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Prime volte in cucina

Miei carissimi lettori, anche oggi vi allieterò con qualche foto della mia umile dimora.

Non che io sia improvvisamente diventata una fotografa di successo. Ma semplicemente perché, come ho già detto qualche tempo fa, alla mia casetta piace mettersi in posa e farsi fotografare.

Possiamo dunque ammirare, nelle seguenti foto, una cucina carina, pulita e innegabilmente ordinata.

cucina

Un ambiente a parer mio pronto a ricevere ogni genere di visita, dal lontano parente al fattorino della pizza.

Peccato che per qualche assurdo motivo, io sia stata colpita da una sorta di maledizione, che tende a far coincidere le visite con il totale caos.

Per spiegarvi meglio vi racconterò una storia.
Una di quelle storie con la fanciulla in pericolo, il mostro e l’eroe.
Siete felici?

Siatelo.

C’era una volta una donna moderna, che aveva deciso di andare in palestra, ma prima di recarsi in questo luogo di perdizione e tonificazione muscolare, ebbe un’idea geniale:

“Lascerò le finestre aperte così da far arieggiare la casa durante la mia assenza e quando tornerò sarà fresca e profumata!”

Si disse soddisfatta la giovane donna e così fece.

Dopo circa 70 minuti la nostra donna moderna rientrò in casa. Stanca e sudata, decise che era entrata abbastanza aria. Chiuse la camera da letto, chiuse il salotto. Si recò in cucina per chiudere anche quella finestra e ci fù la terribile scoperta: comodamente aggrappato alla tendina esterna c’era un grillo.

Panico.

Che si fa in questi casi?

  1. Arrestare il principio di infarto.
  2. Chiudere la finestra con un’abile mossa ninja così da lasciare l’orrenda bestia all’esterno.
  3. Mettere una sedia davanti al balcone, perché nei film quelli inseguiti dai mostri bloccano sempre le porte con molti mobili.
  4. Tranquillizzarsi pensando che quando il consorte tornerà si occuperà del problema.

“Posso aspettare”

Si disse la tremante fanciulla, ma proprio mentre formulava questo tenero pensiero, si accorse di due piccoli particolari.
Il primo riguardava la finestra, che c’avrà tipo 50 anni e non si chiude bene.
Il secondo riguardava la bestia, che aveva deciso di farsi una passeggiata proprio verso lo spazio lasciato dalla chiusura difettosa della finestra.

Panico II – il ritorno dell’extrasistole.

Ora fortuna vuole che la giovane donna fosse circondata da innumerevoli vicini, e quindi pensò bene di schizzare fuori dall’appartamento e incollarsi al campanello della signora della porta accanto, costringendo lei e relativa figlia a seguirla in casa per scacciare il temuto mostro.

Fu proprio in quel momento, mentre le coraggiose eroine, armate di scopa, rispedivano all’esterno l’invasore, che la giovane donna si guardò attorno e vide il caos.

Piatti sporchi, piano cottura incrostato, bicchieri ovunque, buste con raccolta differenziata, buste con altra roba, strofinacci appallottolati, una padella incrostata dalle scaloppine della sera prima, bottiglie vuote e ovunque, dune di briciole di pane.
Forse c’era anche un secchio con l’acqua e il detersivo. Ma soprattutto, al centro di questo mare di schifo, c’era la mia vicina. Il primo giorno che entrava in casa mia. Ovviamente.

Chiave nella toppa

Chiave nella toppa, gira, gira, gira, gir… ehm… non gira più.

Bloccata, non si muove… e neanche noi. Per 10 lunghissimi secondi, imbambolati sul pianerottolo della nostra nuova casa a fissare una serratura che non vuole farci entrare.

Poi due reazioni diverse.

Lui si trasforma in un Minotauro che tenta di scardinarla, mentre maledice il mondo intero.
Io mi allontano e chiamo mamma:

Driiinn
“Pronto mamma?”
“Conosci un fabbro? Dove trovo un fabbro??”
“Uhmm. No… chiedi a qualche negozio sotto casa… ma che cosa è succ…”
“Ok ciao”
Click

Srotolo un gomitolo di filo, convinco il Minotauro a seguirmi e dopo poco, scopriamo esultando che c’è un fabbro proprio vicino casa, ed è anche disponibile a risolvere il nostro problemino.

Primo tentativo del fabbro: entro in casa della vicina, passo dal balcone e provo ad aprire dall’interno. Niente di fatto, il balcone della vicina e troppo distante.
Intanto la signora, oramai coinvolta nella nostra avventura, suggerisce di chiamare i pompieri.

Oddio… una squadra di giovani pompieri con braccia muscolose, maglietta rossa e camion fiammeggiante! Chiamiamoli subito!
No.

