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Sveglie aggressive

Oggi è giorno di liste, perché a noi le liste ci piacciono un sacco.

Prendiamo ad esempio una lista di guai tipo questa:

  • morìa di parenti di vario genere
  • balle di fieno rotolanti all’interno del conto in banca
  • malattie non mortali di origine psicosomatica tipo: gastrite, colite, mal di testa, mal di schiena, e pucundria generale

E mica questi sono guai, dirà qualcuno.

Lo so, risponderò io. Però sono scocciature che poi, col passare degli anni, ti conducono alla stesura di liste dei desideri tipo la seguente:

  • desiderare di prendere un parente stretto e fargli ripetutamente capa e muro
  • desiderare di prendere un parente acquisito e fargli ripetutamente capa e muro
  • desiderare di riprodursi
  • desiderare di prendere a paccheri l’imbecille di turno che ti chiede perché, alla tua veneranda età, ancora non tieni figli. E soprattutto che li devi fare mò mò, perchè i figli si fanno da giovane. Ma i cazzi tuoi no?
  • desiderare di fare smettere la gente di meravigliarsi quando dico quanti anni ho, che ho capito che non li dimostro, evviva evviva, ma mò smettiamola grazie.

Potrei continuare per pagine e pagine, ma non credo che questo possa portare qualche miglioramento al mondo.

Quindi non lo farò.

Magari a qualcuno di voi piacerebbe che io mi dilungassi nei dettagli per ognuno di quei punti della lista. Ma contemporaneamente, qualcun altro al solo pensiero si è preparato tutto l’occorrente per spararsi un colpo in testa, quindi non approfondirò.

Parliamo invece del fatto che oggi è un giorno di festa e ieri sono andata a dormire alle 2:00. Tanto oggi sarebbe stato un giorno di festa. Così ho messo la sveglia alle 10:00 ma mi sono svegliata alle 8:30 leggermente nervosa.

Non penso di essere strana se mi sveglio nervosa perché a svegliarmi, leggermente prima del previsto, sono state delle urla fortissime provenienti dal piano di sotto.
Al piano di sotto c’è un ragazzo che ha dei problemi e che di solito non si vede e non si sente. Poi alle volte però capita che si mette a urlare tantissimo e fortissimo.

Ecco io sinceramente non lo so che succede al piano di sotto. Non so se grida perché deve prendere qualche medicina e non vuole. O perché deve andare da qualche parte e non vuole. Forse perché deve farsi una doccia e non vuole.
So soltanto che a volte dice di no e quindi mi viene da pensare:

“Signora bella, mamma o parente di questo povero ragazzo, ma proprio nei giorni di festa alle 8:30 di mattina lo vuoi convincere a fare qualcosa che non ha nessuna voglia di fare?”

Ecco, io la signora la piglierei e la farei fare capa e muro.

Bho, forse sono una brutta persona, sono come quelli che picchiano i bambini, investono i gatti e sparano ai passerotti.
O forse semplicemente non trovo giusto farlo urlare in quel modo.

Io sono cresciuta in una famiglia dove non si urlava mai, piuttosto ti fai venire l’ulcera ma urlare no.
Io quando stavo da mamma, e ci sono stata per 29 anni, al piano di sotto tenevo una famiglia di pazzi veri, che urlavano sempre, soprattutto la notte.
Io poi mi dovevo svegliare alle 7:00, prima per andare a scuola, poi per andare a lavorare.

Ecco un breve estratto di un mio vecchio scritto:

“Tutti i giorni, almeno una volta al giorno, quando non lo fa tutto il giorno, l’inquilina del piano di sotto grida come un’indemoniata.
Mi hanno detto: poverina è malata.
Ci sono dei malati che hanno dei picchi di malattia verso le 8 del mattino e verso le 2 di notte.
Io non chiedo tanto, magari a volte sono eccessiva quando mi sveglio e prego dio di portarsela nel regno dei cieli, poi mi ricordo che non sono cattolica e allora dico: diventasse almeno muta. (Lunedì 10 marzo 2008)”

Io poi sono andata a convivere con una specie di monaco tibetano che è più silenzioso di me e quando parla non parla, murmurea.

Il più delle volte quando mi dice qualcosa io mica lo capisco, vado a intuito.

Io poi la prima casa che ho preso assieme all’uomo silenzioso, l’ho presa coi dirimpettai più assurdi del quartiere. E la seconda casa, la casa di mò, pensavo che era un giardino dell’eden di periferia. Poi stamattina mi è venuto praticamente un panteco e quindi ho pensato che dovevo condividere con voi i miei desideri strani.

