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Malinconia serale

casa dolce casa

Martedì 30 luglio, ore 23:17.
Fa caldo, un sacco di caldo.
Sono stesa sul letto e ho i piedi bollenti.

Oggi alle cinque e dieci sono uscita da lavoro, alle cinque e venti ho preso la funicolare, alle cinque e quarantacinque ho preso la cumana, alle sei e un quarto ero a casa.

Una casa grande, bella, comoda, rumorosa, periferica, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Da qualche mese casa mia sembra il mercato di resina. Ottanta metri quadri di scarpe, borse, panni sporchi, panni puliti, buste di non si sa che cosa e buste di raccolta differenziata.

Ho smesso di riordinare e non si capisce più nulla. Non sono mai stata brava a conciliare il lavoro con la gestione della casa. O faccio una cosa, o faccio l’altra.

Ho provato a chiamare una ragazza per fare le pulizie.

E’ stato peggio.

Non sono capace di fare la parte di quella che si riposa, mentre qualcuno pulisce le mie cose al mio posto. Mi sembra brutto.

Così finisce che quando viene la tipa (a pulire quello che io non pulisco perché sono stanca) invece di riposarmi, passo due ore a pulire assieme a lei.
E poi vado a lavoro già stanca.
Si lo so, sono cretina.

Comunque questa storia dell’aiuto in casa è stata solo una breve ed intensa esperienza. Non credo che la chiamerò ancora, e tra un paio di mesi non ce ne sarà più bisogno.

In tanti mesi che non scrivo, ci sono state profonde riflessioni nella nostra grande e confusa casa periferica. Riflessioni che non sto qui a raccontare, ma che giungono ad una conclusione che quasi sicuramente mi porterà a scrivere più spesso dell’ultimo periodo.

Abbiamo deciso di trasferirci.
Di nuovo.

(applausi dal pubblico, qualcuno fischia, qualcuno lancia una sedia)

Stavolta è strano. Stavolta è difficile. Stavolta vogliamo bene a questa casa gigante, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

Mi mancherà la montagna che si vede dal balcone, con le sue fioriture primaverili, gli incendi estivi, le cimicette autunnali e la nebbia invernale.
Mi mancheranno i vicini educati e i ragazzi del bar.
Mi mancherà il salotto gigante e il ripostiglio pieno di scarpe.
E mi mancherà abitare a 10 minuti da casa di mamma.

Ma forse è meglio trattenere la malinconica lacrimuccia ed elencare cosa sicuramente non mi mancherà:

  • il cane del palazzo di fronte, che abbaia ininterrottamente ogni volta che viene lasciato da solo
  • la palestra che fa il corso di zumba con le porte aperte a ora di cena
  • il tipo del piano di sotto che qualche volta grida fortissimo
  • il gommista che avvita i bulloni a tutte le ore
  • la cumana, con la sua puzza di bruciato misto a sudore e la sua leggendaria puntualità
  • il tipo che chiede l’elemosina a suon di ave maria
  • la finestra del bagno che si allaga a ogni doccia

Non so bene se sono contenta di trasferirmi. Per ora sono in uno stato di ansia e confusione e quindi non riesco tanto bene a buttarla sul tragicomico come faccio di solito. Sicuramente sarà bello andare a lavoro a piedi in 15 minuti. Sicuramente sarà divertente arredare la nuova minuscola casetta. Ma sicuramente ci mancherà questa, fresca d’estate e ghiacciata d’inverno.

5 commenti
  1. Anonimo
    Anonimo dice:

    mi hai fatto commuovere, ma ti affezionerai anche a questa casa senza il salotto gigante e senza il ripostiglio pieno di scarpe!

    Rispondi

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