Articoli

Un sabato di shopping

Quando vado a trovare mia sorella, una delle cose che preferisco fare a casa sua è la doccia.
Detta così può sembrare una cosa strana, me ne rendo conto, ma non è che scendo da casa mia e vado a lavarmi a casa sua. Lei abita in un’altra regione quindi ti metti in macchina, vai a trovarla, mangi lì, dormi lì e quando ti svegli ti lavi lì.

Chiarito questo piccolo dettaglio torniamo alla storia della doccia.

Lei ha una bellissima cabina doccia. Non una di quelle superfighe con idromassaggio, sauna e parrucchiere incorporati. No, una di quelle normali, ma bella.
E’ grande, angolare, con le porte scorrevoli che si chiudono alla perfezione e trattengono dentro tutto il vapore.

Ti emozioni con poco, penserà qualcuno che non è a conoscenza dei miei trascorsi in fatto di bagni.

In verità più che emozionarmi mi rilasso psicologicamente.

Quando faccio la doccia da lei, faccio la doccia e basta. Niente acqua da asciugare sul pavimento o sulla finestra, solo una normalissima doccia funzionante.

Non come la mia che l’altro giorno ha cominciato a perdere acqua dal tubo e sciacquarsi bene i capelli è stata un’impresa.

La soluzione più semplice sarebbe stata andare un’attimo dal ferramenta e comprare un tubo nuovo, ma a volte capita che hai da fare e rimandi al giorno successivo.

Poi capita che il giorno successivo è sabato, e tu ti sei svegliata tardissimo perché il venerdì sera hai fatto una scorpacciata di vita sociale, partecipando a ben due compleanni. Così ti metti a preparare il pranzo, dimenticando che il ferramenta chiude alle 13:00.

A questo punto entra in scena l’Uomo di casa che, colto da una crisi di panico al solo pensiero di riprovare l’ebbrezza della doccia modello “spruzzo acqua ovunque tranne che su di te“, decide che è il momento perfetto per fare una gita da Leroy Merlin.

Arrivati lì, come ogni volta che andiamo, passiamo un quarto d’ora a sbavare davanti al reparto delle cabine doccia per ricchi, quelle con l’idromassaggio, le luci psichedeliche, il centro estetico e il giardino zen.

Che poi alla fine una di quelle medie (diciamo senza giardino zen) con 1000/1500 euro la compri pure eh. Ma fortunatamente noi non li abbiamo mille euro da investire in cotanta sciccheria, anche perché se ce li avessimo, Lui finirebbe per arredarla, darle un nome e farle una proposta di matrimonio.

Salutate le cabine doccia ci spostiamo nel reparto dei poveri, dove ci sono i tubi e i soffioni.

Non che fosse rotto anche il soffione, ma era tanto tempo che Lui voleva cambiarlo per uno più grande. Così passiamo tipo dieci minuti a confrontarne due dallo stesso prezzo. Finché io non comincio ad agitarli facendo le vocine tipo “Scegli me! No scegli me sono più carino!” e finalmente ne scegliamo uno.

Prima di andare a pagare, già che c’eravamo, prendiamo anche un barattolo di smalto (che mi serve per ridipingere le sedie della cucina) e qualcuna di quelle ciabatte con i pulsanti per ogni presa (che a casa nostra non sono mai troppe).

Poi ho gironzolato un po’ tra le piante e il reparto dello stucco e finalmente ci siamo messi in coda alla cassa.

C’è sempre un sacco di roba interessante in questi posti. Ci starei per ore, ma poi finirei per convincermi che ho assolutamente bisogno di una motosega o di 30 metri quadri di granito. Quindi è sempre meglio farmici stare poco tempo.

Peccato solo per le commesse, che alle volte sono matte.

Forse matte non è la parola giusta, forse la parola giuste è inadeguate.
La nostra per esempio è stata tipo 20 minuti con la cassa ferma, solo perché una sventurata signora aveva deciso di acquistare un porta asciugamani che aveva smarrito il codice a barre.

Yellow Spiderman in the New House!

La prima volta che ho visto la nostra nuova casa l’ho ignorata e istantaneamente dimenticata.

Solo quando l’ho vista per la seconda volta, ho capito il motivo della mia strana reazione: la casa è completamente gialla!