Sarebbe carino fare uno spin-off di questa storia, una cosa tipo:

“La giovane donna che mandava la gente al CTO”

Un decoder in famiglia

A casa nostra non c’era sky.
C’era da mia mamma.
C’era da sua mamma.

A casa nostra non c’era neanche il digitale, oddio, in realtà c’era, ma chissà dove.

Dopo aver trafficato con i cavi dell’antenna per un giorno intero e tentato di sintonizzare la TV circa un milione di volte, alla fine abbiamo deciso che la soluzione più rapida era collegare il portatile e guardare le cose in streaming. Piuttosto che cercare disperatamente di far apparire un canale qualsiasi.

Col passare dei  mesi, la decisione di ignorare l’antenna condominiale, si è talmente radicata nella mia testa che ho addirittura invertito la collocazione dei mobili del salone. Finendo per allontanare per sempre la TV dalla presa dell’antenna e rendendo l’ambiente estremamente gradevole e spazioso.

Una sciccheria.

Intanto che io giocavo a fare il piccolo architetto, l’uomo di casa si crucciava, e un desiderio medio-borghese si insinuava nella sua mente.

Comincia a controllare le offerte sul sito di sky ma si trattiene.

Passa un po’ di tempo ed eccolo lì di nuovo, a spulciare le offerte di sky (che poi sono sempre le stesse da 15 anni) e giocherella con la registrazione on-line, ma si trattiene di nuovo.

Dopo qualche giorno squilla il cellulare e l’uomo di casa risponde:

il signor sky: “ma perché non l’ha completata la registrazione???
l’uomo di casa: “eh no c’ho ripensato, costa troppo
il signor sky: ” vabbhè ma 19 euro
l’uomo di casa: “oh t’ho detto di no!

…e mette il numero in ignore.

Passa il tempo e the winter is coming.

Assieme all’inverno arrivano le serate fredde e la voglia di stare in casa, al caldo, sul divano, davanti al caminetto…

Ah no, non ce l’abbiamo il caminetto. Abbiamo una TV, che usiamo come un monitor.

Neanche il tempo di immaginare un salvaschermo fiammeggiante, che l’uomo di casa ha preso appuntamento con gli omini sky per montare la parabola:

l’uomo di casa: “Sarebbe possibile dopo le 18:00?
omini sky: “NO! guardi dopo le 18:00 no. Piuttosto di domenica ma dopo le 18:00 no.
l’uomo di casa: “Ah vabhè mi scusi. Allora potreste venire sabato?
omini sky: “Si, sabato va bene

Diventa sabato, e puntuali arrivano i due omini sky armati di parabola cavo e decoder.
Da brava padrona di casa gli offro un caffè, ma loro, con la pressione a 500 e lo sguardo da pazzi, mi dicono di averne già presi abbastanza e si mettono immediatamente al lavoro sul balcone sfidando l’onnipresente vento.

Dopo qualche minuto, visto che trattandosi di casa nostra non poteva andare tutto liscio come l’olio, sento uno dei due litigare furiosamente con la sparapunti, che non ne vuole più sapere di funzionare, nonostante ci siano 5 metri di cavo da fissare al muro.

Mi rattristo, ma fortunatamente l’altro omino si ricorda di averne una di riserva nel motorino e va a prenderla lasciando il collega a imprecare e cospargere di spillette metalliche tutto il balcone.

Io intanto rifletto sull’eventualità che siano venuti in motorino…

2 adulti + parabola + cassetta degli attrezzi + cavo + decoder = uhmm…

Finita l’installazione se ne vanno e noi ci ritroviamo ad osservare il nuovo abitante della casa: è nero, discreto e abbastanza mimetico.

Neanche il tempo di andare in cucina a mettere una pentola sul fuoco per preparare il pranzo che l’uomo di casa si è già sistemato sul divano con tanto di copertina e telecomando.

Vado a prendere il telefono, chiamo mia sorella e avvicino la cornetta alla TV:

Lo senti questo rumore? E’ il demonio, è appena arrivato

Una delle tante scrivanie

Ci sono dei giorni in cui dentro ti scatta qualcosa di inspiegabile, una specie di molla fatta di rabbia, nervosismo e mal di vivere, come se tutto stesse andando nel modo sbagliato, come se qualcosa ti stesse sfuggendo di mano.

Ma non ti è ben chiaro cosa.

