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L’arrivo della cucina nuova

Il giorno che la cucina nuova è arrivata nella nuova casa è stato un giorno iniziato tra imprecazioni di vario genere. Infatti nella vita non si può essere sempre felici, altrimenti la gastrite ci rimane male.

Avevo passato i giorni precedenti alla consegna a dire cose tipo:

Mi raccomando, l’11 giugno arriva la cucina, mettete le lastre di Kerlite sulla parete! Mi raccomando controllate pure che le prese elettriche siano tutte funzionanti! Io poi passo un’ora prima della consegna a pulire.

Giunti alla mattina della consegna mi sveglio fiduciosa e rilassata, mi armo di stracci e buona volontà e vado a casa nuova per dare una pulita al pavimento dove verrà montata la cucina.

Apro la porta di casa e guardo la parete che ospiterà la cucina. Mi avvicino e guardo meglio la parete che ospiterà la cucina… e in circa 10 secondi avevo convocato i santi di gennaio e febbraio.

Indecisa se cominciare il calendario di marzo o telefonare a qualcuno, alla fine opto per telefonare in modo assolutamente pacato al direttore dei lavori (o’ Mast).

“Pronto?”
“PRONTO!!! POSSO SAPERE PERCHE’ LA PARETE DIETRO LA CUCINA E’ MACCHIATA DI CAFFE’ ?????”

“Eh? Ma che dici? Io sono passato ieri mattina ed era tutto ok…”
“E MO’ E’ PIENA DI CAFFE’ !!!!!! Sulla parte del muro, non sulle piastrelle, quindi non si pulisce.”

“Vabhè calmati  tanto quel punto verrà coperto. Fammi chiamare i ragazzi e chiedo cosa è successo.”

Dopo qualche minuto si svela l’arcano.

Il responsabile del misfatto era stato l’elettricista, che aveva ben pensato di far precipitare dalla scala un bicchierino di caffè, evitando poi di avvertire telefonicamente perché pensava che tanto il giorno dopo qualcuno avrebbe sistemato il muro.

Peccato che il “giorno dopo” non sarebbe stato il solito giorno di lavoro. Sarebbe stato il giorno in cui, tutti gli operai restano comodamente a casa, e al loro posto arrivano quelli che montano le cucine.

Dovevo dunque rassegnarmi a convivere con la macchia, placare la mia ira e riflettere sul fatto che effettivamente era una piccola superficie maculata, che sarebbe stata completamente coperta dalla colonna forno.

Così cominciai a concentrarmi su altri dettagli della parete…

Tipo che dietro la cucina non c’erano i battiscopa.

Il battiscopa, quel coso di 7 cm di altezza per 60 di lunghezza dello stesso colore e materiale del pavimento. Quel coso che protegge il muro dall’acqua quando lavi il pavimento. Quel coso che sul balcone ci sono 2 pacchi INTERI avanzati… dietro la cucina NON CI STA!

Dice che non si mette…

Non è che voglio mettere in dubbio questa cosa, per carità. Metti che tutta la scienza edile si fonda su sto postulato che dietro le cucine non si mettono i battiscopa, chi sono io per sostenere il contrario. Dico solo che, visto che ci sono 2 pacchi avanzati… 3 metri di battiscopa potevi pure sprecarli. Ho superato le macchie di caffè sul muro, vuoi vedere che non posso superare sta cosa del battiscopa?

Occhio non vede, cuore non duole.

Stai lì, tutta calma e serena, a guardare due omini forzuti che ti montano la tua nuova cucina luccicosa, quando noti un altro piccolo dettaglio…

La fuga tra il soffitto e le lastre di kerlite non c’è.

E vabhè che qualche schizzo di caffè sul muro dietro la cucina non si vede… e vabhè che una striscia di battiscopa sotto la cucina non si vede… ma la fuga tra il muro e il soffitto…

Quella si vede. Mannacciatuttcos!

Ma non facciamoci intossicare da certi futili dettagli, piacevoli come un sasso nella scarpa e completiamo il racconto tirando fuori qualche vecchia foto, così da sottolineare l’evoluzione nel corso degli anni.