Non un giallo “paglierino” come quello che mi ha circondata per più di un anno, ma proprio un giallo vecchio, pacchiano, opprimente, un giallo che se lo vede un canarino va a vomitare.

Il corridoio è giallo, il salotto è giallo, la cucina è gialla, la camera da letto è gialla, il ripostiglio è giallo, lo studio è giallo… ah no… lo studio NON è giallo, lo studio è azzurro e le pareti sono completamente ricoperte di piccoli adesivi di Spiderman.

Si lo so, è ridicolo. Cerchiamo di non pensarci (ma come si può non pensarci???) e ci concentriamo sull’unica soluzione, per non farsi prendere dal panico: immaginarla completamente imbiancata.

Per poi farsi coraggio e imbiancarla davvero.

Il coraggio arriva subito, perché siamo assolutamente determinati a renderla bellissima, e poi il risvolto positivo della faccenda è che bisogna passare un sacco di tempo nel mio posto preferito. Ferramenta arriviamo!

Inutile dire che, prima di comprare tutto il necessario, ho passato una quantità indefinita di ore tra google e youtube, per riuscire a diventare, almeno in teoria, l’imbianchina dell’anno.

Finalmente si va a fare la spesa e, cosa principale, si va ad esporre il problema all’esperto: pareti gialle che devono diventare bianche nel modo più veloce e pratico possibile.

Niente di più facile, se non fosse per i soliti 3 personaggi che, come ogni storiella che si rispetti, spuntano fuori apposta per farti innervosire e perdere tempo.

Il primo che spunta fuori è ovviamente la signora impicciona. Tipico esemplare di donna bionda innaturale, con vestiti rubati alla figlia e con il colorito della bistecca bruciata.

lei: “vabbhè bianco… caso mai giallino… lo vuoi schiarire un poco…”
io: “NO! BIANCO!”

La fulmino con lo sguardo, mentre il mio accompagnatore si chiede, a che punto della strada, la sua dolce pulzella è stata scambiata con un pittbull nano.

Battaglia veloce, 1 a 0 per me, ora è il turno del secondo personaggio, che indovinate chi è?

Esatto, l’uomo del mestiere.

Qualunque cosa tu voglia fare, ti ritroverai sempre tra i piedi qualcuno, che ti spiegherà come farlo nel modo MENO comprensibile possibile. A causa del terzo personaggio: quello che non si capisce se lavora lì o passava per caso.

I due parlano contemporaneamente, dicendo cose diverse. La tua faccia assume un’espressione tra il confuso e il disperato. L’impresa da compiere ti appare titanica e quasi ti rassegni a lasciare tutto giallo, ma quando stai quasi per urlargli contro e scappare via, ecco che arriva il ferramenta.

C’è sempre l’eroe alla fine della battaglia.

Si comincia!

Primo giorno. Bisogna scartavetrare, stuccare, mettere i teli di plastica e combattere contro milioni di Spiderman. Io scelgo la parte meno faticosa e mi armo di spatola, stucco e teli. L’uomo di casa invece, si rimbocca le maniche e per ogni adesivo che riesce a staccare maledice il precedente inquilino.

Il secondo giorno accorre in nostro aiuto l’amico fidato, porta la musica, compra l’acqua, le merendine, documenta il procedere dei lavori con foto e video, si rimbocca le maniche per aiutarmi a passare il fissativo sulle pareti del salotto e cerca di fare amicizia con il rullo per passare la prima mano di bianco.

I giorni seguenti sono tutti simili. Passa il fissativo, aspetta che si asciuga, passa il bianco, aspetta che si asciuga. Prendi in giro l’amico fidato che si è rifugiato in Congo traumatizzato dallo sforzo fisico effettuato il secondo giorno. Passa la seconda mano di bianco, aspetta che si asciuga e infine rallegrati del risultato.

Forse c’è una leggerissima sfumatura di pesca che avvolge tutta la casa ma…

Sarà la fatica, sarà la voglia di trasferirsi, saranno le esalazioni chimiche… per noi è bianca come la neve.

Copripiumino matrimoniale

Copripiumino matrimoniale Ikea: €39,95 con mastercard.
Trapunta matrimoniale leggera: €8,99 con mastercard.
Osservare Lui che tenta di metterli insieme… non ha prezzo!

