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Un piccolo open space

Da qualche giorno ho comprato una chaise longue in rattan per prendere il sole sul balcone, però al sole fa caldo quindi ci prendo il fresco il pomeriggio. Ho pure in programma di andare ad acquistare 6 piantine di campanelle da appendere alle fioriere, appena riuscirò a sollevarmi dalla chaise longue per strisciare fino al vivaio.

Intanto che me ne resto sdraiata, mettiamo da parte il balcone e torniamo in casa per continuare l’esplorazione del nuovo appartamento.

Come avevo già anticipato, nello stesso ambiente della cucina troviamo anche il salotto, così da formare un piccolo open space discretamente luminoso, modestamente arredato e talvolta profumato di cipolla, ragù o alici fritte.

Il vero protagonista del salotto però non è l’odore del cibo, ma il panorama.

Una bellissima vista sulla città.

Capodimonte, il Duomo, il centro direzionale, il Vesuvio e il mare.

A molta gente il centro direzionale da fastidio, dicono che rovina il panorama. A me invece piace. E’ come un piccolo difetto che rende unico un bel viso.

Visto dalla collina del Vomero l’intero complesso conferisce al panorama della città un’aria piuttosto particolare per l’inevitabile contrasto esistente tra le antichità del centro storico di Napoli e la modernità dei grattacieli che si ergono imponenti, con il Vesuvio a fare da sfondo. (cit. wikipedia)

Il panorama è stato il motivo per cui ho deciso che il muro dell’ingresso andava assolutamente abbattuto, e forse inconsciamente, è anche il motivo per cui non chiudo mai le tende e non ho quadri alle pareti.

Perché in fondo, ogni volta che entro in salotto ho un enorme quadro di una città che amo.
Nonostante tutto.

Una città che ogni sera è un po’ Capodanno.

Così certe volte, mentre guardi un film, ti alzi dal divano e come una bambina felice esci sul balcone a guardare i fuochi d’artificio, anche se è giugno ed è giovedì.

L’unico quadro presente in salotto è Guernica di Picasso.

Una stampa che ci siamo portati dietro in tutte le nostre precedenti casette.

Eccolo nella camera da letto della nostra prima casa:

E successivamente nel salotto nella nostra seconda casa:

Poi in salotto anche nella nostra terza casa

(Si mi rendo conto che in questa foto non si vede né il divano né il quadro, ma visto che altre foto non ne ho bisogna un po lavorare di immaginazione)

E infine nel piccolo open space discretamente luminoso, modestamente arredato e talvolta profumato di cipolla:

In realtà, se proprio vogliamo essere precisi, quella stampa abitava in questo appartamento già prima della ristrutturazione. Proprio in camera del consorte, che a quei tempi non conosceva ancora parole come fidanzata o convivenza.

Per il momento dubito che metterò altri quadri.

Non mi piacciono le pareti piene di cose, mi opprimono, preferisco qualche mensola ben posizionata, con sopra pochi oggetti con cui ho un legame affettivo.

Dopo aver scritto questa frase, sto immaginando il consorte che legge questa pagina di diario e alle parole “ben posizionata” rabbrividisce.

Credo che per lui, quel pomeriggio trascorso a mettere 3 mensole su un muro innalzato di fresco e assolutamente candido, sia stato assolutamente infernale. Soprattutto considerando che c’era la consapevolezza di doverle mettere PERFETTAMENTE ALLINEATE ED EQUIDISTANTI, per non scatenare l’ira funesta della sua dolce pulzella.

Me lo ricordo ancora armato di livella che invocava divinità casuali da Cthulhu a San Gennaro.

Sempre esagerato…

Ma non perdiamoci nei ricordi e torniamo al salotto.

Oltre a mantenere una certa sobrietà nella scelta degli arredi e dei soprammobili, tra i quali possiamo notare una Morte nera, un Jeeg Robot e una catapulta di legno (tutta roba serissima), ho cercato di mantenere anche una sorta di continuità tra il salotto e la cucina, scegliendo di utilizzare solo 4 colori:

  • Bianco – per la cucina, le sedie e gli infissi
  • Nero – per tavoli e librerie
  • Grigio – per il pavimento e i tessuti
  • Arancione – per il mio adorato frigo vintage

Viene da se che in questa palette di colori tra il sobrio e il funereo, le fodere rosse del divano fossero leggermente fuori tema.

Urgeva quindi un restyling.

Immediatamente ci complimentiamo con noi stessi per aver scelto, a suo tempo, un divano che fosse sia modulare che completamene sfoderabile, e compriamo delle fodere nuove.

Compriamo nel senso che…

Io vado con mamma all’Ikea e mi sbizzarrisco nel creare composizioni di tessuti grigi.
Fotografo tutte le composizioni possibili e le invio su WhatsApp al consorte.
Mia mamma finge di testare un divano a caso.
Il consorte dopo aver visto le foto, risponde e confessa che gli sembrano tutte uguali.
Scelgo io e torno a casa.

Il risultato finale è un salotto un po’ confuso, un po’ serio, un po’ bellino. E le vecchie fodere le tiriamo fuori a Natale.

L’arrivo della cucina nuova

Il giorno che la cucina nuova è arrivata nella nuova casa è stato un giorno iniziato tra imprecazioni di vario genere. Infatti nella vita non si può essere sempre felici, altrimenti la gastrite ci rimane male.

Avevo passato i giorni precedenti alla consegna a dire cose tipo:

Mi raccomando, l’11 giugno arriva la cucina, mettete le lastre di Kerlite sulla parete! Mi raccomando controllate pure che le prese elettriche siano tutte funzionanti! Io poi passo un’ora prima della consegna a pulire.

