Infissi o vuvuzelas?

I giorni successivi al trasloco passarono sereni e in tempi brevi riuscimmo a sistemare le nostre cose in casa, liberandoci dei numerosi e ingombranti scatoloni.

Intanto, il caldo estivo e la voglia di vacanza, non mi permettevano di innervosirmi più di tanto ogni volta che trovavo in giro un piccolo difetto. Riuscivo a passare sopra alla verniciatura sbagliata della porta di ingresso e alla pessima rifinitura di un bordo di piastrelle in bagno.

Guardavo questi dettagli e pensavo che prima o poi sarei riuscita a sistemarli.

Poi guardavo gli infissi e mi deprimevo. Tre giganteschi infissi di alluminio marrone scuro che non erano stati eliminati durante la fase di demolizione nel corso dei lavori in casa.

Più li guardavo e più mi sentivo sconfitta.

Si ok, lo so di essere una persona leggermente pesante e pessimista. Lo so che non è affatto facile farmi accettare un consiglio se non lo ritengo valido. Ma soprattutto, so che è praticamente impossibile costringermi a convivere con qualcosa a parer mio difettoso, senza farmelo maledire ogni santo giorno.

A questo punto mi sembra doveroso chiarire il significato del termine difettoso.

Si definisce difettoso un infisso quando:

  • nonostante sia chiuso, puoi avvicinarti ad uno qualunque dei suoi lati e sentire il vento in faccia
  • sempre tenendolo chiuso, puoi rallegrare le tue ventose serate invernali o estive, ascoltando gli infissi che producono un suono identico a quello delle vuvuzelas durante i mondiali del 2010

Quindi mi sembra chiaro che non mi stavo facendo condizionare da un problema puramente estetico. Era proprio una questione di pessima prestazione dell’oggetto. Del resto, se nasci infisso, devi fare 1 cosa nella vita: chiuderti bene. Se non lo sai fare, vuol dire che il tuo creatore ha sbagliato mestiere.

Era proprio questo il semplice concetto che avevo posto alla base della mia personale battaglia durante la progettazione dei lavori.

Si erano così create due fazioni ben distinte.

Da un lato c’erano gli operai, i familiari e il consorte che dicevano:

Conserviamo i vecchi infissi, così risparmiamo. Probabilmente con una sistemata torneranno come nuovi.

Dall’altro lato c’ero io, sola soletta, che cercavo di far capire che non era una scelta saggia:

Sono progettati male, assemblati male, montati male, esteticamente brutti e quando tira vento fanno un suono che spinge al suicidio. Devo aggiungere altro?

In fin dei conti, stavo davvero cercando di risparmiare su tutto per riuscire a spendere il meno possibile, ed ero più che sicura che il costo degli infissi nuovi non ci avrebbe reso irrimediabilmente poveri.

Purtroppo, vista l’inferiorità numerica, e secondo me pure un poco il fatto che sono femmina e bassa, la fazione vincente fu quella capeggiata dal consorte. Così al termine dei lavori, all’interno di una casa moderna, dai toni freddi e abbastanza minimale, c’erano 3 enormi e difettosi infissi marroni.

L’estate intanto passava e io avevo accettato la sconfitta, seppure continuassi a soffrire silenziosamente.

Ma finita l’estate giunse l’inverno e il suo implacabile vento.

Un vento che inesorabile dava fiato alle trombe, quelle descritte sopra, integrate negli infissi. Quegli stessi infissi che il consorte aveva scelto di preservare da una dignitosa rottamazione, ma che nessuno era riuscito a riparare. Gli stessi infissi che, senza alcuna pietà, una volta decisero di tenerlo sveglio per una notte intera.

Le provò tutte.

Dal cuscino premuto sulle orecchie fino all’estrema decisione di uscire in pigiama sul balcone, armato di nastro adesivo, per cercare di tappare gli spifferi che producevano l’infernale strombettio.

Finché al sorgere del sole, stremato e sconfitto, mi guardò e disse:

Vestiti, andiamo a comprare gli infissi nuovi.

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