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Scimmie urlatrici

L’altro giorno mia sorella, che abita in una villetta in montagna, ha detto che sente la mancanza di un appartamento in un bel condominio affollato.
Io invece in questo periodo vorrei tanto andarmi a rinchiudere in uno di quei quartieri da telefilm, con la villetta perfetta, il giardino perfetto, la vicina di casa perfetta, un cane e un gatto ovviamente perfetti.

Invece devo stare qui, in questo micro-appartamento circondato da pazzi furiosi.

Alla nostra destra si può osservare, ehm… ascoltare (ma diciamo pure sopportare) una simpatica famiglia, composta da un numero indefinito di elementi: un lui, o meglio Dott. Jekill e Mr. Hyde, che passa la giornata a litigare con una lei in maniera furiosa per motivi assurdi, ma soprattutto, ad orari assurdi. Finita la sfuriata, si rivolge con il tono più amorevole del mondo, da far venire il vomito anche alla fata turchina, ad una fantomatica nonna, personaggio mitologico, poiché, sappiamo per certo che abita lì con loro, ma non abbiamo mai sentito la sua voce.

Al piano di sopra invece c’è un altra simpatica famiglia di scimmie urlatrici: mamma, padre e bambino piccolo. Lui dev’essere un tipo particolarmente frustrato. Insomma, io al posto suo lo sarei. Ti ritrovi a vivere con una moglie che grida tutto il giorno (e ha la simpatica abitudine di scorrazzare per la casa con i tacchi a spillo dalle 6 di mattina). Un figlio che fa i capricci e non obbedisce mai, a meno che non lo minacci di morte, e produce continuamente strani rumori, come se i suoi giochi preferiti fossero ruspe e martelli pneumatici. Veri.

A questo punto la domanda ve la sarete posta.

Ma questa gente non va a lavorare??
Non lo so, me lo chiedo anche io.

Poi non dimentichiamo i nostri famosi dirimpettai e il loro impianto stereo! Ma anche la loro simpatica abitudine di chiacchierare dal balcone. Chiacchierare con un linguaggio talmente forbito, da farti pregare tutti i santi, che non lo sfoggino mai davanti alla zia che sta per venirti a trovare.

E io che tanto tempo fa, mi lamentavo per il segnalatore acustico del camion della nettezza urbana che sentivo la sera sotto casa di mamma. Ora non c’è più IL camion, ora ci sono I camion…al plurale, che passano 3 volte per l’umido, 1 volta per la carta, 1 volta per il multimateriale e 2 volte per l’indifferenziato.

Ma non ce lo chiediamo dove sono i bidoni?

Ovviamente sotto al mio bellissimo e inutilizzato balcone.

Quasi quasi faccio uno scambio con mia sorella finché non trovo un nuovo appartamento!

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Fidanzati in casa

Quasi tutte le coppie tradizionali, dopo qualche mese di fidanzamento, sentono l’esigenza di far incontrare i rispettivi genitori. Così da potersi elevare al grado di fidanzati in casa.

I fidanzati in casa hanno l’obbligo di fare la visita pomeridiana domenicale a casa dei suoceri. Mentre, i genitori dei fidanzati in casa, hanno l’usanza di vedersi almeno ogni dieci giorni, sentirsi al telefono a tutte le feste comandate, e andare d’amore e d’accordo. Fino al giorno in cui la giovane coppia si eleverà al grado di novelli sposi.

A quel punto cominceranno i litigi per scegliere dove trascorrere il cenone di natale.

L’ esatto contrario della coppia tradizionale siamo noi. Che per evitare alle nostre mamme di passare noiose domeniche a discutere di bomboniere e ristoranti, abbiamo avuto la geniale idea di non farle mai incontrare.

Un piano perfettamente funzionante. Fino a quando, all’annuncio della nostra imminente convivenza, la nonna ultranovantenne della mia dolce metà, esprime il desiderio di conoscere mia madre.

E che fai non l’accontenti?

Dopo pochi giorni, mia madre, mia suocera e la nonna, sono sedute in salotto a chiacchierare e bere caffè, come se già si conoscessero.

Noi al contrario, la giovane coppia dinamica e moderna, siamo rigidi come stoccafissi, sorridiamo a intervalli regolari, e increduli dell’inaspettata compatibilità, le osserviamo come se fossero creature aliene e ci sussurriamo frasi tipo:

“Oh hai visto? Parlano!”

Successivamente a questa prova caffè facilmente superata, abbiamo pensato fosse giunto il momento di fare il passo successivo: inaugurare la nostra casetta invitando le mamme a pranzo.

Un invito molto gradito nonostante il piccolo particolare di doversi portare il pranzo. Visto che ancora non avevamo terminato di portare tutti gli scatoloni, compreso quello delle stoviglie.

Così, quando sono arrivati gli ospiti a casa, sembravano i Re Magi!

Mia madre propone una buonissima pasta al forno con melanzane. Mio fratello sfodera un vassoio di dolci. Mia suocera rilancia con aperitivo e mozzarella. E mio cognato brandisce numerose bottiglie di vino.

Ci accomodiamo affamati e soddisfatti, quando improvvisamente ci rendiamo conto che manca l’oggetto fondamentale per dare inizio alle danze: il cavatappi!

Fortunatamente la vecchina della porta accanto ci risolve il problema, mettendoci a disposizione tutta la cucina.