Giunti alla mattina della consegna mi sveglio fiduciosa e rilassata, mi armo di stracci e buona volontà e vado a casa nuova per dare una pulita al pavimento dove verrà montata la cucina.

Apro la porta di casa e guardo la parete che ospiterà la cucina. Mi avvicino e guardo meglio la parete che ospiterà la cucina… e in circa 10 secondi avevo convocato i santi di gennaio e febbraio.

Indecisa se cominciare il calendario di marzo o telefonare a qualcuno, alla fine opto per telefonare in modo assolutamente pacato al direttore dei lavori (o’ Mast).

“Pronto?”
“PRONTO!!! POSSO SAPERE PERCHE’ LA PARETE DIETRO LA CUCINA E’ MACCHIATA DI CAFFE’ ?????”

“Eh? Ma che dici? Io sono passato ieri mattina ed era tutto ok…”
“E MO’ E’ PIENA DI CAFFE’ !!!!!! Sulla parte del muro, non sulle piastrelle, quindi non si pulisce.”

“Vabhè calmati  tanto quel punto verrà coperto. Fammi chiamare i ragazzi e chiedo cosa è successo.”

Dopo qualche minuto si svela l’arcano.

Il responsabile del misfatto era stato l’elettricista, che aveva ben pensato di far precipitare dalla scala un bicchierino di caffè, evitando poi di avvertire telefonicamente perché pensava che tanto il giorno dopo qualcuno avrebbe sistemato il muro.

Peccato che il “giorno dopo” non sarebbe stato il solito giorno di lavoro. Sarebbe stato il giorno in cui, tutti gli operai restano comodamente a casa, e al loro posto arrivano quelli che montano le cucine.

Dovevo dunque rassegnarmi a convivere con la macchia, placare la mia ira e riflettere sul fatto che effettivamente era una piccola superficie maculata, che sarebbe stata completamente coperta dalla colonna forno.

Così cominciai a concentrarmi su altri dettagli della parete…

Tipo che dietro la cucina non c’erano i battiscopa.

Il battiscopa, quel coso di 7 cm di altezza per 60 di lunghezza dello stesso colore e materiale del pavimento. Quel coso che protegge il muro dall’acqua quando lavi il pavimento. Quel coso che sul balcone ci sono 2 pacchi INTERI avanzati… dietro la cucina NON CI STA!

Dice che non si mette…

Non è che voglio mettere in dubbio questa cosa, per carità. Metti che tutta la scienza edile si fonda su sto postulato che dietro le cucine non si mettono i battiscopa, chi sono io per sostenere il contrario. Dico solo che, visto che ci sono 2 pacchi avanzati… 3 metri di battiscopa potevi pure sprecarli. Ho superato le macchie di caffè sul muro, vuoi vedere che non posso superare sta cosa del battiscopa?

Occhio non vede, cuore non duole.

Stai lì, tutta calma e serena, a guardare due omini forzuti che ti montano la tua nuova cucina luccicosa, quando noti un altro piccolo dettaglio…

La fuga tra il soffitto e le lastre di kerlite non c’è.

E vabhè che qualche schizzo di caffè sul muro dietro la cucina non si vede… e vabhè che una striscia di battiscopa sotto la cucina non si vede… ma la fuga tra il muro e il soffitto…

Quella si vede. Mannacciatuttcos!

Ma non facciamoci intossicare da certi futili dettagli, piacevoli come un sasso nella scarpa e completiamo il racconto tirando fuori qualche vecchia foto, così da sottolineare l’evoluzione nel corso degli anni.

Ecco la prima cucina, presa all’Ikea nel 2009 e collocata all’interno dei miei primi 50 metri quadri.

Successivamente al primo trasloco, ecco la cucina rivisitata, completa di un secondo Top, una lavastoviglie e uno sfornatutto.

cucina

Ora sarebbe il turno delle foto della cucina all’interno dei miei secondi 50 metri quadri, dopo il secondo trasloco, ma non ne ho trovate. Non è stato un buon periodo quello, quindi meglio passare direttamente alla fase successiva.

La fase della cucina bella:

Per fare un tavolo ci vuole il legno

Per fare un tavolo ci vuole il legno… per fare il legno ci vuole l’alberooo… a no, non era questa, ricominciamo.

Per fare una casa ci vogliono i soldi, per fare i soldi ci vuole il mutuo, per fare il mutuo ci vuole tanta, tanta pazienza. Perché a volte capita che ti viene assegnata l’impiegata più lenta del mondo. Ma non lenta nel senso che svolge lentamente la tua pratica. Proprio lenta nel senso che si muove lentamente, parla lentamente, digita lentamente che a confronto un bradipo pare un tipo agitato.

Ottenuto il budget necessario si deve poi procedere alla corretta suddivisione della somma. Un tot per la ristrutturazione (demolizione, nuovi impianti e cose simili) e un tot per l’acquisto dei materiali e di eventuali nuovi mobili.

In poche parole…

Mettiti l’anima in pace e comincia a gironzolare in quei posti giganti che vendono piastrelle, sanitari, porte. Mentre gironzoli, fallo con la consapevolezza che, ogni volta che vedrai qualcosa di veramente bello, non potrai permettertelo.

Descritta così sembra un’esperienza triste e faticosa, ma in realtà non lo è affatto. Basta farlo con lo spirito giusto.

