. Vorrei tanto essere ricca ed avere una colf, per seguirla e dire con tono irritante “Qui c’è ancora una macchia!”, mentre giocherello col mio nuovo, inutile, tappeto a forma di uovo fritto.

E’ talmente lungo e noioso l’elenco delle cose che non mi piace fare, che per evitare di immedesimarmi in un panda, che passa le giornate a masticare eucalipto e grattarsi la pancia, dovrò concentrarmi subito su uno dei miei tanti pregi:
So cucinare (e mi piace farlo).

Siccome sono una cuoca moderna, dopo aver soddisfatto il mio irrefrenabile bisogno di comprare il wok di Ikea per soli 5,99 euro, ho avuto la pessima idea di chiedere alla mia dolce metà: “Come lo prendiamo il forno?”.

A questa domanda lui mi si trasforma in un microonde dipendente.

Scopro che niente può essere ingerito se prima non è passato dal microonde. Il microonde è importante, è il tuo migliore amico, è colui che ti salva la cena quando sei stanco e che ti prepara la colazione la mattina.

Dopo questa rivelazione, comincio immediatamente a pigolare, dicendo che sono abituata al forno elettrico. Che proprio senza non ci posso stare, che il microonde non lo voglio, che è inutile, che il latte mi piace scaldato sul fornello. E così troviamo una soluzione che sembra perfetta: un modernissimo forno combinato.

Apriamo quindi una piccola parentesi per le specifiche tecniche dell’ oggetto in questione
(

“Con la funzione ventilato, il forno cuoce per circolazione di aria calda (sistema chiamato “a convenzione forzata”), come un forno tradizionale, grazie alla presenza di una ventola, posta sulla parete posteriore del forno. Questi modelli appartengono all’ ultima generazione di forni a microonde e, in genere, sono dotati anche della funzione grill. Il combinato microonde e ventilato unisce i vantaggi di questi due sistemi di cottura: la velocità del microonde e la doratura del ventilato, che è possibile perfezionare con la funzione grill. Con questo tipo di forno si può, quindi, preparare qualunque tipo di pietanza, in pochissimo tempo.”

In seguito scoprirò che il vero significato di queste parole è:

“non farai mai più una torta se non a casa di tua madre”

Chiudiamo la parentesi
)

Tutti contenti, acquistiamo questo oggetto super-tecnologico e lo portiamo a casa.

Ci guardiamo intorno, e la prima idea geniale che ci viene in mente è di metterlo sulla lavatrice.

Così, il giorno dopo, ho passato 20 minuti a tenere fermo il forno, che tentava di suicidarsi ad ogni centrifuga, ed era troppo pesante per prenderlo in braccio da sola e spostarlo.

La sera, dopo un breve consulto, togliamo il forno dalla lavatrice, lo mettiamo sul pavimento, e viene fuori la seconda idea geniale: comprare le staffe per appenderlo al muro.

Peccato però che queste staffe siano introvabili. Un mese di ricerca, durante il quale, i commercianti mi guardavano come se gli stessi chiedendo di vendermi una scimmia.
Fortunatamente un’amica decide di regalarci le sue, che tanto non le usa più, e ci sembra di aver risolto tutti i nostri problemi di spazio.

Torniamo a casa, armati di 8 fisher da 10, pronti per compiere l’impresa, quando… nel preciso istante in cui il trapano ha toccato il muro, ci sono venuti in mente almeno 4 motivi per non farlo!

1) Oh aspetta e se becchiamo i tubi del bagno?
2) Cavolo quanto è grosso ‘sto forno, sarà un po’ opprimente là sopra?
3) Hai visto l’apertura dello sportello, diventa scomodissimo se lo mettiamo alla stessa altezza dei pensili…
4) Se lo mettiamo più in basso sta malissimo!!

E’ stato proprio quel giorno che il forno ha trovato la sua collocazione perfetta: sul pavimento, tra la libreria e la scrivania.

Tutti mi chiedono come faccio ad usarlo, ma che domanda sciocca, è ovvio, mi abbasso!

Chissà perché nessuno domanda a Mr.microonde quante volte lo ha usato lui…