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Piacere, Contratto.

Quando pronunciamo la parola “casa”, solitamente, tendiamo ad associarla a sensazioni rassicuranti: un bagno caldo e rilassante, una bella porzione del nostro piatto preferito, la tranquillità del poter fare quello che vogliamo e di non fare quello che non vogliamo.

Ma tutto questo benessere ha sempre un prezzo, e anche un nome, si chiama Contratto.

C’è il contratto d’affitto, che ti permette di avere la casa, poi quello dell’acqua, così puoi lavarti, poi quello del gas, così puoi anche cucinare, e quello della luce, della spazzatura, del telefono e chi più ne ha più ne metta. Anzi, chi più ne vuole più ne faccia!

Tanto non bisogna neanche cercarli, perché sono loro che trovano te.

Squilla il telefono? E’ sicuramente Sky che tenta di rifilarti il pacchetto calcio.

Suonano alla porta? E’ sicuramente quello della Folletto che tenta di rifilarti un aspirapolvere, ma questo non c’entra..

Suonano ancora alla porta? Apri conciata come una colf:

  • mollettone tra i capelli
  • tutina macchiata
  • un elegantissimo paio di guanti Marigold a proteggere le tue delicate manine che impugnano uno scopettone per lavare il pavimento

Ti ritrovi davanti un omino Wind che ti guarda sorridente e ti chiede:

“C’è la mamma?”

Ti trattieni dal picchiarlo con lo scopettone.

Poi capita che suonano alla porta ed è un omino Enel, e ti fa piacere, un po’ perché ti chiama Signora, e un po’ perché il precedente inquilino, ha avuto la simpatica idea di andarsene senza chiudere il contratto con il SUO gestore di fornitura di energia elettrica.

Mi spiego meglio.

Per via del libero mercato, se il precedente inquilino se ne va senza chiudere il contratto (e senza avere intenzione di farlo), tu, sfortunato nuovo inquilino, devi prima diventare cliente del gestore del precedente inquilino, e poi, successivamente, puoi sceglierti il gestore che preferisci.

Tenersi il gestore dell’altro inquilino e basta no? Direte voi.
No, diremo noi, che abbiamo abbracciato l’omino Enel dicendo:

“Ti prego riprendici con te! ti vogliamo bene!”.

Tra una bussata di porta di qua e una telefonata di là, le nostre giornate estive trascorrono tranquille, senza impegni e senza vacanza, perché certe volte devi scegliere, o fai il trasloco, o fai la vacanza, tutt’e due no perché sennò ti spari le pose*.

Poi la mia mamma mi propone di passare 3 giorni al mare con lei, e io veloce come un lampo prenoto albergo e traghetto, mentre l’Amato consorte cerca nell’armadio la canottiera macchiata di sugo.

Che è successo stavolta? Si chiederà qualcuno.

E infatti, puntuale come un orologio svizzero, due giorni prima della partenza, addio calura estiva e si scatena il diluvio universale.

Dalla finestra osservo la strada sottostante, che piano piano si trasforma in un fiume in piena, dove flaconi vuoti di detersivo navigano spensierati verso nuovi lidi. Poi arriva l’Amato consorte e mi fa:

“Ma lo sai che l’ultima volta che ha fatto così è stato quando è andata via la corrente 3 giorni?”

Tempo 5 minuti, se ne va la luce.

E’ assurdo! sembra quasi che la mia assenza, o la mia potenziale assenza, sia collegata alla centrale elettrica del palazzo!

Pazientemente ci armiamo di buona volontà per trascorrere una simpatica serata a lume di candela.

L’unica candela che c’è in casa è Tindra, una di quelle profumate di Ikea che però c’ha lo stoppino consumato e fa una luce inutile. La spegniamo.

Optiamo per una bella partita a NintendoDS. E’ un po’ accecante, li spegniamo.

Intanto…

Il panico da vacanza rovinata e assenza di elettricità, per non si sà quanto tempo, comincia ad aumentare. Così fantastichiamo su soluzioni alternative, tirando fuori la nostra parte peggiore:

  • una serie di kamikaze pronti a darsi fuoco per fare luce
  • un generatore a ruota con all’interno un instancabile cinese a mo’ di criceto…

Quando all’improvviso, mi capita sott’occhio (perché in verità dalla strada un po’ di luce entrava) la cartellina col contratto del nostro vecchio amico omino Enel.
L’afferro, la giro, eccolo! C’è il numero di telefono, ora li chiamo, si ma il cordless non funziona, aspetta, da qualche parte c’è un vecchio telefono fisso, fammi concentrare, dove l’ho messo, si è sicuramente lì, lo prendo, fammi luce, eccolo!