Un giorno, per esempio, durante una gita fuori città, alla ricerca del pavimento perfetto, ci ritroviamo in un posto vicino Caianello. Praticamente 3 piani di gres porcellanato di tutte le forme e dimensioni. Ma soprattutto, poco distante da un famoso ristorantino, specializzato nella preparazione del baccalà.

Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo: chi comprende il sistema binario e chi no… a no, non era questa, riproviamo.

Ci sono solamente due tipi di persone al mondo, chi ama il baccalà e chi no. Quindi alla base di un solido rapporto di coppia bisogna porre una domanda fondamentale:

“Ma tu, il baccalà fritto a capodanno, te lo mangi vero?”

Chiarito questo dilemma puoi procedere con l’affrontare la vita, una convivenza e una ristrutturazione.

Abbuffarsi di baccalà fritto e arrostito in un posto puzzolentissimo, dopo aver passato la mattinata ad ammirare piastrelle troppo costose che non hai comprato…

E’ questo lo spirito giusto.

 

Sempre con ottimismo e buone speranze, superato lo scoglio dell’acquisto dei materiali, va affrontata la scelta del riutilizzo dei vecchi arredi.

Spesso ho precisato che il 90% dei mobili che abbiamo acquistato nel corso degli anni è semplicemente roba dell’Ikea. Altrettanto spesso mi sono sentita dire che la roba dell’ikea è scadente. Che non è vero legno. Che dopo qualche mese di vita si deforma, si decompone, implode durante la notte e ti lascia in giro per la casa, una serie di buchi neri che ti rubano l’anima.

Io solitamente in queste situazioni mi limito a sorridere. Perché, checché se ne dica, sono una persona molto tollerante con chi ha opinioni diverse dalle mie. Quindi dico le solite frasi di circostanza tipo:

“eh… non li fanno più i mobili di una volta”

Ma in realtà penso questo:

Invece di lamentarti che ti si è sfondata la libreria, perché non ti fai due domande?

Era davvero il caso di mettere la versione integrale della tua Treccani rilegata in pelle di brontosauro, su un ripiano che riporta la dicitura “carico massimo 5 chili” ?

e poi penso anche questo:

Questo l’ho preso a febbraio 2009 e ha fatto 2 traslochi. Com’era la storia del paio di mesi?

Detto ciò si deduce facilmente che tutti i nostri fedelissimi Malm, Lack, Kivik e Pax, dopo un’attenta toelettatura, ci abbiano seguito nella nostra nuova casetta.

Tutti tranne la cucina. Quella devo ammettere di essermi rifiutata di portarla con noi. Era giunto il momento di separarsi e di usare una cucina vera. Qualcosa che possibilmente non arrivasse a casa smontata e a bordo di una C3. Una cucina economica ma luccicosa, con una cappa e una colonna forno. Un forno vero che non avesse strane abitudini, tipo viaggiare o sdraiarsi sul pavimento.

I lavori della nostra nuova casa

Breve preambolo tra il noioso e il superfluo con finale romantico? Fatto.

Elencare su un quaderno i principali avvenimenti degli ultimi due anni, perché, se prima di fare qualunque cosa, non fai una lista, non ti darai pace per il resto dei tuoi giorni? Fatto.

Veloce ricerca mentale di eventuali materiali fotografici da allegare alla narrazione dei suddetti avvenimenti? Fatta.

Accendere la lavastoviglie, perché, ok che i piatti te li lava lei, ma almeno un bottone vuoi degnarti di andarlo a premere? Vado…

Perfetto. Direi che possiamo riprendere da dove ci eravamo fermati l’ultima volta:

I lavori della nostra nuova casa.

Come già detto in precedenza, l’emozione che provi quando senti il rumore dei muri vecchi che vengono giù è fortissima.

Quello è il momento in cui non si torna più indietro, si può solo ricostruire. Ricostruire qualcosa di tuo.

Tuo nel senso che, quello che ne verrà fuori, sarà la fedele riproduzione di un disegno. Fatto per la prima volta su un foglio a quadretti, mentre dicevi al consorte:

“Fidati sarà bellissima!”

Tuo perché, prima di prendere qualsiasi iniziativa, gli operai ti chiederanno sempre se va bene. Tipo quando al ristorante ti versano un po di vino e aspettano di vedere se ti piace. Però più in grande.

Grande tipo 70 metri quadri.

Dividere una casa gigante, per creare due appartamenti più piccoli e completamente indipendenti non è particolarmente difficile.

Sempre se ti accontenti di avere:

  • 1 salone grande con la cucina su una parete
  • 2 camere da letto
  • 1 piccolo bagno senza vasca
  • 1 ripostiglio

Già se vuoi due bagni viene male. Dipende tutto dalla forma di partenza.

Nemmeno riuscire a trovare dei materiali con un buon rapporto qualità prezzo è difficile.

La parte difficile è un’altra. Affermarsi come punto di riferimento per gli operai è difficile.

Soprattutto nel caso in cui:

  • sei bassa
  • sembri più piccola della tua età
  • sei femmina

Inizialmente è stata dura. Poi finalmente ho capito quale era il modo giusto di interagire con gli operai:

Ebbene si. La soluzione è semplice. Se non puoi intimorirli, inteneriscili!

I giorni passavano e i lavori procedevano…

Le mie visite quotidiane in cantiere ormai erano accettate con tranquillità e alle volte erano addirittura richieste per prendere le ultime decisioni ed eventuali piccole modifiche.

Ho imparato che finché è in costruzione, casa tua non è davvero tua, è degli operai, ed è buona creanza prenderti il caffè con loro quando arrivi. Che non puoi dire “hai sbagliato” ma devi dire “ci siamo capiti male”. Che va bene voler decidere tutto, ma pure ascoltare i consigli è utile.