Ecco la prima cucina, presa all’Ikea nel 2009 e collocata all’interno dei miei primi 50 metri quadri.

Successivamente al primo trasloco, ecco la cucina rivisitata, completa di un secondo Top, una lavastoviglie e uno sfornatutto.

cucina

Ora sarebbe il turno delle foto della cucina all’interno dei miei secondi 50 metri quadri, dopo il secondo trasloco, ma non ne ho trovate. Non è stato un buon periodo quello, quindi meglio passare direttamente alla fase successiva.

La fase della cucina bella:

Per fare un tavolo ci vuole il legno

Per fare un tavolo ci vuole il legno… per fare il legno ci vuole l’alberooo… a no, non era questa, ricominciamo.

Per fare una casa ci vogliono i soldi, per fare i soldi ci vuole il mutuo, per fare il mutuo ci vuole tanta, tanta pazienza. Perché a volte capita che ti viene assegnata l’impiegata più lenta del mondo. Ma non lenta nel senso che svolge lentamente la tua pratica. Proprio lenta nel senso che si muove lentamente, parla lentamente, digita lentamente che a confronto un bradipo pare un tipo agitato.

Ottenuto il budget necessario si deve poi procedere alla corretta suddivisione della somma. Un tot per la ristrutturazione (demolizione, nuovi impianti e cose simili) e un tot per l’acquisto dei materiali e di eventuali nuovi mobili.

In poche parole…

Mettiti l’anima in pace e comincia a gironzolare in quei posti giganti che vendono piastrelle, sanitari, porte. Mentre gironzoli, fallo con la consapevolezza che, ogni volta che vedrai qualcosa di veramente bello, non potrai permettertelo.

Descritta così sembra un’esperienza triste e faticosa, ma in realtà non lo è affatto. Basta farlo con lo spirito giusto.

Un giorno, per esempio, durante una gita fuori città, alla ricerca del pavimento perfetto, ci ritroviamo in un posto vicino Caianello. Praticamente 3 piani di gres porcellanato di tutte le forme e dimensioni. Ma soprattutto, poco distante da un famoso ristorantino, specializzato nella preparazione del baccalà.

Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo: chi comprende il sistema binario e chi no… a no, non era questa, riproviamo.

Ci sono solamente due tipi di persone al mondo, chi ama il baccalà e chi no. Quindi alla base di un solido rapporto di coppia bisogna porre una domanda fondamentale:

“Ma tu, il baccalà fritto a capodanno, te lo mangi vero?”

Chiarito questo dilemma puoi procedere con l’affrontare la vita, una convivenza e una ristrutturazione.

Abbuffarsi di baccalà fritto e arrostito in un posto puzzolentissimo, dopo aver passato la mattinata ad ammirare piastrelle troppo costose che non hai comprato…

E’ questo lo spirito giusto.

 

Sempre con ottimismo e buone speranze, superato lo scoglio dell’acquisto dei materiali, va affrontata la scelta del riutilizzo dei vecchi arredi.

Spesso ho precisato che il 90% dei mobili che abbiamo acquistato nel corso degli anni è semplicemente roba dell’Ikea. Altrettanto spesso mi sono sentita dire che la roba dell’ikea è scadente. Che non è vero legno. Che dopo qualche mese di vita si deforma, si decompone, implode durante la notte e ti lascia in giro per la casa, una serie di buchi neri che ti rubano l’anima.

Io solitamente in queste situazioni mi limito a sorridere. Perché, checché se ne dica, sono una persona molto tollerante con chi ha opinioni diverse dalle mie. Quindi dico le solite frasi di circostanza tipo:

“eh… non li fanno più i mobili di una volta”

Ma in realtà penso questo:

Invece di lamentarti che ti si è sfondata la libreria, perché non ti fai due domande?

Era davvero il caso di mettere la versione integrale della tua Treccani rilegata in pelle di brontosauro, su un ripiano che riporta la dicitura “carico massimo 5 chili” ?

e poi penso anche questo:

Questo l’ho preso a febbraio 2009 e ha fatto 2 traslochi. Com’era la storia del paio di mesi?