Risponde il robottino che mi dice che il guasto verrà riparato in 15 minuti.
Uhmmm…

Nell’attesa decidiamo di scendere a prendere una birretta al bar e di berla sul pianerottolo, che sinceramente il nostro pianerottolo è veramente accogliente, e passiamo un piacevole quarto d’ora in mezzo alle scale.

Poi all’una di notte torna la luce, e il tempo piano piano si rasserena.

La mia vacanza è salva e anche i 3 giorni di autogestione del consorte, che indossa soddisfatto la sua famosa canottiera.

*mettersi in mostra, pavoneggiarsi

Il sostituto

Quando la ciucciuettola è andata in vacanza, deve aver lasciato un suo sostituto a vegliare su di noi. Fortunatamente però, dal seguente episodio, si capisce che il suddetto sostituto dev’essere un giovane esemplare alle prime armi.

Per cogliere completamente le differenze tra allievo e maestro bisogna tornare indietro di un po’ di mesi. Quando la vostra scrittrice preferita e il suo fedele consorte, furono chiamati a svolgere il terrificante e mal-pagato ruolo di scrutatori per le elezioni regionali.

Chiamati in due seggi differenti mi sono trovata nella situazione di dovermi trasferire per 2 notti a casa di mamma e dover abbandonare il consorte a casa vecchia solo soletto. Così tra bacetti e raccomandazioni, mi faccio la mappatella e vado via.

Nottataccia per me, che come al solito, quando so di dovermi svegliare presto per qualche evento, al quale non si può assolutamente fare tardi (tipo i traghetti che partono) non riesco ad addormentarmi e mi giro e mi rigiro nel letto.

Mettici anche la simpatica coincidenza col passaggio all’ora legale, avrò dormito al massimo 3 ore.

Suona la sveglia, mi preparo e mi incammino verso il seggio. Chiamo il consorte per dargli il buongiorno e lui brevemente mi racconta la sua nottata:

“Stanotte c’è stato un incendio nel garage sotto casa, hanno preso fuoco due motorini, c’era il palazzo pieno di fumo, la gente che correva per le scale e travolgeva vecchi e bambini, sono dovuto scendere e aspettare che passasse l’emergenza, che palle, avrò dormito un’ora, e in più stiamo senza telefono perchè ovviamente i motorini erano parcheggiati sotto la centralina del telefono e la colonna fecale, che manco a dirlo si è squagliata!”

Rispondo esclamando:

“Oggesù!”

Inutile dire che, per riavere la linea telefonica, sono passati 15 giorni e poi sulla bolletta ce ne hanno rimborsati solo 7. Invece la colonna fecale fortunatamente l’hanno riparata nel giro di poche ore.

Non c’è bisogno di spiegarvi che questo è evidentemente l’operato del maestro.

Ma ora passiamo a quello dell’allievo.

Qualche giorno fa abbiamo deciso di concederci una giornata al mare, per permettere alla nostra epidermide di riacquistare un colorito roseo tipico delle persone vive. Poi, invece di tornare a casa, tanto per continuare ad alimentare questa botta di vita, abbiamo deciso di andare a trovare mia sorella che abita in montagna.

Il piano era questo:

“andiamo da tua sorella, io poi domani riparto e ti lascio lì due giorni, così mentre tu fai le tue cose da femmina tipo pettegolezzi-shopping-nullafacenza, io faccio le mie cose da maschio tipo serate amici-xbox-canottiera macchiata di sugo!”

Acconsento e tra bacetti e raccomandazioni se ne va.

All’una di notte un messaggio:

“è andata via la luce”

E poi i dettagli: tuoni, fulmini, saette e 24 ore senza elettricità a tutto il palazzo.

C’è un retrogusto comico in tutto ciò. Chissà cosa succederà la prossima volta che resterà da solo a casa.

Sciò sciò ciucciuè

Ho appena letto lo stato di un amico su facebook e ho sorriso.

Fa riferimento al detto napoletano
Sciò sciò ciucciuè
formula scaramantica tipicamente terrona recitata per scacciare la cattiva sorte

Questa cattiva sorte che ci perseguita. Che ci rende la vita complicata, che interferisce sulla salute, sulle questioni sentimentali, e spesso e volentieri ci lascia senza un soldo.