Intanto che io imparavo tutte queste belle cose sull’edilizia e i rapporti umani, il consorte continuava la sua reclusione casalinga, causata dalla coscia ingessata. E tra una partita a Diablo e un esercizio di fisioterapia, tramava il suo lavorativo piano malvagio, che lo avrebbe reso finalmente libero.

Iniziative

Era un bel po’ che ci pensavo e alla fine l’ho fatto.

Certo ora sono sudata come un muflone al mare e ho un leggero fiatone, ma sono soddisfatta.

Oggi sentivo che era il giorno giusto, un po’ come Dexter e il suo “Tonight’s the night…”.

Oggi ho alzato il mio culone flaccido dalla sedia. Ho indossato le mie vecchie vans, mi sono legata i capelli e ho acceso la tv cercando i canali radio. A questo punto un gentile annuncio bianco su sfondo blu mi ha ricordato che i canali radio non sono compresi nel nostro abbonamento. Così ho spento la tv e ho acceso il pc. Poi mi sono diretta verso il nostro gradino e mi sono cimentata in una breve ma intensa lezione di step casalingo.

Basta cercare su youtube e trovi tutto quello che devi fare, dal riscaldamento allo stretching finale.
Ci fossi arrivata al finale.

I 15 minuti più salutari della giornata.

Magari, con pazienza e costanza, entro fine marzo riusciro a fare una lezione di 45 minuti senza stramazzare sul pavimento.
Magari, sempre con pazienza e costanza, per fine luglio le mie cosce saranno passate da “budinose” a “orsettogommose” che è un bel traguardo in fatto di consistenza.

E tutto questo sarà completamente gratis!

Almeno avere un gradino giusto al centro della casa avrà un’utilità. E non resterà solo una specie di catapulta per parenti e amici.
Certo che chi l’ha creato doveva essere un parente del tipo che aveva montato il marmo del bagno della vecchia casa.

Ma dico io…

Tu che devi prendere delle decisioni tecniche per trasformare una casa grande in due case più piccole e quindi creare due bagni e due cucine…
Tu che sei andato a comprare i tubi e poi li hai montati…
Perchè diavolo non hai fatto una traccia nel pavimento???
Magari ti sei pure sentito un genio, a piazzare un gradino nel bel mezzo di due case, piuttosto che fare un buco per terra ???

Ora io ci posso pure stare, perchè ci faccio step, con la speranza di un culo migliore e di un compagno felice. Ma i miei proprietari di casa, che pensano di venirci a passare la vecchiaia, che dovranno fare?
Montarci una rampa per invalidi???
Tutta questa attività fisica mi ha resa più irrascibile del solito.

Maledetta me e le mie idee geniali.

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I miei secondi 50 metri quadri

Divano, carta e penna, sigarette e milioni di scatoloni. Sono circondata. Una quarantina di scatoloni di varie misure che mi osservano e mi dicono:

“Riempimi!”

Nove scatoloni di taglia piccola sono già pieni di libri, esclusivamente di libri. Fantascienza, saggi, romanzi, fantasy, filosofia, religione.
Ho abitato per 3 anni nella biblioteca nazionale e non me ne sono accorta.

Lui, il lettore ossessivo-compulsivo, al momento è tra le braccia di Morfeo e tenta di sfruttare al meglio il suo ultimo giorno di ferie.
Io, l’ipocondriaca-isterica, mi guardo intorno e tento di progettare al meglio i prossimi giorni, per scampare a una morte da stanchezza.

Diciamocelo, è un po’ un periodo di merda.

Tra lavoro eccessivo, ferie mie che non coincidevano con le sue, e trasloco da organizzare è stato un mese difficile. Ma quello che non ti uccide ti fortifica o almeno così si dice in giro.

Parliamo quindi della nuova piccola casetta che ci attende impaziente.
Un settimo piano di 50 metri quadri suddivisi in 4 ambienti: salotto, bagno, cucina, camera da letto.
Una sorta di ritorno alle origini ma organizzato meglio.

A questo punto potrei cambiare il titolo del blog in:

“I miei secondi 50 metri quadri – storia di una coppia che preferì il tempo allo spazio”

Ma non lo farò.

Quello che invece farò sarà parlare del mio nuovo salotto.

Il salotto della mia nuova casa funziona così: io ti invito, tu vieni e suoni il campanello, io apro la porta e tu entri in salotto.
E’ un salotto piccolo, ma bellino. Non è un’anticamera, non è un ingresso, è un piccolo salotto.

La prima volta che ci siamo visti, lui era tutto viola e io ho avuto dei cattivi pensieri. Avrei voluto prendere l’inquilino precedente, legarlo a una sedia e urlargli contro.

Fortunatamente il problema delle pareti viola è stato brillantemente risolto dal mio amato, oramai esperto imbianchino, grazie alle esperienze precedenti. Così, durante le sue ferie, si è rimboccato le maniche e ha iniziato a dare mani e mani di vernice bianca, fino a sconfiggere completamente il nefasto colore.

Che poi per carità, niente contro il viola. Ma va bene per una maglietta, per un ombrello, per un ciondolo, per una scarpa, per un quadro, per una pianta, per un cuscino, per un ortaggio.
Ma NON per una parete!

Figuriamoci per quattro.

A questo punto della vicenda, il pavimento del salotto, in uno slancio di vanità provocato dall’essere circondato da un nuovo candido colore, ha espresso il desiderio di essere ricoperto di economicissimo ma rispettabilissimo parquet Ikea. E così, il consorte imbianchino, dicendosi “siamo in ballo dunque balliamo” si è armato di santa pazienza e con l’aiuto del cognato McGyver ha ricoperto di parquet il pavimento del mio nuovo piccolo ma bellissimo salotto.