Il fabbro ci fa notare che se li chiamiamo bisogna pagarli, perché non è un’emergenza, così la vicina suggerisce di mentire e dire che ho dimenticato una pentola sul fuoco. Geniale, se non fosse per il piccolo particolare che in casa non c’è ancora la cucina!

Insomma, niente pompieri.

Secondo tentativo del fabbro (sempre sotto suggerimento della vicina esperta scassinatrice): visto che si è bloccata subito prima di aprirsi, possiamo tentare di aprirla con una radiografia.

Mobilitazione generale per procurarne una… e dopo circa 5 minuti, anche dal palazzo di fronte erano in pena per noi.

Finalmente, il fabbro scassinatore, riesce ad aprire quella maledetta porta e mentre cambia la serratura, si intrattiene con la vicina (che intanto ci ha preparato il caffè) parlando malissimo delle vecchie porte, e facendoci sentire poveri piccoli e sfortunati.

Dopo più di un’ora il problema è risolto, siamo tutti contenti e soddisfatti, il fabbro ovviamente più di noi visto che ha guadagnato dei soldi, ci salutiamo e ognuno torna a fare le sue cose.

Finito di fare le nostre cose chiudiamo a chiave con la nostra nuova e funzionante serratura e andiamo via, usciamo dal palazzo, chiudiamo il portone da bravi condomini, entriamo in macchina e dopo circa 10 metri:

– Ehm… lo sai che ho lasciato la chiave del portone vicino le vecchie chiavi?
– E allora? Che problema c’è?
– Ehm… le ho lasciate in casa…

Doveri del cittadino modello

Oggi vi racconterò di quella volta in cui ci siamo comportati da cittadini modello.

Abitavamo da pochi mesi, in questo simpatico angolo di mondo popolato da scimmie urlatrici, quando, rientrando da una tranquilla serata tra amici, parcheggiamo la macchina e immediatamente ci avvolge una fortissima puzza di gas.

Ci guardiamo intorno cercando di scovare la fonte di tale fetore, ma niente da fare, non la troviamo.

Quindi, senza pensarci 2 volte, andiamo subito a casa per chiamare L’EMERGENZA GAS.

Questo l’esatto procedimento:

  • Entra in casa
  • Accendi il computer
  • Aspetta che si avvia
  • Attendi che si avvia l’utente selezionato
  • Aspetta che si avvia firefox
  • Cerca il numero su google
  • Componi attentamente il numero

Driiin Driiin Driiin

Operatore: Pro…ont…o?

Cittadino modello: Buonasera, vorrei segnalare un forte odore di gas in strada.

Operatore: Mmm… Un momento…

Pausa… forse l’operatore tenta di svegliarsi a forza di schiaffi

Operatore: Diceva?

Cittadino modello: Si ecco, volevo segnalare un forte odore di gas in strada.

Operatore: Mmm… Indirizzo? hummm… Nome? ehm… Cognome? Coof… Coff… Numero di telefono? eh… si… arriviamo…

Cittadino modello: Grazie, buonasera.

Operatore:

(probabilmente ri-crolla in un sonno profondo)

Contenti di aver fatto il nostro dovere di bravi cittadini, ci mettiamo il pigiama e andiamo a dormire, visto che oramai sono le 2 di notte.

Improvvisamente…

PEEEEEEE

Oddio! Che è?? Uh il citofono!

PEEEEEEEEEEEE

Scuoto violentemente il mio dolce consorte e lui, imitando un ghepardo che si è accidentalmente seduto su un cactus, si precipita a rispondere.

Dolce consorte: Chi è?

Voce: Quelli del gas, ci apra!

Dolce consorte: ehm… ma veramente… la puzza era in strada.

Voce: Apra Apra!

Dolce consorte: vabbhè…

Il dolce consorte si ritrova, dopo pochi secondi, ad osservare esterrefatto, un operatore dell’emergenza gas, che si aggira per il salotto annusando l’aria e chiedendo allarmato:

dov’è la fuga? DOV’E’?????

Pazientemente, il consorte gli spiega che la puzza di gas l’abbiamo sentita in S T R A D A, scandisce bene le parole e tenta di indicargli un luogo preciso, a questo punto l’operatore si calma e dice che in strada non c’era nulla.

Concludono infine, che la puzza doveva essere stata prodotta da qualche vecchia auto a gas e torniamo tutti a dormire, increduli e divertiti.

E’ stato un breve racconto finito a tarallucci e vino che probabilmente, sarebbe stato più lungo e soddisfacente se avessi aggiunto di quella volta che…

Tornando a casa verso le 2 di notte, vedemmo una cascatella d’acqua, scrosciare dall’ultimo piano del palazzo vicino al nostro e ovviamente ci chiedemmo se fosse il caso di chiamare L’EMERGENZA ACQUA…

Ma noi siamo cittadini modello occasionali.