Il primo step è una lunga critica negativa sull’oggetto infernale, il copripiumino. Il secondo step è una lista di suggerimenti su come tagliare/scucire/modificare l’apertura del suddetto, per permettere un accesso facilitato alla trapunta. Il terzo step è la rassegnazione. Il quarto step è una vera e propria colluttazione, che termina con la trapunta sul pavimento e Lui dentro il copripiumino.

Il passaggio finale sono io che smetto di ridere e preparo il letto.

Ok… forse la mia idea di comodità non sarà universalmente condivisibile. Ma se qualcosa mi sembra bello, troverò almeno 20 motivazioni che lo facciano apparire utile, comodo e assolutamente necessario.

Come ad esempio il filo metallico per le tende. Peccato che quello, a differenza del copripiumino, fu un grosso errore.

Tutto cominciò circa 15 mesi fa, abitavo ancora da mamma, e la mia trasmissione preferita si chiamava New Look: 30 minuti passati a guardare un tipo, solitamente francese, che rimodernava stanze precedentemente inguardabili. Bastava buttare via praticamente tutto, cambiare il colore delle pareti, aggiungere qualche vaso, un paio di poltrone, una bella tenda e…
les jeux sont fait.

Ebbene, ogni volta che l’artista in questione doveva mettere una tenda, si armava di filo metallico e mollettine, ed io facevo cenni di approvazione per l’idea bella, giovane e moderna.
E come non approfittarne qualche mese dopo quando mi sono ritrovata alle prese con l’arredamento della mia umile dimora? Non avevo ancora le chiavi di casa che già ero stata da Ikea a fare razzie di fili metallici.

Fino all’acquisto tutto bene.

I problemi sorgono durante il montaggio, quando mio cognato McGyver, in versione tappezziere, mi comunica che il muro è un po’ delicato e mi dice:

“vabhè ma tanto una tendina devi metterci no?”

E mentre pronunciavo parole di conferma, nella mia mente prendeva forma un pesante e ricco drappeggio di cotone.

Tempo 10 giorni quel pesante drappeggio decorava la finestra della camera da letto, torturando il muro, i fisher e il filo metallico.

Dopo qualche mese ecco i primi segni di cedimento: i ganci si allentano, il filo perde tensione, e la tenda scende di almeno 6cm spolverandomi il pavimento che è un piacere.
Contemporaneamente anche nel salotto la situazione non è molto diversa. Nonostante mi fossi degnata di mettere un leggerissimo velo. Perfettamente conforme ai limiti di peso richiesti dalla combinazione: istruzioni di montaggio/muro di marzapane.
Ammetto di aver fallito, resisto qualche altro mese, poi mi rassegno e compro dei tradizionali bastoni per tende.

Fino all’acquisto tutto bene.

Di nuovo? Essì, di nuovo.

Monto il bastone nel salotto e con la perspicacia di un’oca, mi accorgo di aver comprato un bastone senza anelli, per una tenda senza passanti. Che faccio? che domande… vado in ferramenta! E dopo aver imitato la bambina della pubblicità dell’HappyMeal, torno a casa con 20 anelli metallici e svariate paperelle di plastica.
Quando il ferramenta mi ha chiesto se volevo le paperelle. L’ho guardato come se fosse completamente impazzito. Allora mi ha spiegato che quei gancetti di plastica, che servono a collegare la fettuccia della tenda con l’anello del bastone, si chiamano così.

Primo problema risolto.

Passiamo ora al bastone super-figo della camera da letto. Una tragedia, visto che si rifiuta letteralmente di restare attaccato al muro!
Io ho scelto un certo tipo di bastone, che se le viti non sono perfettamente a filo con i ganci, non si può montare tutto il resto. Il muro invece, ha scelto di risputare fuori ogni fisher che tentiamo di infilarci dentro.
Alla fine il mio bellissimo bastone, finisce di nuovo nella scatola, in attesa di muri migliori.

Sono triste. Tornare al cadente filo metallico mi sembrava eccessivo, comprare un altro bastone più semplice (ma più brutto) non se ne parla proprio, quindi, decido in preda a un picco di genialità mista a profonda depressione, di attaccare la tenda direttamente al muro.

Come? con il velcro!

Pessima idea.

“Ho sentito un rumore…”
“Uff… è la tenda che si sta staccando, ora devo alzarmi a toglierla, che palle”
“Ma dai dormi, la togli domani mattina”
“Ma poi se si stacca tutta insieme ci sveglia..”
FFFFrrrrrrrrrrrrrUUUUmmmmmmmmmmm!!!