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Malinconia serale

Martedì 30 luglio, ore 23:17.
Fa caldo, un sacco di caldo.
Sono stesa sul letto e ho i piedi bollenti.

Oggi alle cinque e dieci sono uscita da lavoro, alle cinque e venti ho preso la funicolare, alle cinque e quarantacinque ho preso la cumana, alle sei e un quarto ero a casa.

Una casa grande, bella, comoda, rumorosa, periferica, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Da qualche mese casa mia sembra il mercato di resina. Ottanta metri quadri di scarpe, borse, panni sporchi, panni puliti, buste di non si sa che cosa e buste di raccolta differenziata.

Ho smesso di riordinare e non si capisce più nulla. Non sono mai stata brava a conciliare il lavoro con la gestione della casa. O faccio una cosa, o faccio l’altra.

Ho provato a chiamare una ragazza per fare le pulizie.

E’ stato peggio.

Non sono capace di fare la parte di quella che si riposa, mentre qualcuno pulisce le mie cose al mio posto. Mi sembra brutto.

Così finisce che quando viene la tipa (a pulire quello che io non pulisco perché sono stanca) invece di riposarmi, passo due ore a pulire assieme a lei.
E poi vado a lavoro già stanca.
Si lo so, sono cretina.

Comunque questa storia dell’aiuto in casa è stata solo una breve ed intensa esperienza. Non credo che la chiamerò ancora, e tra un paio di mesi non ce ne sarà più bisogno.

In tanti mesi che non scrivo, ci sono state profonde riflessioni nella nostra grande e confusa casa periferica. Riflessioni che non sto qui a raccontare, ma che giungono ad una conclusione che quasi sicuramente mi porterà a scrivere più spesso dell’ultimo periodo.

Abbiamo deciso di trasferirci.
Di nuovo.

(applausi dal pubblico, qualcuno fischia, qualcuno lancia una sedia)

Stavolta è strano. Stavolta è difficile. Stavolta vogliamo bene a questa casa gigante, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Mi mancherà la montagna che si vede dal balcone, con le sue fioriture primaverili, gli incendi estivi, le cimicette autunnali e la nebbia invernale.
Mi mancheranno i vicini educati e i ragazzi del bar.
Mi mancherà il salotto gigante e il ripostiglio pieno di scarpe.
E mi mancherà abitare a 10 minuti da casa di mamma.

Ma forse è meglio trattenere la malinconica lacrimuccia ed elencare cosa sicuramente non mi mancherà:

  • il cane del palazzo di fronte, che abbaia ininterrottamente ogni volta che viene lasciato da solo
  • la palestra che fa il corso di zumba con le porte aperte a ora di cena
  • il tipo del piano di sotto che qualche volta grida fortissimo
  • il gommista che avvita i bulloni a tutte le ore
  • la cumana, con la sua puzza di bruciato misto a sudore e la sua leggendaria puntualità
  • il tipo che chiede l’elemosina a suon di ave maria
  • la finestra del bagno che si allaga a ogni doccia

Non so bene se sono contenta di trasferirmi. Per ora sono in uno stato di ansia e confusione e quindi non riesco tanto bene a buttarla sul tragicomico come faccio di solito. Sicuramente sarà bello andare a lavoro a piedi in 15 minuti. Sicuramente sarà divertente arredare la nuova minuscola casetta. Ma sicuramente ci mancherà questa, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Un photopost che ha ben 3 caratteristiche

Oggi mi sono ricordata di avere un blog e così ho preparato un photopost che ha ben 3 caratteristiche.

La prima caratteristica è che questo photopost è un bel photopost, nonostante io sia una pessima fotografa. Dovrò farmi regalare una reflex così da poter diventare una fotografa di successo.

La seconda caratteristica è che non mi sono limitata a fare delle foto e schiaffarle sul blog, ma mi sono addirittura cimentata nel fare una ricerca su google, su una delle tante stranezze del cervello umano.

La terza caratteristica di questo photopost è che sarà un photopost coinvolgente perché terminerà con una domanda fondamentale. Sulla vita l’universo e tutto quanto? No.

Dunque cominciamo.

Nel seguente set di foto potete osservare un giovane salotto, allegro ma poco funzionale, che presenta una disposizione risalente al 2010.

Questa disposizione è stata leggermente variata nel 2011 invertendo la collocazione del divano e della TV così da creare un’ entrata più ampia e sicuramente più comoda in caso di collocazione stenditoio colmo di bucato.

Gli stenditoi infatti, amano vagare per la casa durante la stagione delle piogge.

Andiamo avanti…

Nel secondo set di foto invece, possiamo liberamente emozionarci rimirando un concentrato di eleganza, design e minimalismo, appositamente sviluppato per il 2012 e (si spera) gli anni a seguire.

Trovo che quest’ultima sia una disposizione assolutamente funzionale rispetto alle precedenti poiché c’è un sacco di spazio per lo stenditoio ci offre la possibilità di accomodarsi sul divano a bere un caffè, e chiacchierare guardandosi in faccia. Piuttosto che stare in fila tipo sala d’aspetto o peggio, farsi venire uno stiramento allo sternocleidomastoideo se la chiacchierata supera i 15 minuti.

Inoltre ci permette di pranzare comodamente attorno al tavolo, senza preoccuparsi di scrostare il muro retrostante con lo schienale della sedia (e pure la sedia festeggia).