Sono quelli i giorni in cui ti vedi come una colf isterica, lanciarti in una stanza leggermente disordinata e dopo qualche ora ti rendi conto di averla ridotta un vero inferno.

Ci sono dei giorni in cui bisogna fare ordine e chiarezza nella propria vita. Dei giorni in cui bisogna darsi una collocazione, riappropriarsi dei propri ruoli.

Ti chiedi cosa non va, ti chiedi cosa ti annoda lo stomaco ogni giorno e scavi, scavi, scavi, finché non trovi una sorta di piccolo spiraglio. Qualcosa che ti fa tornare la voglia di provare a dimostrare a te stessa di essere capace di rasserenarti.

Allora ti alzi e abbandoni la tua scrivania.
Una delle tante scrivanie che ti sono capitate tra le mani, perché le scrivanie bisogna afferrarle, soppesarle, capirne il materiale, il peso, la forma e il valore, poi fissarle nella mente e ricordarle.

E così ti ricordi quella che dividevi con gli altri, tutti faccia al muro e i capi alle spalle. Poi quella che stava su un soppalco che si riempiva di fumo altrui. E anche quella più bassa dei braccioli della sedia, che ti faceva venire il mal di schiena. Quell’altra che era stilosa, ma stava in un posto triste, con fuori il nulla e due cani carini. E quella che stava a casa di mamma, perennemente disordinata.

E ti ricordi di essere stata una donna seduta ad una scrivania.

Una donna stanca di starsene lì seduta, che poi un giorno si è alzata con la voglia di essere moglie, mamma, amante, bambina e anche un po’ orso di peluche.

E poi ti è venuta voglia di imparare qualcosa di vero. Qualcosa che si possa toccare, e per arrivarci ti sei catapultata in realtà sconosciute e a volte assurde. Ma assurde veramente. Che però ti daranno quello che vuoi ora.

Ci sono dei giorni in cui la mattina esci di casa e vai a seguire la tua brava lezione di “oggi imparo il mestiere che farò domani“. E per chissà quale motivo, si parla di codici fiscali, per cultura generale suppongo. Tra le risate di tutti, una tipa non riesce più a distinguere tra il giorno e l’anno in cui è nata. E non ci credi. E ridi. Ma un po’ ti incazzi anche.

E poi a casa decidi che bisogna fare pulizia. Togli scartoffie e cianfrusaglie e spolveri e sistemi e poi la guardi e comunichi a voce alta: Questa è la mia scrivania.
E ti ci aggrappi saldamente aspettando di diventare ciò che sarai domani.

Le persone sposate

Oggi ho voglia di invidiare le persone sposate.

Quelli che hanno celebrato la loro unione firmando delle carte successivamente riposte in un archivio.
Quelli che poi sono andati a farsi le foto nei parchi e sulle spiagge.
Quelli che hanno portato parenti ed amici ad abbuffarsi di pesce e digestivi.
Quelli che hanno distribuito nelle case dei conoscenti, un inutile oggetto, probabilmente di porcellana e di opinabile bellezza.

Ho voglia di invidiarli perchè per loro è più semplice.

E’ più semplice, non tanto per quanto riguarda il rapporto con i parenti, che di solito, anche se non condividono questa strana scelta di non ufficializzare le cose, comunque ti rispettano e ti prendono sul serio, ma è più semplice per quanto riguarda l’interazione con gli sconosciuti e gli amici.

Gli sconosciuti ad esempio, il 90% delle volte che sentono utilizzare la formula “il mio compagno“, non capiscono. Restano a fissarti. Se poi per praticità, e anche per una pura preferenza linguistica, utilizzi la formula “il mio fidanzato“, allora deducono che sei solo temporaneamente in visita e ognuno vive a casa sua.

La soluzione è una sola, l’espressione corretta è: mio marito.

Mio marito è uscito, può dire a me.
E’ passato mio marito e ha ordinato tale cosa.
Aspetto mio marito, prenda pure l’ascensore.

E’ inutile che fate la classica smorfia, sintesi dell’insinuazione:

lo dici solo perché ti fa piacere chiamarlo così

La verità è che i rapporti con gli estranei, i commercianti, i vicini di casa e simili, diventano estremamente più semplici.
E soprattutto, smettono di chiedervi:

Ma siete studenti?

Discorso più lungo e complesso è da farsi per quanto riguarda gli amici, perchè possiamo dividerli in varie categorie.