Ma bene o male riusciamo sempre a tirare avanti. E trasformiamo i momenti di sfiga in simpatici aneddoti da raccontare agli amici. Così è nato questo blog. Proprio per esorcizzare la ciucciuettola che ci svolazza sulla testa, dal giorno in cui ci siamo detti “andiamo a vivere insieme“.

Immediatamente ci siamo ritrovati una specie di famiglia allargata costituita da:

  • la novella convivente
  • il novello convivente
  • il dirimpettaio che viveva sul balcone difronte e ci guardava in casa
  • sua moglie che sbatteva i tappeti ogni volta che stendevo i panni e non diceva mai buongiorno
  • i suoi figli e il loro impianto stereo assordante che ci costringeva a tenere chiusi i potenti infissi di alluminio anche il 15 agosto.

E inoltre:

  • la signora urlante del piano di sopra
  • il figlio della signora urlante e i suoi giocattoli da pavimento che contribuivano al sonoro di tutti i nostri film
  • il marito della signora urlante che talvolta urlava più della moglie

E poi ancora:

  • i vicini dal lato della camera da letto e i loro rumorosi litigi
  • le blatte che infestavano il vicolo
  • i microorganismi bianchi in gita turistica sul piano della cucina
  • e ovviamente… la ciucciuettola

Così ogni giorno c’era qualcosa che ti faceva saltare i nervi e metteva a dura prova il famoso “per sempre felici e contenti“.

Le pagine del blog aumentavano e gli amici ridevano. Così, la macchina che smarmitta fumo bianco e ti lascia a piedi per tutto il periodo natalizio sembra meno grave. Perchè lo racconti e gli altri ridono. Anche il PC che improvvisamente smette di funzionare, proprio mentre devi consegnare un lavoro, e magicamente riprende a funzionare quando non ti serve più, sembra meno grave. Anche lo scarico del water, che si ottura il giorno prima della cena con i parenti e che riesci a sturare poco prima del loro arrivo diventa una sciocchezza, perchè quando lo racconti fa ridere.

E così a forza di far ridere, mi è stato fatto notare che i miei ultimi capitoli sono un po’ sotto tono.

Ferita nell’orgoglio di scrittrice, mi sono subito concentrata nel cercare di ricordare qualcosa di assurdo e di sfigato da scrivere sul blog per far tornare il sorriso ai miei lettori.

Ho pensato al famoso mobiletto del bagno (quello che non si chiude) e al fatto che mio cognato è venuto a soccorrermi armato di levigatrice. Ma visto che non ci sono state esplosioni o inaspettate invasioni aliene durante l’operazione, non ho modo di trasformarlo in “episodio divertente”.

Ho pensato quindi al giorno in cui abbiamo messo il lampadario del salotto.
Ci sono volute circa 5 ore, numerosi tentativi di buchi col trapano per evitare la trave di ferro che attraversa il solaio, e innumerevoli imprecazioni sul fatto che assieme alle case non ti danno anche una bella mappa con tutti i punti in cui non si può trapanare.
Ma anche questo episodio non è divertente. Al massimo un po’ sfigato, se consideriamo che durante il montaggio ho rotto la lampadina. Una lampadina che l’anno scorso abbiamo pagato 20 euro da Leroy Merlin e che il ferramenta qui vicino mi ha dato per 5 euro.

E allora ho pensato alla targhetta della porta e che la casa nuova ci ha fatto venire voglia di comprarla.
Poi però quando siamo andati a ritirarla, ovviamente un cognome era sbagliato e abbiamo dovuto aspettare che la rifacessero.
Che poi quando l’abbiamo avvitata alla porta le viti rimbalzavano fuori e abbiamo dovuto tentare più volte.
E alla fine l’abbiamo guardata e ci siamo sorrisi.

Ma questo per voi non è divertente.

E allora ho pensato, ho pensato e ho pensato, e non ho trovato niente di tragicomico da raccontare per farvi sorridere, e mi sono dispiaciuta, ma poi ho riflettuto, e ho capito.

Ho capito che la ciucciuettola, dopo aver lavorato così duramente, aveva bisogno di un po’ di vacanza. E l’ho capito mentre scrivo comodamente seduta su divanetto, che è stato finalmente spostato nella stanza studio.

Allora mi accendo una sigaretta e guardo fuori dalla finestra…

E c’è il panorama, una montagna verde, ed è bello, non è divertente, è bello.