L’importanza di un diario

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Tenere un diario è una buona abitudine.
Se annoti giorno per giorno le tue avventure, puoi periodicamente analizzare il corso della tua vita e scegliere di esclamare qualcosa di positivo e auto celebrativo. Oppure un semplice “ma che palle peròòò!!”

Da circa un anno tengo un diario mentale, perché sono stata troppo pigra per avere la costanza di annotarlo quotidianamente con una penna o una tastiera. Ma ora è giunto il momento di tirarlo tutto fuori, prima che la mia leggendaria memoria da elefante cominci a fare cilecca.

Tutto comincia in un pomeriggio di gennaio.
Piove.

Spulciando gli annunci immobiliari ne salta fuori uno davvero interessante, soprattutto perché sembra di un privato e non di un’agenzia. Fissiamo un appuntamento per il giorno seguente e invece della tanto bramata padrona di casa, ci ritroviamo davanti gli agenti immobiliari.
Piove.

La casa è piccola ma molto carina.

Ristrutturata, riscaldamento autonomo con caldaia e termosifoni nuovi di zecca, le luci di emergenza nell’ingresso e in salotto, vicina ai mezzi pubblici, con la portineria aperta mattina e pomeriggio, con il tabaccaio sotto casa, con un bel balcone grande, con i pavimenti carini, con la porta blindata.
Insomma potevamo mai lasciarla a qualcun altro?
Assolutamente no.

E comincia l’avventura.

E comincia ovviamente da Ikea!

Perché? Perché ti offre cose carine e resistenti a prezzi contenuti. Ma soprattutto perché ha un sito web che ti fa diventare folle! Ti fa chiamare i mobili per nome come se fossero i tuoi migliori amici, ti fa sommergere il tuo compagno di fogli stampati. Così, puoi fargli vedere anche per la strada, quanto sei stata brava a creare un armadio gradevole alla vista, molto spazioso e super-economico!

Insomma, solo dopo aver visto tutte le sezioni del sito, compresa quella bambini, e non perché tu abbia l’imminente bisogno di moltiplicarti, ma solo perché ti piacciono i peluches a forma di mostro, allora, solo a quel punto, sei davvero pronto per andarci di persona.

La prima volta si va a gironzolare sbirciando prezzi e soffermandosi su cose inutili che non compreremo mai.

La seconda volta si va un po’ più decisi e si compra la camera da letto. Che ci porterà il signor Ikea direttamente a casa.

Poi si passa alla scelta della cucina e la cosa si fa un po’ più complicata.
Mentre ci aggiriamo disperati tra “prezzi da coppia medio-borghese con parenti al seguito e contratto a tempo indeterminato” spunta lei che ti dice:

Eccomi, sono la tua cucina, costo pochissimo, si… ok… lo so… sono bianca e gialla. Faccio leggermente schifo, ma ti giuro che per lo stesso prezzo puoi farmi diventare bianca e nera!

E dopo averci riflettuto per una settimana, torni lì e la compri.
Quindi se per caso vi siete mai chiesti “Può una cucina piccola ma completa entrare in una C3?”
La risposta è si. Però in due viaggi.

E’ stato un periodo molto particolare, bello, pieno di ansie e fatiche.

Eravamo stremati dall’acquisto dei mobili, ma soprattutto dal trasporto dei mobili.
Ho sollevato cose che voi umani non potete neanche immaginare che io possa sollevare. Ma a parte questo, la domanda fondamentale che mi frullava in testa in quel periodo in cui stavo per cominciare a convivere con l’uomo che amo, incurante del giudizio dei parenti all’antica e degli amici frastornati, la domanda che proprio mi facevo più spesso era:
“Ma perché ogni volta che dobbiamo scaricare la macchina PIOVE??????”

Molti eventi di quei giorni sono stati accompagnati dalla pioggia.
Pioveva anche quando sono andata con mamma a scegliere il frigorifero che ci ha regalato. Un frigo fighissimo, anni 70, di un arancione che ti rallegra ogni mattina quando lo apri per prendere il latte. Che ti rallegra a tal punto da aver assolutamente bisogno di un bollitore e di una tavoletta del water esattamente dello stesso colore!

Intanto il tempo passa e a questo punto della storia i nostri novelli 50mq sono per metà ricoperti di scatoloni Ikea. Mentre noi cerchiamo di capire da che parte cominciare. Fortunatamente arriva mio cognato in versione Mac Giver, che in soli 2 giorni riesce a montare: camera letto, cucina, supporti per le tende e lampadari temporanei.

Durante il montaggio della cucina però non mancano le sorprese e le disavventure.

Scopriamo infatti che, alcuni dei pezzi messi in elenco dalla signorina che si è occupata del nostro progetto, non sono della misura giusta. E corriamo a tirarglieli in faccia ehm… a sostituirli.

Subito dopo, il seghetto alternativo (arnese che serve per forare il top della cucina e inserire lavello e piano cottura) decide di rompersi. Così mio cognato, oramai inarrestabile, decide di continuare con un seghetto tradizionale completando l’impresa.

Finalmente la casa ha preso forma. E dopo esserci armati di Bialetti, zucchero e caffè, è giunto il momento: ci trasferiamo!

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