Detto ciò si deduce facilmente che tutti i nostri fedelissimi Malm, Lack, Kivik e Pax, dopo un’attenta toelettatura, ci abbiano seguito nella nostra nuova casetta.

Tutti tranne la cucina. Quella devo ammettere di essermi rifiutata di portarla con noi. Era giunto il momento di separarsi e di usare una cucina vera. Qualcosa che possibilmente non arrivasse a casa smontata e a bordo di una C3. Una cucina economica ma luccicosa, con una cappa e una colonna forno. Un forno vero che non avesse strane abitudini, tipo viaggiare o sdraiarsi sul pavimento.

Prime volte in cucina

Miei carissimi lettori, anche oggi vi allieterò con qualche foto della mia umile dimora.

Non che io sia improvvisamente diventata una fotografa di successo. Ma semplicemente perché, come ho già detto qualche tempo fa, alla mia casetta piace mettersi in posa e farsi fotografare.

Possiamo dunque ammirare, nelle seguenti foto, una cucina carina, pulita e innegabilmente ordinata.

cucina

Un ambiente a parer mio pronto a ricevere ogni genere di visita, dal lontano parente al fattorino della pizza.

Peccato che per qualche assurdo motivo, io sia stata colpita da una sorta di maledizione, che tende a far coincidere le visite con il totale caos.

Per spiegarvi meglio vi racconterò una storia.
Una di quelle storie con la fanciulla in pericolo, il mostro e l’eroe.
Siete felici?

Siatelo.

C’era una volta una donna moderna, che aveva deciso di andare in palestra, ma prima di recarsi in questo luogo di perdizione e tonificazione muscolare, ebbe un’idea geniale:

“Lascerò le finestre aperte così da far arieggiare la casa durante la mia assenza e quando tornerò sarà fresca e profumata!”

Si disse soddisfatta la giovane donna e così fece.

Dopo circa 70 minuti la nostra donna moderna rientrò in casa. Stanca e sudata, decise che era entrata abbastanza aria. Chiuse la camera da letto, chiuse il salotto. Si recò in cucina per chiudere anche quella finestra e ci fù la terribile scoperta: comodamente aggrappato alla tendina esterna c’era un grillo.

Panico.

Che si fa in questi casi?

  1. Arrestare il principio di infarto.
  2. Chiudere la finestra con un’abile mossa ninja così da lasciare l’orrenda bestia all’esterno.
  3. Mettere una sedia davanti al balcone, perché nei film quelli inseguiti dai mostri bloccano sempre le porte con molti mobili.
  4. Tranquillizzarsi pensando che quando il consorte tornerà si occuperà del problema.

“Posso aspettare”

Si disse la tremante fanciulla, ma proprio mentre formulava questo tenero pensiero, si accorse di due piccoli particolari.
Il primo riguardava la finestra, che c’avrà tipo 50 anni e non si chiude bene.
Il secondo riguardava la bestia, che aveva deciso di farsi una passeggiata proprio verso lo spazio lasciato dalla chiusura difettosa della finestra.

Panico II – il ritorno dell’extrasistole.

Ora fortuna vuole che la giovane donna fosse circondata da innumerevoli vicini, e quindi pensò bene di schizzare fuori dall’appartamento e incollarsi al campanello della signora della porta accanto, costringendo lei e relativa figlia a seguirla in casa per scacciare il temuto mostro.

Fu proprio in quel momento, mentre le coraggiose eroine, armate di scopa, rispedivano all’esterno l’invasore, che la giovane donna si guardò attorno e vide il caos.

Piatti sporchi, piano cottura incrostato, bicchieri ovunque, buste con raccolta differenziata, buste con altra roba, strofinacci appallottolati, una padella incrostata dalle scaloppine della sera prima, bottiglie vuote e ovunque, dune di briciole di pane.
Forse c’era anche un secchio con l’acqua e il detersivo. Ma soprattutto, al centro di questo mare di schifo, c’era la mia vicina. Il primo giorno che entrava in casa mia. Ovviamente.