Ieri mi è stato detto che questa è la soluzione definitiva, quella vincente, che così è figo e non devo spostarlo più. Credo che seguirò questo consiglio, non solo perché mi piacciono i complimenti sulle cose che faccio, ma anche perché sotto sotto la penso anche io così.

A questo punto della storia mi piace immaginare che qualcuno di voi si stia chiedendo se la spatifillo della foto del 2010 è la stessa spatifillo della foto del 2012.
Ecco, no.

Un minuto di silenzio per la spatifillo del 2010.

Ora immagino che qualcuno si stia chiedendo perché diavolo ci sono dei cuscini sul pavimento.
Ecco, quello è per il design.
Ovviamente dopo la foto li ho tolti sennò il consorte pensa che sono scema del tutto.

Ma a proposito di dare di matto, veniamo alla parte del post che prevede l’analisi approfondita della necessità di spostare i mobili in casa.

Bene. Se cerchiamo una risposta nel nostro cuore non la troveremo, ma se la cerchiamo su Yahoo Answer il nostro bisogno di conoscenza verrà placato.

Vediamo che alla domanda:

“Cosa provano le donne a spostare i mobili di casa? Aiutatemi vi prego a comprendere questa cosa”

…seguono numerosissime risposte che sono ben felice di trascrivervi.

1: “mi dà la sensazione di avere sempre la casa pulita e con nuovi arredi.”
2: “lo faccio per divertimento”

3: “è uno sfogo, un’evasione dagli altri problemi”
4: “è un modo per far circolare l’energia all’interno della casa”

5: “significa totale insoddisfazione di se stessi”
6: “rappresenta una certa instabilità di carattere”

E via discorrendo fino ad arrivare a parlare di disturbi ossessivo-compulsivi e bipolarità, ma a sto punto a parer mio si esagera.

Per quanto mi riguarda…

Mi ricordo che una volta di tanti anni fa, tornai a casa e misi le chiavi sul mobile dell’ingresso. Sentì subito un rumore di chiavi che si schiantano al suolo, e mi accorsi che il mobile dell’ingresso non c’era più. Aveva deciso, in accordo con mia mamma, di farsi una passeggiata in cucina. Così, giusto per vedere se ci si trovava più a suo agio.
Nel mio caso dunque sarà roba di follia ereditaria.

Ora però siamo giunti al termine di questo esilarante scritto e quindi devo dedicarmi alla parte coinvolgente.

Ecco, parte coinvolgente:

“E voi che ne pensate della sacra arte dello spostamento immotivato dei mobili?”

Differenti tipi di casa

Durante i miei ultimi 31 anni mi è capitato di visitare molte abitazioni. Alcune belle, alcune brutte, alcune buie, alcune luminose, alcune sovraffollate, alcune solitarie e via discorrendo. E quindi?

E quindi ho imparato che ci sono al mondo innumerevoli casette tutte diverse tra loro, ma che alla fine si possono sempre collocare all’interno di quattro macrogruppi.

Vediamo quali:

La casa della zia anziana

Una casa caratterizzata da un arredamento classico, possibilmente accompagnato da pesanti tendaggi.
In questo ambiente tende a farla da padrone un divano dalle linee arrotondate e accuratamente incelofanate. Che tu lo guardi e ti chiedi se qualcuno ci si siede davvero. E se ci si siede davvero solo in inverno o anche in estate quando la plastica diventa un tutt’uno con la pelle sudata.

La casa delle vacanze

Questa tipologia di casa si divide a sua volta in due sottocategorie completamente in opposizione tra loro. Infatti, se la casa delle vacanze è nostra, quasi sicuramente avremo voglia di rendere questo (solitamente piccolo) rifugio particolarmente accogliente e gradevole alla vista. Rischiando poi di trattarlo come come una sorta di albero di natale permanente.
Al contrario, se la casa delle vacanze è una casa che abbiamo affittato, ci ritroveremo in un ambiente assolutamente ostile, accuratamente spacciato per comodo e funzionale.

La casa della rivista

E’ la tipica casa moderna e minimale. Una casa, sempre alla disperata ricerca, del giusto fascio di luce, per riuscire a fare risaltare quello specchio, che il feng shui impone su quella precisa mattonella piuttosto che su un’altra.
Una casa che si impegna a scacciare via ogni traccia di vita umana perché metti che, all’improvviso, entra qualcuno e mi fotografa?

La casa shakerata

C’era una volta un gigante molto molto cattivo che aveva l’abitudine di viaggiare e portare scompiglio nei paesi in cui si imbatteva. Mangiava forse i bambini? No. Dava fuoco ai raccolti? No. Rubava il bestiame per mummificarlo e usarlo come scacchi? No. Peggio. Lui shakerava le case.
Adocchiava la più ordinata, poi l’afferrava saldamente e a quel punto SHAKE SHAKE SHAKE… e il danno era fatto. Vestiti in cucina, scarpe sul balcone, ombrelli nel bagno e detersivi sul letto.
Proprio un bel birbante questo gigante.

Io non posso negarlo, sono orientata verso la terza tipologia di casa, anche se qualche volta il gigante cattivo passa a trovarci.

E tu invece che casa hai?

