Un piccolo open space

salotto

Da qualche giorno ho comprato una chaise longue in rattan per prendere il sole sul balcone, però al sole fa caldo quindi ci prendo il fresco il pomeriggio. Ho pure in programma di andare ad acquistare 6 piantine di campanelle da appendere alle fioriere, appena riuscirò a sollevarmi dalla chaise longue per strisciare fino al vivaio.

Intanto che me ne resto sdraiata, mettiamo da parte il balcone e torniamo in casa per continuare l’esplorazione del nuovo appartamento.

Come avevo già anticipato, nello stesso ambiente della cucina troviamo anche il salotto, così da formare un piccolo open space discretamente luminoso, modestamente arredato e talvolta profumato di cipolla, ragù o alici fritte.

Il vero protagonista del salotto però non è l’odore del cibo, ma il panorama.

Una bellissima vista sulla città.

Capodimonte, il Duomo, il centro direzionale, il Vesuvio e il mare.

A molta gente il centro direzionale da fastidio, dicono che rovina il panorama. A me invece piace. E’ come un piccolo difetto che rende unico un bel viso.

Visto dalla collina del Vomero l’intero complesso conferisce al panorama della città un’aria piuttosto particolare per l’inevitabile contrasto esistente tra le antichità del centro storico di Napoli e la modernità dei grattacieli che si ergono imponenti, con il Vesuvio a fare da sfondo. (cit. wikipedia)

Il panorama è stato il motivo per cui ho deciso che il muro dell’ingresso andava assolutamente abbattuto, e forse inconsciamente, è anche il motivo per cui non chiudo mai le tende e non ho quadri alle pareti.

Perché in fondo, ogni volta che entro in salotto ho un enorme quadro di una città che amo.
Nonostante tutto.

Una città che ogni sera è un po’ Capodanno.

Così certe volte, mentre guardi un film, ti alzi dal divano e come una bambina felice esci sul balcone a guardare i fuochi d’artificio, anche se è giugno ed è giovedì.

L’unico quadro presente in salotto è Guernica di Picasso.

Una stampa che ci siamo portati dietro in tutte le nostre precedenti casette.

Eccolo nella camera da letto della nostra prima casa:

E successivamente nel salotto nella nostra seconda casa:

Poi in salotto anche nella nostra terza casa

(Si mi rendo conto che in questa foto non si vede né il divano né il quadro, ma visto che altre foto non ne ho bisogna un po lavorare di immaginazione)

E infine nel piccolo open space discretamente luminoso, modestamente arredato e talvolta profumato di cipolla:

In realtà, se proprio vogliamo essere precisi, quella stampa abitava in questo appartamento già prima della ristrutturazione. Proprio in camera del consorte, che a quei tempi non conosceva ancora parole come fidanzata o convivenza.

Per il momento dubito che metterò altri quadri.

Non mi piacciono le pareti piene di cose, mi opprimono, preferisco qualche mensola ben posizionata, con sopra pochi oggetti con cui ho un legame affettivo.

Dopo aver scritto questa frase, sto immaginando il consorte che legge questa pagina di diario e alle parole “ben posizionata” rabbrividisce.

Credo che per lui, quel pomeriggio trascorso a mettere 3 mensole su un muro innalzato di fresco e assolutamente candido, sia stato assolutamente infernale. Soprattutto considerando che c’era la consapevolezza di doverle mettere PERFETTAMENTE ALLINEATE ED EQUIDISTANTI, per non scatenare l’ira funesta della sua dolce pulzella.

Me lo ricordo ancora armato di livella che invocava divinità casuali da Cthulhu a San Gennaro.

Sempre esagerato…

Ma non perdiamoci nei ricordi e torniamo al salotto.

Oltre a mantenere una certa sobrietà nella scelta degli arredi e dei soprammobili, tra i quali possiamo notare una Morte nera, un Jeeg Robot e una catapulta di legno (tutta roba serissima), ho cercato di mantenere anche una sorta di continuità tra il salotto e la cucina, scegliendo di utilizzare solo 4 colori:

  • Bianco – per la cucina, le sedie e gli infissi
  • Nero – per tavoli e librerie
  • Grigio – per il pavimento e i tessuti
  • Arancione – per il mio adorato frigo vintage

Viene da se che in questa palette di colori tra il sobrio e il funereo, le fodere rosse del divano fossero leggermente fuori tema.

Urgeva quindi un restyling.

Immediatamente ci complimentiamo con noi stessi per aver scelto, a suo tempo, un divano che fosse sia modulare che completamene sfoderabile, e compriamo delle fodere nuove.

Compriamo nel senso che…

Io vado con mamma all’Ikea e mi sbizzarrisco nel creare composizioni di tessuti grigi.
Fotografo tutte le composizioni possibili e le invio su WhatsApp al consorte.
Mia mamma finge di testare un divano a caso.
Il consorte dopo aver visto le foto, risponde e confessa che gli sembrano tutte uguali.
Scelgo io e torno a casa.

Il risultato finale è un salotto un po’ confuso, un po’ serio, un po’ bellino. E le vecchie fodere le tiriamo fuori a Natale.

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  1. […] salotto, quello di sempre, ma con i vestitini nuovi per il […]

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