Il pranzo è andato bene. Gli ospiti ci sono sembrati soddisfatti, e mia cognata per completare l’opera, m’ha lavato pure i piatti!

L’importanza di un diario

Tenere un diario è una buona abitudine.
Se annoti giorno per giorno le tue avventure, puoi periodicamente analizzare il corso della tua vita e scegliere di esclamare qualcosa di positivo e auto celebrativo. Oppure un semplice “ma che palle peròòò!!”

Da circa un anno tengo un diario mentale, perché sono stata troppo pigra per avere la costanza di annotarlo quotidianamente con una penna o una tastiera. Ma ora è giunto il momento di tirarlo tutto fuori, prima che la mia leggendaria memoria da elefante cominci a fare cilecca.

Tutto comincia in un pomeriggio di gennaio.
Piove.

Spulciando gli annunci immobiliari ne salta fuori uno davvero interessante, soprattutto perché sembra di un privato e non di un’agenzia. Fissiamo un appuntamento per il giorno seguente e invece della tanto bramata padrona di casa, ci ritroviamo davanti gli agenti immobiliari.
Piove.

La casa è piccola ma molto carina.

Ristrutturata, riscaldamento autonomo con caldaia e termosifoni nuovi di zecca, le luci di emergenza nell’ingresso e in salotto, vicina ai mezzi pubblici, con la portineria aperta mattina e pomeriggio, con il tabaccaio sotto casa, con un bel balcone grande, con i pavimenti carini, con la porta blindata.
Insomma potevamo mai lasciarla a qualcun altro?
Assolutamente no.

E comincia l’avventura.

E comincia ovviamente da Ikea!

Perché? Perché ti offre cose carine e resistenti a prezzi contenuti. Ma soprattutto perché ha un sito web che ti fa diventare folle! Ti fa chiamare i mobili per nome come se fossero i tuoi migliori amici, ti fa sommergere il tuo compagno di fogli stampati. Così, puoi fargli vedere anche per la strada, quanto sei stata brava a creare un armadio gradevole alla vista, molto spazioso e super-economico!

Insomma, solo dopo aver visto tutte le sezioni del sito, compresa quella bambini, e non perché tu abbia l’imminente bisogno di moltiplicarti, ma solo perché ti piacciono i peluches a forma di mostro, allora, solo a quel punto, sei davvero pronto per andarci di persona.

La prima volta si va a gironzolare sbirciando prezzi e soffermandosi su cose inutili che non compreremo mai.

La seconda volta si va un po’ più decisi e si compra la camera da letto. Che ci porterà il signor Ikea direttamente a casa.

Poi si passa alla scelta della cucina e la cosa si fa un po’ più complicata.
Mentre ci aggiriamo disperati tra “prezzi da coppia medio-borghese con parenti al seguito e contratto a tempo indeterminato” spunta lei che ti dice:

Eccomi, sono la tua cucina, costo pochissimo, si… ok… lo so… sono bianca e gialla. Faccio leggermente schifo, ma ti giuro che per lo stesso prezzo puoi farmi diventare bianca e nera!

E dopo averci riflettuto per una settimana, torni lì e la compri.
Quindi se per caso vi siete mai chiesti “Può una cucina piccola ma completa entrare in una C3?”
La risposta è si. Però in due viaggi.

E’ stato un periodo molto particolare, bello, pieno di ansie e fatiche.

Eravamo stremati dall’acquisto dei mobili, ma soprattutto dal trasporto dei mobili.
Ho sollevato cose che voi umani non potete neanche immaginare che io possa sollevare. Ma a parte questo, la domanda fondamentale che mi frullava in testa in quel periodo in cui stavo per cominciare a convivere con l’uomo che amo, incurante del giudizio dei parenti all’antica e degli amici frastornati, la domanda che proprio mi facevo più spesso era:
“Ma perché ogni volta che dobbiamo scaricare la macchina PIOVE??????”

Molti eventi di quei giorni sono stati accompagnati dalla pioggia.
Pioveva anche quando sono andata con mamma a scegliere il frigorifero che ci ha regalato. Un frigo fighissimo, anni 70, di un arancione che ti rallegra ogni mattina quando lo apri per prendere il latte. Che ti rallegra a tal punto da aver assolutamente bisogno di un bollitore e di una tavoletta del water esattamente dello stesso colore!

Intanto il tempo passa e a questo punto della storia i nostri novelli 50mq sono per metà ricoperti di scatoloni Ikea. Mentre noi cerchiamo di capire da che parte cominciare. Fortunatamente arriva mio cognato in versione Mac Giver, che in soli 2 giorni riesce a montare: camera letto, cucina, supporti per le tende e lampadari temporanei.

Durante il montaggio della cucina però non mancano le sorprese e le disavventure.

Scopriamo infatti che, alcuni dei pezzi messi in elenco dalla signorina che si è occupata del nostro progetto, non sono della misura giusta. E corriamo a tirarglieli in faccia ehm… a sostituirli.

Subito dopo, il seghetto alternativo (arnese che serve per forare il top della cucina e inserire lavello e piano cottura) decide di rompersi. Così mio cognato, oramai inarrestabile, decide di continuare con un seghetto tradizionale completando l’impresa.

Finalmente la casa ha preso forma. E dopo esserci armati di Bialetti, zucchero e caffè, è giunto il momento: ci trasferiamo!