Il problema della tenda restava, i consulti con madre e sorella proponevano sempre la stessa cosa, e alla fine ho ceduto.
Ho comprato dei bastoncini a pressione e finalmente ho due solidissime tende montate direttamente sull’anta, che proteggono la mia camera da letto dagli sguardi indiscreti.

Bianco e nero in cucina

Vi è mai capitato di svegliarvi una domenica mattina e trovare il Top (nero) della cucina completamente ricoperto di microscopici puntini bianchi?
A me si.

Imbambolata e avvolta nella vestaglia, rifletti sul particolare che quando sei andata a dormire era tutto perfettamente pulito. Guardi più attentamente e svegliandoti dal torpore mattutino, ti rendi conto che quella specie di polvere bianca, simile alla farina, in realtà è viva. E si muove. A 0,000000001 km orari, eppur si muove!

A questo punto, la tua proverbiale grazia svanisce e imprechi violentemente.

Ti metti una tuta, ti armi di straccio, bacinella con acqua e Ajax e cominci a pulire.

Intanto, si sveglia il consorte. Ti guarda con il classico sguardo di confusione/ammirazione, che solitamente si traduce con:

“Vivo con una donna che a confronto Mary Poppins è un punkabbestia”.

Poi dopo una decina di minuti capisce che c’è qualcosa che non va. Anzi, che c’è qualcosa che va… a spasso sul nostro Top.

Dopo due passate di straccio non è cambiato niente. I bianchi colonizzatori continuano a tornare, quindi mi accendo una sigaretta e chiedo aiuto a Google. Dopo un’insoddisfacente ricerca l’unica risposta plausibile è: “sono larve di farfalline della farina”.

Mi trasformo subito in una casalinga disperata/incazzata e comincio a tirare fuori dai mobili tutte le stoviglie e le scorte alimentari.
Butto via tutti i pacchi di cibo aperti, ispeziono attentamente quelli chiusi, svuoto addirittura il cassetto delle tovaglie e lo scolapiatti.
Osservo la cucina con lo sguardo freddo di un killer e ricomincio senza pietà a strofinarla col detersivo.

Intanto diventa lunedì.

Mi sveglio particolarmente determinata a sconfiggere gli invasori e prendo la macchina fotografica. Dopo un dettagliato servizio fotografico di tutti i punti critici e super-ingrandimento degli strani esserini a forma di acaro, mi vesto e vado dal falegname, che dopo aver attentamente ascoltato il mio problema e analizzato le foto, mi guarda e dice:

Signò s’adda ittà!“*.

Ho un leggero sbandamento, ringrazio, saluto, e vado in ferramenta.
Tutti quanti abbiamo un posto dove rifugiarci a riflettere quando c’è un problema, c’è chi va in chiesa, chi va da un amico, chi va al mare… io vado in ferramenta.

Sto lì da cinque minuti a giocherellare con dei ganci quando finalmente mi sfogo e gli racconto tutto il disastro. Che la cucina ha solo otto mesi, che il falegname mi ha detto di buttarla via, che ho fatto le foto ai micro-organismi, che li ho cercati su internet e non ci sono, che ho lavato tutto 3 volte, che non me la posso ricomprare, che il mondo è cattivo, che qualcuno mi butta le seccie ** e via discorrendo, finché, senza neanche accorgermene, mi ritrovo tra le mani un pennello e una bottiglia di anti-tarlo.

Torno a casa, un po’ depressa un po’ contenta, e comincio la preparazione per la spennellata.
Preparazione che consiste in:

  1. Sganciare i 6 cassettoni per poter spennellare di anti-tarlo/anti-tutto anche la parte inferiore del Top.
  2. Scoprire una busta di Pan Carrè contenente 1 fetta di colore indefinito, di marca “Mi hai comprato molto tempo fa, sono caduto in un posto irraggiungibile e mi sono lasciato morire silenziosamente”.
  3. Darsi ripetutamente delle manate sulla fronte esclamando “Stupida Stupida Stupida”
  4. Passare l’aspirapolvere.

Terminata la preparazione ho spennellato la magica pozione per un paio di volte fino a completa scomparsa dei puntini deambulanti.

Morale della favola?

Il cibo va negli sportelli, le stoviglie nei cassetti!

*Signora bisogna buttarlo
**Porta sfortuna