Ci sono i CONFUSI, quelli che alla notizia “stiamo cercando casa” ti guardano e ti chiedono “come mai?“. Inarchi un sopracciglio e tenti di formulare una risposta, poi però decidi che la domanda non è pertinente.

Poi ci sono i PREOCCUPATI, che sono invece quelli che si fanno prendere dal panico. Perché se lo fai tu, prima o poi toccherà anche a loro.
Si può percepire lo stato d’ansia crescente, dal tono della voce utilizzata, per formulare la seguente domanda:

qual è la cosa positiva del vivere insieme?

E tu cominci a recitare un lunghissimo elenco di fesserie, assolutamente vere, quanto assolutamente inutili, rendendoti conto, solo il giorno successivo, che hai dimenticato di dire la cosa più ovvia e più importante…

La cosa positiva del vivere insieme, è che vivi insieme.

Ma eccoci al turno degli ENTUSIASTI, quelli che stanno talmente bene con voi, che ancora prima di firmare il contratto d’affitto, verranno a trovarvi per festeggiare.
E non se ne vanno più.
Una specie di figlio prematuro e già grande.
Si, sei tu, sto parlando di te, e no, non puoi venire a cena stasera!

In fin dei conti però, sono quelli che preferisci, perché a furia di prendersi un benvenuto o un vaaquelpaese, sono quelli che ti conoscono meglio, che vengono a prendersi il caffè, e lo portano già fatto.

Sono quelli che ti chiamano almeno tre ore prima, per confermare o disdire un invito, perché diciamocelo chiaramente, aggiungi un posto a tavola è una stronzata. Perché se sposto un po’ la seggiola, sto scomoda, e se divido il companatico, aropp mez’ora teng famm n’ata vot!

Forse mi sto dilungando eccessivamente, quindi riassumiamo.

Questo bisogno di continua chiarezza con gli amici, deriva quindi dalla necessità di essere sempre presi sul serio? E quindi, di affermarsi come nucleo familiare agli occhi dell’umanità circostante? Ma in realtà, quanto di tutto ciò influisce realmente sulla quotidianità di una coppia di vecchia data?

E infine…

Con che frequenza Lei sogna di ritrovarsi Lui che le offre una coppa di champagne con un luccichio sul fondo?

Soldi e felicità

Fin da piccoli ci insegnano che i soldi non fanno la felicità, poi si cresce, e scopriamo che non è vero.

Bene…

Oggi ho proprio voglia di analizzare in modo frivolo, questo concetto fondamentale della nostra esistenza, e quindi non ho la minima intenzione di affrontare i soliti discorsi sulle bollette da pagare, la benzina e la frutta di stagione.

Parliamo invece dell’inspiegabile necessità di circondarci di cose belle, e della sensazione di amarezza che proviamo quando, davanti ad una delle tante sfacciate vetrine per benestanti, pronunciamo la tipica frase:

ma và… costa quanto un terzo di affitto!

A chi non è capitato? Volete farmi credere che siete tutti dei santi che vanno in giro con i paraocchi?

Ovvio che non lo siete e quindi sapete benissimo, che la scena appena descritta, termina con noi che andiamo via senza pensarci più.

O almeno crediamo di farlo, ma lei sa benissimo che non è così.

Lei chi?

La commessa del negozio?
L’amica con cui gironzolavamo?
La nostra cagnetta?

Lei: la nostra Lista dei Desideri, divisa per argomenti.

Analizzando la mia, che ovviamente è kilometrica, se ci soffermiamo nella sezione casa, per restare in tema con l’argomento principale del blog, posso dire con grande soddisfazione, che grazie ai numerosi regali fatti da amici e parenti, alcuni degli oggetti tanto desiderati si sono trasferiti dalla vetrina alla mia umile dimora.

L’ultima arrivata per esempio è una simpatica poltrona sacco di Creativando, copia perfetta della famosa fantozziana Zanotta.

Inutile dire che quando siamo andati a prenderla io la volevo assolutamente ARGENTATA. Ma la mia dolce metà ha pronunciato un irremovibile NO e ha cominciato a saltellare da una poltrona all’altra per provare tutti i materiali disponibili. Poi, dopo due lunghe visite al negozio, abbiamo trovato quella che più o meno coincideva con i soldini regalati e l’abbiamo presa nera.

Io ancora faccio fatica a trovare una posizione decente, per riuscire a starci sopra. Senza far sembrare che la poltrona mi stia divorando e mi abbia già masticata per metà!

E invece cosa c’è nella vostra lista di desideri casalinghi?
Ditemelo! Ditemelo!