Mentre ci pensi ti allieterò con un meraviglioso elenco di “pagine fan” che ho scovato su facebook, tutte rigorosamente attinenti al magico mondo della casalinga moderna:

  1. Spolverare zigzagando tra i soprammobili
  2. Spazzare circumnavigando gli oggetti poggiati a terra
  3. La paletta che cade all’indietro una volta finito di spazzare
  4. Seguire meticolosamente la graduale asciugatura del pavimento appena lavato
  5. Tentare di riparare un apparecchio soffiandoci dentro dopo averlo smontato
  6. Lasciare i panni puliti in lavatrice fino a quando sanno di muffa
  7. Indumenti postmoderni creati in seguito a lavaggi sbagliati in lavatrice
  8. Risolvere il problema dei vestiti accumulati, acquistando un’altra sedia
  9. Inquilina del piano di sopra che organizza gare di corsa sui tacchi in casa
  10. Andare in mutande per casa quando fa caldo
  11. Ansia di sgomberare la cassa dopo la spesa
  12. Il sanguinoso conflitto tra galline vecchie e dadi knorr
  13. Manie di protagonismo del peperone durante la digestione
  14. Sconcerto a tavola causato dalla notizia “è un sugo pronto”
  15. Odio profondo per i veli della carta igienica non allineati
  16. Citofonarmi di domenica mattina NON mi farà cambiare religione
  17. Quelli che per ritrovare il cellulare lo chiamano con il telefono di casa
  18. Perplessità architettoniche della casa molto carina senza soffitto e cucina

Bellissime!

Un restyling in 6 semplici passi

Era tanto che ci pensavo e finalmente nelle ultime due settimane mi sono dedicata ad un leggero restyling della mia umile dimora.

Niente di particolare, giusto qualche modifica in camera da letto, bagno e corridoio.

Alle volte basta davvero poco per trasformare una stanza. Si può semplicemente sostituire una tenda, posizionare millimetricamente un cuscino su un tappeto come se fosse caduto lì per caso, comprare un buffo portavaso per una piantina (che se tutto va bene durerà 15 giorni) e immediatamente ci sentiamo soddisfatti. L’ambiente appare più fresco, svecchiato e piacevole.

Altre volte però bisogna apportare delle modifiche, soprattutto funzionali e non semplicemente estetiche.
E le modifiche funzionali, quelle che preferisco, si fanno unicamente in un modo: trapano, giravite, livella e un paio di mobili Ikea.

Questa volta, prima di operare in modo frenetico e confusionario, ho fatto tesoro della saggezza popolare che recita “a gatt pe ji e pressa facette ‘e figlie cecate” e ho preso le mie decisioni con estrema lentezza, buttando giù una lista (sai che novità!).

STEP ONE:

Ho fatto una lista delle cose che non andavano.
Poi ho riflettuto.

Ho aperto il sito di Ikea e ho creato un “Elenco degli acquisti” inserendo tutte le cose che in quel momento mi sembravano utili e belle.
Poi dopo qualche giorno l’ho modificato.
Dopo qualche altro giorno l’ho praticamente dimezzato.
Dopo ancora altri giorni, ho fatto delle sostituzioni e, finalmente, l’elenco è completo, definitivo e come si dice… ponderato? Si ci sta bene, ponderato.

STEP TWO:

Superata la parte teorica, bisogna passare all’azione e rimboccarsi le maniche. Quindi faccio una capatina in ferramenta e compro tutto quello che mi serve per imbiancare il corridoio.

Il corridoio, come ho appreso dai numerosi siti di arredamento presenti nella rete, è tipo la parte più importante della casa. Uno pensa sempre:

Vabhè ma è solo il corridoio. Sticazzi del corridoio. E’ finita la vernice? E lasciamolo mezzo bianco e mezzo giallo, tanto è il corridoio, chi lo guarda??

Solo il corridoio? SOLO IL CORRIDOIO???

A quanto pare se il corridoio di casa tua coincide con l’ingresso, questo è la prima cosa che vedi entrando, e l’ultima che vedi uscendo!! E se non è accogliente è una tragedia!!
Ti lascia quel senso di malessere, spossatezza. Insomma, io inconsciamente per un anno sono stata interiormente male per il corridoio e non lo sapevo neanche.

Non si può fare finta di niente dopo aver appreso una cosa del genere. Quindi sfodero i miei 10 euri e compro 2,5 litri di bianco.

Tornata a casa faccio una riflessione sul battiscopa del corridoio, e siccome in alcuni punti mancano dei pezzi (pezzi che forse i precedenti inquilini amavano particolarmente e quindi hanno deciso di portarseli via) decido che la soluzione migliore è staccarli tutti.
Vabhè non proprio tutti, solo quelli della parete di fronte la porta.
Vabhè non è una mia decisione. L’Uomo di casa me lo aveva già proposto l’anno scorso, ma io non l’ho assecondato, e ora tocca farlo a me.
Devo staccarli con giravite e martello e poi stuccare la parte di muro rovinata che esce da sotto.

– voce al telefono –
Mi raccomando, non lo fare con lo stucco, che poi si spacca, devi comprare il “non mi ricordo che ha detto“.

– altra voce –
Ma perché invece non ne compri uno di legno? Di quelli che si tagliano a metro e si attaccano con la colla e si fa tanto prima?

Noncurante delle voci, comincio la mia operazione di rimozione e successiva ricostruzione a stucco.

Poi, intanto che si asciuga lo stucco, smonto il pesante attaccapanni in ferro battuto e chiedo aiuto all’Uomo di casa, per estrarre con la sua forza bruta i fischer rimasti nel muro. Lui però comincia a lamentarsi della sparizione di una pinza col becco piegato, che con quella si fa prima e che c’è stata una diaspora degli attrezzi.
Gli faccio notare che se uno dice “diaspora” è troppo intellettuale per maneggiare degli attrezzi e lo mando via.