Piacevoli donazioni: la lavastoviglie

E’ giovedì, è sera, saranno più o meno le 9:15.
La replica di una puntata di Linea Diretta si diffonde in cucina dal monitor di un netbook.
La cena, per errore “leggera”, è stata da poco consumata.
Una giovane e bellissima coppia si guarda negli occhi e lei dice:

“E’ incredibile..”

Eh già, è incredibile davvero. Mi ci vorrà un po’ di tempo per smettere di stupirmi ogni volta che, dopo aver cucinato, mangiato e sparecchiato, mi accorgo che magicamente i piatti sono spariti e sono gelosamente custoditi all’interno di una lavastoviglie.

La lavastoviglie… quell’oggetto moderno che fa i piatti al posto tuo!

Quell’oggetto che sapevi che prima o poi sarebbe arrivato anche in casa tua, facendoti raggiungere i favolosi anni ’50. Ma il suo arrivo non te lo immaginavi così, all’improvviso.

Fino all’anno scorso dicevo sempre che un giorno, senza fretta, quando avremmo cambiato la cucina, ci sarebbe sicuramente stata anche la lavastoviglie.
Lui ha considerato attentamente l’affermazione. S’è fatto due conti e dopo essere arrivato alla conclusione che “un giorno” poteva corrispondere a tipo “5 anni”, è uscito ed è andato in giro a farsi un idea del costo medio dell’oggetto. Tornando a casa indignato.

Quest’anno la strategia è cambiata, perchè la sottoscritta aveva elaborato un piano diaboloco.
Una bella colletta natalizia.
Visto che ogni anno un regalino ci scappa sempre. Visto che, dopo un po’ di tempo, in casa hai praticamente tutto il necessario. La cosa migliore da fare questo natale sarebbe stata farsi dare direttamente i soldi, così, somma di quà, somma di là, aggiungi il resto e la lavastoviglie si sarebbe materializzata.

E invece un giorno lei ha telefonato e ha detto di sua sponte:

vienim a piglià!

Quando si dice culo.

Praticamente è successo che un’amica si è trasferita un una ridente cittadina spagnola. Così ha pensato bene di prestarci la sua lavastoviglie, una simpatica Ariston grigia.

Il consorte, senza farselo dire due volte, ha sfoderato le sue possenti braccia, poi ha reclutato le possenti braccia dell’amico di turno, e insieme si sono precipitati ad effettuare il recupero del bramato oggetto.

Appena ci siamo viste ci siamo guardate con diffidenza. Il pensiero di smontare mezza cucina per far posto all’oggetto sconosciuto non era molto allettante. Ma bisognava farlo, per capire al più presto se la nostra sarebbe stata una convivenza felice.

Si proprio così, smontare mezza cucina. Praticamente una decina di operazioni:

  • prendi il fornetto elettrico e poggialo a terra
  • prendi il microonde e poggialo a terra promettendogli che stavolta sarebbe stato per poco tempo
  • solleva il top grigio con l’aiuto delle possenti braccia dell’uomo di casa
  • svuota i due mobili sottostanti e poggia il contenuto un po’ dove capita
  • ribalta i due mobili e mettigli le gambe eliminando così il fantastico effetto “gradino” che permetteva al top nero e al top grigio di convivere felici
  • rimetti a posto i mobili
  • affiancagli la lavastoviglie dopo aver fatto passare i tubi
  • riposiziona il top grigio, i forni e il contenuto dei mobili
  • svieni

Finito questo teatrino (che avrei tanto voluto riprendere e poi rivedere accellerato e con la musichetta di benny hill show) sono rimasta ad osservare la giuntura dei due top di diverso colore, e c’è un problema. Un problema che non è semplicemente il fatto che vicini sono brutti, il problema è che non combaciano, a causa del muro che è leggermente storto, ma a questo dettaglio troverò rimedio in futuro, per ora mi sono limitata a chiudere lo spazietto triangolare con del dc-fix per evitare infiltrazioni d’acqua.

Finita questa breve riflessione sul degradante livello estetico e funzionale del megatop bicolore, era giunto il momento di accendere la nuova arrivata.

Mille ansie.

E se non funziona? Se ci allaghiamo? E se esplode?

Ci piace esagerare. Poi ci siamo fatti coraggio e CLICK!