Così, finite le operazioni di stuccaggio e scartavetramento, procedo con due belle mani di bianco sulla parte che avevamo lasciato precedentemente gialla.
Il mio nuovo candido corridoio appare già più bello.

Nonostante lo stucco spaccato al posto del battiscopa.

STEP THREE:

E’ arrivato il momento di andare all’Ikea a predere il necessario per il restyling, stampo l’elenco degli acquisti e chiamo l’amico di turno per una proposta:

Se quando torniamo ti fai trovare giù da me per aiutarci a scaricare la macchina ti preparo una buonissima cenetta.

Lui accetta e la mia schiena ringrazia.

Arriviamo all’Ikea e sembra assurdo, ma diluvia.
Mi viene da ridere, è incredibile, è come se ci fosse uno strano collegamento con la pioggia e il portabagagli.

Portabagagli: mi devono riempire, sei pronto?
Temporale: si si ecco, preparo altri due fulmini e arrivo…

Fortunatamente dura poco, e i nuovi acquisti restano asciutti.
Preparo un bel risottino funghi e salsiccia, per ricompensare i sollevatori di cassettiere Malm.

STEP FOUR:

La mia insana passione nei confronti dei mobili da montare credo sia legata alla carenza di costruzioni Lego nel corso della mia infanzia. Difatti, l’enorme quantità di plastilina manipolata a suo tempo, mi permette di non avere oggi nessunissima necessità di fare la pizza in casa.

Fatta questa fondamentale riflessione, monto (con qualche difficoltà) una stupenda panchetta in legno e un bellissimo scaffale coordinato che trasformano il mio bagno in una specie di saunetta.

Giusto il tempo di fare una foto figa da mettere nell’album “cambiamenti casalighi”, che sento un rumore familiare. Ebbene si, si sta facendo la barba. Dev’esserci qualcosa nel profumo del Viakal che lo attira verso il bagno in modo particolare.

STEP FIVE:

Sistemato il bagno bisogna operare sulla camera da letto.
Il cambiamento progettato è minimo e si limita all’aggiunta di una seconda cassettiera.

La prima idea prevedeva l’espansione dell’armadio, da 3 a 4 ante, poi valutando i fattori ingombro/trasporto/costo/ sono giunta alla conclusione che una seconda cassettiera sarebbe stata la scelta migliore, funzionalmente ed esteticamente parlando.

Il problema era solo metterla esattamente come avevo pensato di metterla.

Certo che suggerimenti alternativi ne ho avuti. Li ho anche condivisi con l’Uomo di casa, come fanno tutte le brave coppiette, a tavola, davanti un buon piatti di maccheroni.

Io: Sai più di qualcuno mi ha suggerito di metterle separate le due cassettiere e non vicine come avevo pensato di fare.
Il mio raffinato consorte: In che senso?
Io: Bhè, alternate: cassettiera, armadio, cassettiera…
Il mio raffinato consorte: Essì… accussì facimm ‘o cazz miezz ‘e palle!!!

(Io che per ridere quasi mi affogo con un maccherone)

Dopo questa conversazione forbita, procediamo col disporre i nostri giganti pezzi di tetris.
Apparentemente è facile perché basta spingere l’armadio fino alla fine della parete e poi metterci accanto le due cassettiere, ricoperte da un enorme vetro, così da sembrare una sola.

Praticamente la sequenza è questa:

Svuoto l’armadio da tutti i vestiti.
Separo le due strutture che si dividono così in una da 100cm e una da 50cm.
Spingiamo prima quella da 100cm fino alla fine della parete.
Ci accorgiamo che l’anta non si apre completamente a causa della sporgenza del cassonetto della persiana.

Diciamo brutte parole rivolgendoci al cassonetto.

Riflettiamo.
Ri-spostiamo la struttura da 100cm.
Prendiamo la struttura da 50cm, le rigiriamo l’anta e la infiliamo tra il muro e quella da 100cm.
Esultiamo.
Monto la cassettiera e la sistemo proprio dove volevo.

Detta così sembra facile…
E’ stato faticosissimo, ma alla fine il risultato mi piace un sacco.

Certo ora quel piccolo quadretto a specchio attaccato lì da solo non ci sta tanto bene. Meglio rimuoverlo e metterlo da un altra parte. Certo che, se lo appiccichi al muro con il biadesivo, poi te lo devi pure aspettare che quando tenti di toglierlo viene via mezzo muro. La soluzione migliore è fare finta di nulla, prendere altro biadesivo, rimettere il quadretto esattamente dov’era e uscire dalla stanza fischiettando.

STEP SIX:

Uscendo dalla stanza da letto, ho pensato bene di arraffare la panchetta che utilizzavo per metterci i vestiti la sera. Al posto della solita sedia. Non sono mai riuscita a capire bene cosa vorrei per metterci i vestiti, ma prima o poi una soluzione bisogna trovarla.
Insomma, ho afferrato la panchetta e ho deciso di metterla nel corridoio, così, tanto per portare avanti il concetto di “ambiente accogliente e rilassato“.
Ho montato i nuovi e meno invasivi attaccapanni e mi sono data alla verniciatura del mobiletto portaoggetti da collocare di fronte alla porta.

Ve lo ricordate quello sfigatissimo mobiletto bianco del bagno che ne ha passate di tutti i colori tra levigature e maledizioni varie? Quello che ha rischiato di essere buttato fuori di casa più e più volte? Quello che tutti su internet sfoggiano nei loro blog nella categoria “before and after“.

Bene.
Io ho un Blog e un mobiletto Rast.

Quindi ecco a voi la prima cosa che vedo entrando e l’ultima che vedo uscendo:

mobiletto

..che culo eh?